16 Luglio 2010 3 commenti

Haven: Stephen King porta gli X-Files in campagna di Diego Castelli

L’ennesimo pilot di questa torrida estate mi ha lasciato un po’ perplesso. La serie in questione è Haven, 13 episodi in onda su SyFy, liberamente tratti da un romanzo di Stephen King, Colorado Kid. Lo stesso maestro del brivido ha lavorato alla realizzazione del telefilm, che quindi porta ufficialmente la sua firma.
Protagonista è Audrey Parker (Emily Rose, solo omonima di quella dell’esorcismo), graziosa e gagliarda agente dell’FBI che finisce in una cittadina del Maine alla ricerca di un evaso. Haven, questo il nome del paesello, si rivela essere un posto assai curioso, dove si verificano strani fenomeni e dove Audrey coglie inaspettati indizi sul suo misterioso passato (è orfana e non ha mai conosciuto i genitori).

Dicevo che sono perplesso. All’inizio ero bello preso, perché è una serie tecnicamente ben fatta: buon ritmo, bravi attori, ambientazioni suggestive, persino dialoghi molto brillanti, su cui si sente l’anima più ironica e curiosa di King. Audrey è un bel personaggio e la Rose le dà un tono insieme forte e sbarazzino, che piace. Interessante anche il poliziotto Nathan Wournos (Lucas Bryant), che per una rara malattia non prova alcun dolore fisico (ma è malattia o superpotere?).
Il problema arriva dopo un po’, passato l’entusiasmo iniziale per il mistero. Haven si rivela essere una cittadina in cui c’è gente con dei poteri speciali. O_O’ Ma veramente?!?!? Ancora?!?!?!? Che per carità, a me la magia, i superpoteri, i thriller fantasy vanno benissimo. Però qui si parla di una cittadina in cui c’è gente con dei poteri speciali. Ma veramente?!?!? Ancora?!?!?!?
Vale probabilmente la pena di proseguire un po’, perché bene o male di King ci fidiamo e anche per vedere come si sviluppa il mistero orizzontale sul passato di Audrey. Ma il rischio di cagatona-sempre-uguale c’è.



Non voglio essere scortese, ma mi tocca far notare che X-Files, Heroes, Fringe ecc ecc ecc li hanno già trasmessi…

Previsioni sul futuro: Audrey risolverà un caso in ogni episodio, incontrando di volta in volta nuovi abitanti con poteri speciali. Intanto indagherà sul suo passato e il misterioso omicidio di Colorado Kid.

Perché guardarlo: è divertente, gli attori sono in gamba, e c’è dietro Stephen King.

Perché mollarlo: la sensazione di déjà vu è a tratti terrificante.

Scala di Harper: 3

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3 commenti a Haven: Stephen King porta gli X-Files in campagna

  1. andreapalla ha detto:

    Per esperienza, non è ancora esistita una serie di Stephen King decente. A conti fatti, il maestro del brivido è morto e sepolto da almeno vent’anni, e quando scrive per la tv non fa altro che riproporre i suoi soliti pastoni… Strano che questa volta la città non si chiami Castle Rock, come da tradizione….

    Hey: ma c’è pure il tipo di Harper’s Island. L’harperometro si impenna! :)

    • diegocastelli ha detto:

      Ma infatti me l’ero dimenticato! Anche se non si può esagerare troppo, perché c’è la cittadina coi misteri, ma manca qualche altro elemento. Ma tanto la scala di harper è vergognosamente arbitraria! :)

  2. DY ha detto:

    Io la sto seguendo ormai da quattro stagioni… per chi la volesse recuperare, non è un qualcosa che resterà nella storia della TV, ma è una bella serie che si lascia seguire molto bene. A me a preso molto, nonostante non sia un amante del genere. Vero è che la scrittura pecca in alcuni casi di superficialità, ma per il resto funziona decisamente la commistione crime/fantasy/thriller della trama, a mio avviso meglio che in prodotti più noti e con più budget.

    A ciò si aggiunge una bellissima fotografia, molto studiata e curata – in questo senso , viene in aiuto l’indubbia bellezza della location nel Maine -, ammantata da toni lividi che diventano quasi un marchio di fabbrica per lo show, e il trio di portagonisti, molto affiatato e ben assortito, ognuno con una caratterizzazione interessante e ben trasposta sullo schermo.

    Nota stonata, per chi è fan di Stephen King… è proprio King! :-) Nel senso che, di fatto, il libro dello scrittore è solo un “pretesto” per dare il là alla narrazione, con il caso di Colorado Kid che lascia presto il passo a una storyline autonoma e originale – e non è che sia un male, anzi! In questo senso, ho apprezzato molto anche l’aver mantenuto un bell’equilibrio tra casi di puntata e trama generale, che vanno di pari passo senza che forzatamente la seconda prenda il sopravvento sui primi.

    L’unica vera rimostranza che si può fare alla serie, è su alcuni effetti speciali che, quando hanno bisogno di essere più “elaborati” del solito, rischiano di apparire un po’ datati… ma d’altronde, il budget non è da prroduzione di primo piano. Anzi, anche a fronte di ciò, la trovo una serie migliore di tante altre similari.



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