13 Ottobre 2011 6 commenti

Enlightened – Da HBO la serie comedy che non diverte di Diego Castelli

Dai, barattate mezz’ora di noia con cinque minuti di recensione

Per vari motivi, aspettavo Enlightened con una certa curiosità. Forse sbagliavo.

Parliamo della nuova comedy di HBO, e già bisogna riflettere sulla coppia “comedy” + “HBO”. Perché la nota cable americana ha fondato il suo mito su una lunga lista di telefilm e miniserie che sono soprattutto drammatici (per stare sul recente, pensiamo a Boardwalk Empire, Mildred Pierce, Game of Thrones), a fronte di un numero di produzioni comiche o comunque leggere che magari sono durate per anni, ma che non hanno mai fatto parlare di sé quanto i fratelli più seriosi. C’è una sola, importantissima eccezione che è Sex & The City, ma per il resto i vari Curb Your Enthusiasm, Entourage, Bored to Death, Hung, Eastbound & Down, non sono riusciti a fare il botto, restando chiusi in una nicchia di pubblico magari molto affezionata, ma comunque ristretta.

Enlightened è il nuovo tentativo per sfondare in un genere che, evidentemente, la rete non è ancora riuscita ad assimilare come si deve. Che poi intendiamoci, non stiamo parlando di un prodotto dichiaratamente “comico”.
E guardate con che facilità arrivo alla trama: Amy (Laura Dern) lavora in una ditta di prodotti farmaceutici, è andata a letto col capo che ora la schifa, e ha appena subito un crollo nervoso alla notizia di essere stata trasferita in un altro reparto. Andata a purificarsi la mente in uno di quei centri di recupero pieni di prati e sole – dove ti dicono che l’amore e la gioia albergano anche in quella vacca della vicina che fa cadere le (sue) briciole sul (tuo) balcone – Amy torna a casa pronta ad affrontare la vita con animo allegro e visione ottimista. Peccato che intorno a lei non è cambiato nulla, e restare calmi e sereni non è la cosa più semplice del mondo.

Il concept di Enlightened non è male, e anzi la rete via cavo poteva essere un’ottima piattaforma. Perché un’idea simile, su una generalista, avrebbe potuto tradursi in una sitcom con protagonista una scema che vede tutto rosa e che sorride anche ai teppisti che le lapidano l’automobile. Magari sarebbe stata carina per due minuti, ma poi basta.
Finire su una cable, invece, dovrebbe voler dire scavare più a fondo nella psicologia dei personaggi, senza paura di colpire l’occhio e lo stomaco dello spettatore, senza timore di appiattirsi su gag troppo facili e risatine scontate.
E HBO, va detto, ci prova. Sceglie un’attrice prettamente cinematografica, che a parte la fama raccolta con Jurassic Park ha fatto anche roba impegnata (che mica per forza è meglio di Jurassic, ma si fa per dire). Sceglie di lavorare sul visivo oltre che sulla sceneggiatura, “illuminando” l’aspetto di Amy con capelli più biondi e vestiti giallo-sole, contrapponendola al grigiume tutto intorno. Affianca alla protagonista alcuni personaggi-chiave: la madre che non riesce a capire/accettare la trasformazione della figlia; l’ex capo che continua a non volerla vedere; l’ex fidanzato (Luke Wilson) con cui ora può riallacciare un qualche tipo di rapporto amicale. Tutte figure utili a spingere la ritrovata serenità di Amy verso nuovi e inaspettati punti di rottura. Soprattutto, si vede che gli autori hanno tentato di stare distanti da facili stereotipi da commediola di Natale, per creare un discorso che non fosse incentrato soltanto sulla donna illuminata, ma anche sulla società che la circonda – la nostra società – che illuminata non è.

E quindi, dov’è il problema?
Be’ è semplice: Enlightened non diverte. Non interessa. Non appassiona.
Due balle, per usare un francesismo.
Tutti i bei propositi di cui vi ho appena parlato restano, appunto, solo propositi. Il pilot pare incapace di conciliare due opposte tensioni: da una parte, quella verso la commedia pura, per quanto cinica; dall’altra, quella verso il racconto impegnato, lo scavo psicologico, il “siamo HBO e perdio, in qualche modo dobbiamo farlo vedere”. Il risultato è una serie a metà strada, che emana uno sgradevole odore di incompiuto, e passa sullo schermo senza lasciare tracce significative.
Non c’è un solo punto in cui lo spettatore possa dire “che figata”.

Senza contare che c’è un errore abbastanza chiaro e potenzialmente letale, derivato appunto dal tentativo di non essere superficiali. Amy, che torna dal centro di recupero piena di propositi di bontà e pacificazione, viene messa a dura prova dalla vecchia realtà che ben conosceva e odiava. Il che era prevedibile e auspicabile. Il problema è che la nostra protagonista perde le staffe già nel pilot, con incazzatura feroce e improperi a profusione.

Ma come, di già?

Bisogna dedurne che nelle prossime puntate avremo una Amy fortemente variabile, dallo spensierato ottimismo alla nera collera, in una schizofrenia che rischia di rendere gli episodi troppo ripetitivi.

A meno che… a meno che in realtà il fuoco non sia centrato tanto sull’illuminazione di Amy, quanto sul fallimento progressivo di quell’illuminazione, sulla sconfitta di propositi che sembravano solidissimi. Una specie di lontano cugino di Breaking Bad, insomma, dove un personaggio volutamente innocuo si trova a dover reagire a un ambiente ostile che gli impedisce di condurre la vita come vorrebbe.
Questa sarebbe una prospettiva ben più interessante, per tutti coloro che come me odiano le stronzate new age, e non sarebbe nemmeno una gran sorpresa, vista la rete. Ma allora il pilot doveva essere più chiaro, lo spettatore non può avere questo genere di dubbi, in attesa del secondo episodio.
Perché il problema è arrivarci, al secondo episodio. Dopo la prima mezz’ora, la voglia di tornare è scarsa, e non è detto che io sia disposto ad andare sulla fiducia, basandomi sul fatto che “forse” non ci hanno ancora spiegato bene la faccenda, e “magari” il seguito mi piacerà.

Cioè, io devo anche fare il bucato, prepararmi da mangiare, leggere i fumetti…

Previsioni sul futuro: Amy cercherà di portare luce e gioia a un mondo grigio e tetro. E non ce la farà.
Perché seguirla: la storia è ricca di potenzialità, e il fatto che ancora non siano state pienamente espresse non significa che non lo saranno nel prossimo futuro.
Perché mollarla: il pilot è più moscio del previsto, poco appassionante, privo di idee realmente accattivanti. La paura è che sia così anche tutto il resto.



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