21 Settembre 2011 1 commenti

Mildred Pierce di La Redazione di Serial Minds

This must be the fiction

La nostra amica Chiara (ricordate il suo pezzo su True Blood?) torna ad aiutarci in queste fitte giornate di pienone seriale, e ci parla di una delle miniserie più acclamate di questi mesi. Ecco perché dovete recuperare Mildred Pierce.
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Presentato fuori concorso a Venezia, fra pochi giorni in onda anche su Sky, Mildred Pierce è tutto ciò che noi in Italia non sappiamo fare: la televisione firmata dai grandi autori di Cinema. Perché quando ci proviamo (vedi l’ultima fatica Rai firmata niente di meno che dallo sceneggiatore di This Must Be The Place, Umberto Contarello) il risultato è un poliziesco con un protagonista trombone che pretende di schiavizzarci per 6 episodi da 100 minuti. Come se avessimo tempo da perdere.

Con molto meno, 5 da 50, HBO vi regala un’esperienza talmente intensa che anche se vi è capitato di vedervi il film da cui è tratto – regia di Michael Curtiz e oscar a Joan Crawford – non pensate di sentirvi preparati. Ma andiamo con ordine: cos’è Mildred Pierce? Ve lo racconto in modo centripeto: MP è un dramma storico ambientato ai tempi della Grande Depressione a Los Angeles, scenario del divario tra una borghesia ricca ma vuota e decadente – che nasconde la propria inadeguatezza dietro belle macchine e partite a polo – e una working-class schiacciata da una crisi che diventa motore indispensabile dell’azione. I protagonisti del racconto appartengono a entrambe le categorie, schierati da una parte o dall’altra di un confine che spesso divide anche dentro le mura domestiche, dove valori opposti convivono pericolosamente tra uno sformato di pollo e uno spartito per pianoforte. Kate Winslet, fresca di Emmy per il ruolo, è Mildred: una madre di famiglia che per la prima volta nella sua vita deve cercarsi un lavoro per mantenere le figlie. Nella tavola calda dove si fa assumere come cameriera contro i suoi stessi pregiudizi e aspirazioni, incontra Monty, borghese (decaduto) che la trasporta in un’appassionata relazione fatta di sesso, amore e masochismo. Mildred e Monty incarnano due concezioni della vita agli antipodi, ed è per questo che (almeno per un po’) crederanno di completarsi. Una classica storia d’amore fatta di opposti che si attraggono almeno finchè Guy Pearce, che vive sulle spalle di Mildred, si stuferà di ricevere le mazzette sotto il cuscino.

Ora ve lo racconto in modo centrifugo: Mildred Pierce è la storia, di cui ogni donna ha almeno una volta assaggiato il sapore, del devastante rapporto madre-figlia. Da una parte, ai fornelli, il bisogno claustrofobico e insano di Mildred di occuparsi a tutti i costi di Veda; dall’altra, al pianoforte, il desiderio della prole di fare successo col talento per la musica senza scendere ai compressi dei genitori, verso i quali sviluppa un rifiuto totale perché simbolo di mediocrità e provincialismo. A fare da cornice, la vita ai tempi della Grande Depressione americana. Vi sembra poco?
Cosa sta insinuando, che mia figlia è un serpente?” “No, è una coloratura soprano… il che è molto peggio. Una razza speciale e selezionata, come un gatto persiano blu. Capita una volta nella vita, canta tutto in vibrato. Staccato, ha, ha, ha, ha, cadenza. Lei, signora, sta trattando un serpente come un cucciolo di cane.
Ecco cos’è l’ultimo capolavoro HBO: la storia di una donna che, nonostante tutto il denaro del mondo, la figlia considererà sempre una misera cuoca di polli. Buona solo da spremere, dimenticabile appena fa comodo. Talmente disturbante che Todd Haynes, regista già acclamato non a caso per Lontano dal Paradiso, non si lascia sfuggire l’occasione di portare i personaggi fino al limite più profondo del conflitto. Oltre quella soglia non c’è niente. Hai semplicemente fatto centro. Se non vi basta per vedere Mildred Pierce, ricordatevi dei due Emmy vinti per le migliori interpretazioni. E se ancora non è abbastanza beh, fatevi una cura Ludovico con la fiction di Rai Uno e poi ne riparliamo.

Chiara Minetti



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