25 Settembre 2013 2 commenti

Masters of Sex – Il Mad Men del sesso di Marco Villa

La storia vera dei pionieri degli studi sulla sessualità. E Lizzy Caplan.

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L’abbiamo messa al primo posto tra le serie tv più attese dell’anno. Masters of Sex ci sembrava qualcosa di profondamente diverso rispetto al centinaio di pilot che ci sorbiremo nelle settimane e nei mesi a venire. Il motivo? Facile, l’argomento. Masters of Sex racconta la storia vera di William Masters, pioniere (con Virginia Johnson) nello studio della sessualità negli anni ’50. Non certo una argomento banale, ne converrete. A questo aggiungete il fatto che Masters of Sex va in onda su Showtime, rete che in questi anni ha proposto solo serie di livello. E il pilot di Masters of Sex non fa eccezione, piazzando un’ora di narrazione che non sarà fulminante, ma che raggiunge senza dubbio quello che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni pilot, ovvero creare interesse e curiosità per il prosieguo della storia.

largeCome detto, la storia di Masters of Sex è quella di Bill Masters, un mezzo sociopatico con problemi di relazione grandi così. Miglior ginecologo del paese, esperto di problemi di fertilità, si mette in testa di voler capire cosa succede al corpo umano durante il sesso. Per farlo, inizia a spiare gente che si accoppia nei bordelli, armato di cronometro per misurare durata degli orgasmi e dettagli simili. A un certo punto si stanca della situazione precaria e decide di aumentare il livello di scientificità della ricerca, spostandola in ospedale e collegando cavi e cavetti a uomini e donne impegnati a fare sesso, da soli e in coppia. Sono gli anni ’50 e la cosa crea grande scandalo: tutti contro di lui, tranne Virginia Johnson, segretaria super disinibita che lo affianca nella ricerca e che finirà per diventare co-intestataria degli studi. E che è interpretata da Lizzy Caplan, sempre più bella, se possibile.

Masters of Sex sarà quindi la storia della ricerca, ma anche il racconto di un’intera epoca attraverso il filtro delle abitudini sessuali dei protagonisti. In poche parole, un concept geniale: prendiamo l’epoca vintage e fascinosa e mettiamoci pacchi di sesso, in tutte le declinazioni. Perché c’è il sesso della ricerca, ma anche quello fatto in privato dai protagonisti. Personaggi che hanno più o meno la stessa età, ma esperienze in merito parecchio diverse: il bigottismo diffuso non impedisce accoppiamenti piuttosto casuali, ma il sesso orale, ad esempio, è un mistero sconosciuto ai più.

masters of sex.jpg.CROP.rectangle3-largeCome per Mad Men, quindi, c’è il racconto di una storia principale, ma allo stesso tempo la volontà di mostrare un’intera epoca. E c’è il sesso, ripeto. Non voglio fare la parte del maniaco, ma è inutile girarci intorno: il sesso è molto più stuzzicante della pubblicità, per dire.

Questi i punti di forza, non mancano però le pecche. La più grande riguarda il protagonista: Bill Masters è totalmente privo di carisma. Non si tratta di un errore di sceneggiatura, né di casting (molto bravo Michael Sheen), lui è proprio così: viscido come un Benjamin Linus di Lost (che ricorda anche fisicamente), ma senza un briciolo di carattere. Anzi, nelle poche occasioni in cui dimostra carattere si rivela uno stronzo veramente odioso, in primis nella relazione con la povera moglie. La faccenda viene riequilibrata da Virginia Johnson, personaggio bellissimo di cui ci si innamora subito (e non solo per via di Lizzy Caplan). La bilancia torna in pari, ma resta lecito domandarsi se una serie possa mettere al centro un personaggio così debole come quello di Masters, sempre che non cambi. Il secondo dubbio arriva dalla visione del secondo episodio: qui la storia si concentra quasi esclusivamente sui rapporti tra i personaggi e va detto che, in assenza dell’elemento sesso, la noia a tratti emerge.

Masters of Sex ha un concept bomba, ma anche elementi di rischio. Vedremo come andrà, ma nel frattempo noi siamo ben contenti di averla inserita al primo posto della classifica dei pilot più attesi.

Perché seguirlo: per l’argomento, per il fascino della storia vera e per quella grandissima gnocca di Lizzy Caplan

Perché mollarlo: perché difficilmente vedrete esplosioni e robe del genere

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