8 Ottobre 2013 1 commenti

Betrayal – Un pilot discreto, e poi forse basta di Diego Castelli

Poteva essere un film carino, ma come serie ci fa onestamente paura

Betrayal (4)
L’anno scorso ho smesso di seguire Revenge. Che è una serie con le sue qualità e il suo bel livello di addiction, ma che dopo un po’ mi aveva rotto le balle. Forse perché dopo la prima stagione mi pareva un brodo allungato, o forse perché più Emily Van Camp invecchia, e meno assomiglia alla sua versione giovane di Everwood, che poi era il motivo per cui avevo iniziato a vedere Revenge.
Fatto sta che, piantato quello, anche i suoi cloni/eredi/lontani cugini mi hanno trasmesso proprio poco, vedi i vari Red Widow e Deception.
Sarà anche che erano telefilm dichiaramente pensati per un pubblico femminile e io sono sprovvisto di utero. O forse, e anche questo ha il suo peso, erano telefilm brutti.

Capite perciò la mia angoscia nell’avvicinarmi a Betrayal, che arriva dalla stessa rete (ABC) e più o meno promette le stesse cose: intrighi, segreti, passioni nascoste, temi e scenari da soap opera.
Passato attraverso il pilot, temo che la mia vita non sia cambiata di una virgola, ma almeno è stata un’esperienza meno insulsa degli esempi citati più sopra (non che ci volesse tanto, ma insomma…)

Betrayal (2)Betrayal racconta di Sara, brillante fotografa sposata a un avvocato e mamma di un bambino, che si fa trascinare in un’appassionata relazione clandestina con Jack, a sua volta avvocato e legato a doppio filo con un uomo potente e ambiguo dal nome semplicissimo da pronunciare, Thatcher Karsten.
Lo scenario sarebbe già abbastanza complicato per i due piccioncini fedifraghi, ma ovviamente le loro vite private sono destinate e mescolarsi in maniera molto più forte – e pericolosa – di quanto loro non vorrebbero.

Dal punto di vista narrativo, Betrayal non ha davvero nulla di nuovo. E non solo perché parla di relazioni extraconiugali, tema già ampiamente dibattuto e sviscerato tra i primi homo sapiens, ma perché in generale non c’è niente nelle dinamiche o nei possibili sviluppi futuri che non possa essere in qualche modo previsto: ci saranno litigate, segreti protetti a fatica, gente ammazzata, soldi sporchi, e tutto il solito marciume che non può mai mancare nelle metropoli raccontate nei serial drama.
Quello che riesce a fare un minimo di differenza, rispetto a certe serie estive che si dimenticano dieci minuti dopo averle viste, è una buona cura nella messa in scena e una prova apprezzabile dei protagonisti. A essere convincente è soprattutto la nascita del rapporto tra Sara e Jack: gli autori vogliono trasmettere il senso di urgenza (e insieme di colpa) che attira inesorabilmente i due personaggi l’uno verso l’altra, rapiti da una passione invincibile e insieme lacerati dalla consapevolezza di stare facendo qualcosa di “sbagliato”.
E questo obiettivo viene raggiunto pienamente, giocando sugli sguardi degli attori, su una colonna sonora intensa ma non invasiva, su un semplice ma efficace gioco di richiami interni (si veda la diversa reazione di Sara al suono del telefono, quando ancora non sa se lasciarsi andare, e quando infine si lascia travolgere dalla passione). Anche il fatto che Sara sia interpretata da Hannah Ware (già molto apprezzata in Boss) non guasta di certo.

Il pilot di Betrayal, insomma, è romantico al punto giusto: riesce a farci sentire con buona efficacia il tumulto di sentimenti ed emozioni dei due protagonisti principali, che poi è la base per costruire Betrayal (3)tutto il resto, perché possiamo partecipare davvero ai loro (futuri) problemi solo se siamo perfettamente consci, a livello di pancia come di cervello, che il loro amore appena sbocciato non può essere frenato da dettagli insignificanti come coniugi, figli e battaglie avvocatizie.
Certo, da qui a dire che siamo di fronte a una serie che seguiremo per tutto l’anno e oltre, ce ne passa. L’incontro tra i due protagonisti è stato raccontato bene, ma è facilissimo immaginare che, nei prossimi episodi, più che questa componente romantico-spiriturale verranno messi in primo piano i soliti temi da telenovela che sembrano essere la vera base della serie. E la noia potrebbe arrivare parecchio presto.

Perché seguirla: il pilot ha una sua anima, e riesce a trasmettere qualcosa in più del semplice “to’ guarda, l’ennesimo drama telenoveloso di ABC”.
Perché mollarla: il timore (anzi, la ragionevole previsione) è che il pilot sia l’eccezione, e che tempo due episodi si torni a dire “to’ guarda, l’ennesimo drama telenoveloso di ABC”.

Argomenti betrayal, boss, revenge


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