23 Ottobre 2013 2 commenti

Breathless – Tra Mad Men e Downton Abbey di Marco Villa

La serie tv che vuole vincere tutto

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Io me li vedo gli autori di Breathless, che si mettono nella loro stanzetta e iniziano a incrociare concept e plot come dei novelli Mendel alle prese con i piselli. Prendiamo un personaggio di qua, un’ambientazione di là, rubiamo una certa atmosfera a quello e lo stile visivo a quell’altro, per poi mischiare tutto e fare la serie tv potenzialmente più ruffiana e di successo degli ultimi anni. E non è una critica, io adoro i piani ben riusciti, come diceva quello là. E Breathless ha tutta l’aria di essere un piano ben riuscito, o almeno questa è l’impressione del pilot.

Jack Davenport and Catherine Steadman in BreathlessBreathless è una serie inglese in onda su ITV: ambientata a Londra negli anni ‘60, racconta le storie che girano intorno a un ospedale. Vicende personali e amorazzi di medici e infermieri che si incrociano a pié sospinto, vestiti colorati e superchic, personaggi ultracarismatici. Tornando al primo paragrafo: l’ambientazione storica e la scrittura di Mad Men, il tono di Downton Abbey. Ovvero: prendiamo il meglio di due delle migliori serie tv di questi anni, aggiungiamo il contesto ospedaliero – che ha sempre il suo perché – e spacchiamo il mondo.

E il primo episodio di Breathless spacca il mondo: non è forse il pilot che entusiasma ed esalta, ma è semplicemente perfetto nel dosare tutti gli elementi. Jack Davenport è Otto Powell, ovvero il Don Draper della situazione: fascinoso e con sguardo ammaliatore, è il primario di ostetricia e ginecologia e maschio alfa dell’ospedale. Dal suo potere dipende il giovane chirurgo aitante che ha messo incinta l’infermiera femme fatale, ma anche l’anestesista anzianotti che non riesce proprio a far carriera ed è un po’ invidioso del boss. Personaggio centrale sarà poi Angela, infermiera che sembra immune al fascino del medico e per questo eletta istantaneamente a preda da Otto Powell. Detta così sembra una mezza soap e non sarebbe sbagliato etichettare in questo modo Breathless: con i suoi colori pastellosi e certe inquadrature su sguardi da “ora architetto un piano diabolico” siamo davvero dalle parti della serialità infinita. Se già Downton Abbey spinge in questa direzione, Breathless porta al passo successivo il processo, pur rimanendo una serie tv che non si sputtana.

breathless-1La forza di Breathless sta infatti nella capacità di tirare in ballo anche argomenti pesi come gli aborti clandestini, in una scrittura tutta basata sulla sottrazione e con una messa in scena a tratti estetizzante. L’ospedale che vediamo in questa serie tv non è tanto il luogo in cui si assiste ai drammi delle persone ricoverate (come accade anche nei medical più amorosi tipo Grey’s Anatomy), ma un palcoscenico per le vite dei personaggi. Diventa un colpo di genio sottolineare più volte come la sala operatoria venga chiamata semplicemente theatre, termine perfetto per indicare ciò che avviene al suo interno.

Breathless è una serie tv concepita a tavolino con l’obiettivo non di raccontare una o più storie, ma con la dichiarata intenzione di diventare un grande prodotto pop. In questo senso, il pilot funziona alla grande: dovesse continuare in questo modo, ha la strada spianata per diventare un punto di riferimento per la produzione seriale degli anni a venire. Nella speranza che sia anche una serie bella da seguire.

Perché guardarlo: perché unisce elementi di grande presa, in grado di renderlo un successo

Perché mollarlo: perché accentua i tratti soap di Downton Abbey e rischia di essere un Frankenstein senza presa

 



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