21 Febbraio 2014 5 commenti

Inside No. 9 – Ovvero una serie tv scritta alla perfezione dagli autori di Psychoville di Marco Villa

Un pilot scritto da dio e Inside No. 9 parte alla grande

Inside No. 9

Inside No. 9 è una serie tv strana. In tutto. Ma Inside No. 9 è anche una serie perfetta, almeno nel suo pilot. È strana perché non è una serie classica, ma una antologica, in cui i singoli episodi sono staccati tra loro. È perfetta perché ha una scrittura talmente curata da strappare l’applauso, ma sul serio.

Inside No. 9 è una serie in onda dal 5 febbraio su BBC Two (i sub sono su Subspedia). La prima stagione sarà composta da sei episodi ed è già stata confermata una seconda stagione. Creatori della serie sono Reece Shearsmith e Steve Pemberton, ovvero gli stessi autori di Psychoville. Psychoville era una serie nerissima con spunti geniali, ma con un’attitudine che verrebbe da definire bambinesca. Come i bambini delle elementari si divertono a dire parolacce e si sentono grandi per questo, allo stesso modo Psychoville sembrava godere troppo delle situazioni disturbanti che presentava, con il risultato di trasformare il grottesco in qualcosa di artificioso che finiva per implodere. La prima stagione bene o male reggeva, la seconda sbracava già dalla premiere (episodio dopo il quale ho mollato la serie).



Inside No. 9 riprende quel gusto per la commedia nera, ma lascia da parte il tono eccessivo. La serie racconta storie che succedono dietro un numero 9: numero civico, stanza di albergo, poco conta. In questi luoghi si racconta l’incontro/scontro di persone, in episodi autoconclusivi e girati in un solo ambiente.

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Il pilot si svolge in una bella casa inglese, da alta borghesia. Siamo alla festa di fidanzamento di una delle figlie della famiglia che abita nella casa e, per ricordare i bei tempi andati, tutti si mettono a giocare a sardines, una specie di nascondino con variante: i concorrenti devono trovarsi tra di loro, ma quando uno ne trova un altro non deve andare a correre e fare tana, ma unirsi a quello trovato. Risultato: si finisce per stare stipati come sardine in luoghi strettissimi. In questo caso il luogo è un armadio, in cui piano piano finiscono per radunarsi tutti i personaggi. E piano piano emergono anche tutte le storie: la futura sposa (Katherine Parkinson di The IT Crowd e molto altro) e l’ex fidanzata, il collega palloso, il fratello gay (lo stesso Steve Pemberton) e il suo compagno, il toy boy dell’ex fidanzata e così via. E qui sta la perfezione della scrittura, perché nell’arco di mezz’ora il pilot di Inside No. 9 riesce a delineare le storie di tutti i personaggi, a formare incastri tra di loro e anche a scavare nel passato. E proprio dal passato arriva il colpo di scena finale: sì, perché non è solo una puntata che fa esaltare per il racconto dei singoli personaggi, ma anche un pilot con una svolta narrativa importante.

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Se la qualità del pilot fosse confermata dagli altri episodi, Inside No. 9 sarebbe qualcosa di notevole. Non una serie tv in grado di tirare dentro alla follia e di far scoppiare la testa, ma qualcosa di semplicemente bello, scritto alla grande. Anzi, alla perfezione. Una serie tv che si candida a super-cult.

Perché seguirla: per l’originalità dell’idea e del format e per l’altissimo livello qualitativo messo in mostra dal pilot

Perché mollarla: perché è una serie atipica, senza nessun legame tra puntate e senza grossi ganci emotivi



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