3 Agosto 2017 3 commenti

Room 104 – La serie antologica di HBO tutta ambientata in una stanza d’albergo di Marco Villa

Room 104, in sostanza, è una raccolta di cortometraggi: con tutti i pregi e i possibili difetti del caso

Copertina, Pilot

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Nel 2014 andava in onda su BBC Two Inside n.9, serie inglese antologica in cui episodi con personaggi e situazioni differenti erano accomunati dal solo essere legati al numero 9. Un numero civico, una stanza d’albergo, bastava che ci fosse un 9. Gli autori erano Reece Shearsmith e Steve Pemberton, reduci dall’esperienza al limite di Psychoville. Inside n.9 era una scommessa, tutta giocata su una scrittura che non poteva mai scendere sotto la perfezione. Una scommessa sostanzialmente vinta e che in fondo è la stessa che trova davanti a sé .

Room 104 è una nuova serie antologica di HBO, con un concept molto semplice: si raccontano cose accadute all’interno della stanza 104 di un albergo. Ogni puntata un cast diverso, così come un tema e un taglio differenti. La serie è firmata dai fratelli Duplass, già su HBO con Togetherness ed è di fatto una raccolta di cortometraggi, dal momento che le puntate durano poco più di venti minuti.

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Il primo episodio racconta la storia di una baby sitter che si trova a dover controllare un ragazzino, Ralph, mentre il padre è fuori per un appuntamento. Il ragazzino non è esattamente il più buono del mondo, anzi: in apparenza è dolcissimo, ma si diverte a portare avanti la storiella per cui in realtà nella stanza non ci sia solo lui, ma anche Ralphie, un fratellino cattivo che non va assolutamente provocato e svegliato, ma lasciato dormire in bagno, dove è stato rinchiuso.

Tutto l’episodio è basato su un saliscendi di tensione che tocca la vetta quando Ralphie viene tirato in ballo e il tema principale è il gioco tra realtà e immaginazione. La baby sitter è ovviamente convinta che Ralphie non esista, mentre il ragazzino non sembra voler accennare a smettere con la sua apparente pantomima. Seguono colpo di scena e contro-colpo di scena per finale che dovrebbe lasciare con mascella a terra.

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Personalmente, non è stato così: come Inside n.9 poteva essere lodato per una scrittura ispirata, originale e senza sbavature, così Room 104 può essere criticata per il fatto di puntare tutto su colpi a effetto tralasciando completamente una costruzione narrativa. Raccontare una storia in 20 minuti è difficile, si può sbagliare in qualsiasi momento e arrivare in fondo senza aver trovato una chiave efficace o senza aver costruito un percorso inattaccabile. Il primo episodio di Room 104 sembra più un esercizio di qualche studente di cinema, voglioso di stupire lo spettatore prendendolo a schiaffi, ma senza curare i dettagli in modo da giustificare i colpi di scena con una sceneggiatura a prova di bomba.

Ovviamente è una serie impossibile da giudicare dal pilot: ogni episodio farà storia a sé, quindi è doveroso rimandare un parere definitivo. Allo stesso tempo, però, va detto che non è scattato il colpo di fulmine come avvenne con Inside n.9 o -fatte le dovutissime proporzioni- con Black Mirror.

Perché seguire Room 104: perché il concept obbliga a continuare

Perché mollare Room 104: perché l’impressione è quella di un cortometraggio pieno dei tipici difetti dei cortometraggi

Argomenti HBO, Inside No. 9, room 104


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