17 Settembre 2014 4 commenti

Happy Valley, il perfetto mini-recuperone da weekend di Marco Villa

Due attori eccezionali e la più morta provincia inglese: Happy Valley

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Questo post è tragicamente fuori tempo massimo, ma sarebbe stato davvero un peccato lasciare andare via senza dire nulla un pilot davvero bello. Quindi è il caso di chiedere scusa e di dire che la prima puntata di Happy Valley è andata in onda il 29 aprile. Esatto, quasi cinque mesi fa. Di solito siamo super-sul pezzo, questa volta no. Capita.

Happy Valley è una serie crime in onda su BBC One. La prima stagione è composta da sei episodi ed è già stata confermata la seconda stagione. È la storia di Kevin Weatherill, grigio contabile rancoroso di mezza età e di Catherine Cawood, poliziotta quarantenne di una piccola città della provincia inglese. Il primo, dopo una vita di frustrazioni, decide di fare il colpo della vita per portare a casa un po’ di soldi, organizzando con un mezzo delinquente locale il rapimento della giovane figlia del suo capo. La seconda è alla prese con un ex-marito con cui va ancora a letto e con la normale amministrazione della cittadina in cui vive. A unire le due storie il personaggio di Tommy Lee Royce, un tipaccio appena uscito di prigione, che viene subito coinvolto nel rapimento e che è sospettato di aver stuprato e ucciso – anni prima – la figlia della poliziotta Catherine.

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Ve l’ho riassunta velocemente, ma quello che conta non è tanto la storia, quanto il modo in cui viene raccontata da Sally Wainwright (creatrice e autrice di tutti gli episodi): trame apparentemente lontane vengono infatti riunificate in un’unica macrostoria nell’arco del primo episodio, grazie a una scrittura che riesce nel suo intento senza sembrare fredda o macchinosa.

Secondo aspetto fondamentale: il cast, con due protagonisti ottimi. Sarah Lancashire riesce a dare vita a un personaggio che si impone fin da subito per carisma e credibilità. Tutto il contrario dello stereotipo della super-poliziotta e per questo ancora più potente. L’altro protagonista è invece Steven Pemberton, ovvero l’inquietantissimo interprete (e autore) di chicche quali Psychoville e Inside N.9. Se avete visto queste serie non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni: Pemberton è un attore in grado di creare angoscia con uno sguardo. Prendete questa fisicità e questa attitudine e applicatela al più incolore dei personaggi possibili e avrete un cortocircuito totale, capace di reggere da solo buona parte dell’episodio.

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Ci siamo arrivati tardi, l’ho detto, ma Happy Valley non merita di essere lasciata indietro. Tra pochi giorni inizia il delirio di serie nuove o di nuove stagioni. Se state cercando una serie tv per un mini-recuperone da weekend, Happy Valley potrebbe fare al caso vostro.

Perché seguirla: per una scrittura che sa portarvi in giro e poi ricondurvi a casa e per un cast ottimo

Perché mollarla: perché è un crime in cui l’azione sarà presumibilmente poca e in cui l’attenzione sarà soprattutto alla parte psicologica



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