20 Gennaio 2015 1 commenti

Girls – La quarta stagione e l’equilibrio perfetto di Marco Villa

Due cambiamenti, due certezze. Girls marcia sempre più spedita.

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SPOILER ALERT: SI PARLA DI TUTTA GIRLS FINO ALLA QUARTA STAGIONE

Durante le feste di Natale abbiamo pubblicato i Serial Awards, ovvero i nostri personalissimi premi, assegnati alle cose che ci sono piaciute di più. Su parecchie categorie io e il socio abbiamo perso un po’ di tempo a pensare, su altre invece siamo andati spediti come dei trenini della Lima. Fa parte di questo gruppetto la scelta della migliore comedy del 2014, perché di dubbi non ce n’erano: Girls. Girls ci piace fin dall’inizio e qui a Serial Minds siamo convinti sia cresciuta con il tempo, raggiungendo nella terza stagione un equilibrio che in precedenza aveva solo sfiorato.

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Le aspettative sulla quarta stagione sono tante, anche perché Girls non è più solo una serie su quattro ragazze e un paio di tizi, ma una serie praticamente all star: Lena Dunham è diventata un personaggio di quelli veri, un mezzo simbolo della sua generazione (e il suo libro Not that kind of girl l’ha dimostrato); Adam Driver sarà nel prossimo Star Wars e ha spaccato con Hungry Hearts di Saverio Costanzo (a proposito: film bellissimo, andate a vederlo); Jemima Kirke è un altro personaggio non da poco, quasi senza soluzione di continuità tra il ruolo di Jessa e quello di icona hip che si è ritagliata nella vita reale; Allison Williams, per finire, è stata su tutti i giornali e tutte le tv per il ruolo di Peter Pan nell’omonimo musical per la NBC. Insomma: le giovani promesse hanno mantenuto, soprattutto Dunham e Driver. La maturazione degli interpreti va di pari passo con la crescita di importanza della serie: siamo alla quarta stagione, le cose devono marciare spedite.

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Il primo episodio fa pensare che tutto possa andare nel migliore dei modi. Siamo alla vigilia della partenza di Hannah per l’Iowa, per il tanto agognato workshop di scrittura. Adam resterà a New York con conseguenze di scontri e possibili corna (reciproche). Intorno alla royal couple, abbiamo una Marnie sempre più persa nel suo mondo incantato e inesistente, una Jessa sempre più persa nel suo mondo parallelo e inesistente, una Shoshanna sempre più persa nel suo mondo ansiogeno e tremendamente esistente.

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Niente di nuovo? Apparentemente no, ma in realtà i punti di svolta ci sono. Il più evidente è rappresentato dalla scena che apre l’episodio: quattro anni dopo, torniamo nello stesso ristorante in cui era ambienta la primissima scena del pilot, quella in cui i genitori comunicavano a Hannah che non l’avrebbero più mantenuta. La situazione ora è completamente diversa: Hannah è diventata l’orgoglio di famiglia, i genitori (soprattutto il padre) sono entusiasti e la quarta sedia, quella che nel pilot era vuota, è ora riempita da Adam, che arriva a occuparla qualche minuto dopo la famiglia Horvath. Un modo più simbolico per indicare la chiusura di un capitolo non si sarebbe potuto trovare. E la sensazione di essere di fronte a un nuovo inizio è confermata dal cambio di status di Shoshanna, non più studentessa, ma donna adulta in cerca di un posto nel mondo. A questo aggiungiamo pure Adam, che con la professione di attore ha trovato un modo per definirsi e una quasi-stabilità. Tre cambiamenti grossi per una serie come Girls, a cui si aggiunge la partenza di Hannah.

Delle quattro protagoniste, due sono nel bel mezzo di un grosso passo avanti, mentre due sembrano cercare di tirare a campare, ognuna come sa. Un po’ di cambiamenti, un po’ di certezze. L’abbiamo detto: Girls ha finalmente raggiunto un equilibrio, questa prima puntata non è che una conferma.

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