24 Febbraio 2015 8 commenti

How To Get Away With Murder è diventata cattiva. Molto cattiva. di Marco Villa

A sorpresa, How To Get Away With Murder si è incattivita mica poco

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[CONTIENE SPOILERINO SU UN CASO DI PUNTATA, MA NIENTE DI CHE]

Storie di recuperoni inattesi, di serie che ignori deliberatamente per mesi e poi ti dominano le serate senza nemmeno che tu te ne renda conto. Avevo visto il pilot di How To Get Away With Murder nei giorni della messa in onda e mi era sembrato un grande classico della scuola Shonda Rhimes: professionisti bravissimi che parlano a manetta, dotati di capacità di controllo emotiva e ormonale degna di un tredicenne a cui hanno appena rubato la merendina all’oratorio. Niente di che, insomma, ma la certezza che, in caso mi fossi addentrato per qualche episodio dentro il racconto, difficilmente sarei riuscito a uscirne prima del finale. E infatti così è accaduto: How To Get Away With Murder non è una serie particolarmente bella, di quelle che ti fanno esaltare, ma è una droga, in cui aspettativa e soddisfazione sono dosate con la perversa bravura di un torturatore di fascia A+ (ciao Sayid, questa è per te).



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Nel momento in cui scrivo, How To Get Away With Murder è alla tredicesima puntata, ha da poco superato il momento cruciale della stagione e si sta preparando per gli ultimi due episodi. La prima parte di stagione della serie di Peter Nowalk (uno cresciuto a pane e Shonda Rhimes, già executive producer di Grey’s Anatomy e Scandal) è andata come un treno, piazzando colpi di scena qua e là e una serie di shondate tanto inevitabili, quanto inutili. L’elemento di maggiore rischio era il continuo tornare alla notte dell’omicidio, ma la gestione di quel meccanismo narrativo non ha pesato sull’economia degli episodi.

Quello che invece ha funzionato alla grande è stata la caratterizzazione di Annalise Keating e del suo clan: recensendo il primo episodio di Scandal, scrissi che non si capiva bene che lavoro facesse Olivia Pope e che questo sarebbe potuto essere un grosso handicap per la serie. In realtà non è andata proprio così, ma guardando How To Get Away With Murder si ha la sensazione che abbia portato a compimento quando abbozzato in Scandal: Annalise Keating & Friends sono la realizzazione completa di Olivia Pope & Friends. Non sono degli spin doctor che dovrebbero affrontare bufere mediatiche, ma si trovano a gestire nonsisacomenonsisaperché questioni ben più letali, mettendo sempre più a dura prova la pazienza dello spettatore. Tutto quello che in Scandal sembra eccessivo, in How To Get Away With Murder è nel posto giusto: è gente che deve fare assolvere altra gente e, come da prassi, cerca ogni modo per arrivare a quel risultato.

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E qui arriviamo al vero punto di svolta: How To Get Away With Murder, dietro la patina tipica delle produzioni di Shonda Rhimes, nasconde una cattiveria e un coraggio rari per un prodotto ABC. La prova finale di tutto questo è arrivata nell’episodio in cui Annalise ha difeso un boss mafioso e ha permesso che suo figlio venisse scagionato dall’accusa di traffico di droga. Il caso è stato trattato in maniera piuttosto veloce e senza grande attenzione, ma la sua importanza è enorme: siamo davanti a una serie tv generalista che ammette pacificamente che la propria protagonista è una donna che accetta senza problemi di difendere un noto mafioso, pur essendo consapevole dei crimini che ha commesso e bloccando così le indagini della polizia a riguardo. È stato quello il momento in cui il personaggio di Annalise Keating si è rivelato del tutto, tagliando ogni possibile parallelo con l’idealismo da cavallo bianco di Olivia Pope e portando al centro della scena una spietatezza talmente normalizzata da fare impressione.

Cattiveria e coraggio, l’ho detto, perché con quell’episodio (il dodicesimo per essere precisi), How To Get Away With Murder ha piazzato un salto di qualità importante per il mondo delle generaliste. Siamo ormai abituati a personaggi di ogni tipo nel mondo delle cable e abbiamo fatto l’abitudine anche al fatto di tifare per i cattivi, ma sui canali principali la situazione è diversa. Qui abbiamo una tizia che difende la mafia, spinge i propri studenti a fare sesso per ottenere informazioni e gioca con la vita delle persone. Scusate se è poco.

L’ho detto all’inizio: How To Get Away With Murder non è da mettere nella categoria delle serie bomba, ma questo particolare la toglie anche da quella dei semplici guilty pleasure. E tutto questo ancora prima di aver visto la fine della stagione, per evitare che un brutto finale ci rovini il punto di vista.

p.s. ma solo io vorrei spaccare lo schermo ogni volta che compare Wes Cucciolotto Bagnato Bentley?



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