19 Luglio 2013 2 commenti

Luther – La terza stagione e la svolta horror di Marco Villa

Luther riparte a bomba


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A forza di ripeterlo è diventata una banalità: ma quanto sono bravi gli inglesi? Banalità che però fa rima con verità, perché titoli come Sherlock, Skins (io salvo solo le prime due stagioni), Misfits, Utopia, Downton Abbey e molti altri sono lì. E sono indiscutibilmente delle pietre di paragone impressionanti per tutta la serialità di questi anni e, probabilmente, anche degli anni a venire. Di questo gruppo fa parte con grande autorevolezza anche Luther, serie crime che vede come protagonista un gigantesco Idris Elba (lo Stringer Bell di The Wire), capace di dare vita a uno di quei rari personaggi (il detective John Luther) che riescono a riempire le storie grazie alla sola fisicità e – scusate – prossemica.

luther-terza-stagione-idris-elbaDopo due stagioni pressoché perfette nella loro asciuttezza e tensione e giusto con qualche mancanza nella risoluzione dei casi, Luther arriva alla terza stagione con attese enormi. E la prima puntata le ripaga tutte. Caratteristiche di Luther, oltre alla potenza del personaggio principale, è sempre stata una grande freddezza nella messa in scena, interpretabile come un voluto distacco rispetto a ciò che si mostra.

E a livello visivo si riparte proprio da qui, dalle inquadrature perfette che incastrano il corpaccione di Idris Elba in simmetrie di linee e strutture. E si riparte anche dalla stessa freddezza e dallo stesso distacco, con in più un elemento horror decisamente potenziato. Prendete la prima puntata, la prima vittima. Sappiamo tutti che la tizia morirà, l’abbiamo capito dal primo istante in cui l’abbiamo vista comparire: è il classico agnello sacrificale che aspetta solo il colpo letale. E questa consapevolezza è ben chiara nella testa di autori e regista. Ecco allora che l’impronta horror si mischia alla freddezza: come da classico film de paura, assistiamo a una serie di momenti in cui può essere consumato l’omicidio e nei quali, invece, non succede nulla. Negli horror, di solito, siamo dalla parte della vittima e temiamo per la sua vita. Qui, invece, c’è un disincanto totale e nessuna preoccupazione di questo tipo: lei morirà, noi osserviamo da lontano. Ci spaventiamo nel momento clou, ovvio, ma più per l’attesa prolungata allo spasimo che per un qualsiasi tipo di immedesimazione. E’ una cosa di cui non ci si rende conto subito, ma la cui consapevolezza finisce per stenderti.

luther-idris-elba-terza-stagioneÈ questo lo scatto in avanti compiuto dalla terza stagione di Luther, quello che neutralizza la scelta non esaltante di inventarsi il supercattivo degli affari interni, un’idea che arriva dritta dritta da The Shield, ma senza la potenza e il fascino perverso di un Forest Whitaker a interpretare il personaggio carogna.

La storia principale, con il serial killer che sembra arrivare dal passato, è invece forte e – per quanto non originalissima – dà l’impressione di poter tenere bene, soprattutto se sostenuta con le peculiarità di cui si è parlato prima. E poi Idris Elba. Luther è visivamente splendido e scritto un gran bene, ma Luther è soprattutto Idris Elba. E Idris Elba è uno che gronda carisma anche quando è pezzato. Figuriamoci quando cammina nel suo cappotto, con le mani in tasca e le spalle incurvate.



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