23 Marzo 2017 9 commenti

Broadchurch – La migliore serie crime in circolazione di Marco Villa

Broadchurch è semplicemente una sicurezza

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ATTENZIONE: SPOILER FINO A METÀ DELLA TERZA STAGIONE

Tornare a Broadchurch significa una sola cosa: tornare a guardare quel tratto di scogliera da cui, nella prima stagione, venne fatto cadere il povero Danny Latimer. Nonostante sia trascorso parecchio tempo e addirittura una intera stagione, ogni volta he viene inquadrata, la scogliera diventa una specie di totem, un simbolo in grado di gettare un’ombra scura e una sorta di maledizione su ciò che si trova ai suoi piedi.

Dall’omicidio di Danny, il paese non è stato più lo stesso: la morte di un bambino ha incrinato per sempre gli equilibri e l’apparente perfezione che regnavano a Broadchurch, quelli che venivano rappresentati in modo plastico nel lungo pianosequenza che apriva il pilot. Se la prima stagione era basata sulla classica investigazione in cerca di un assassino e la seconda riusciva nell’impossibile acrobazia di essere sia un prequel, sia un sequel, la terza si apre con un preciso punto di partenza: hanno perso tutti. Hanno perso i famigliari di Danny, ha perso la polizia, ha perso anche il presunto colpevole Joe Miller, in fuga dal paese e con una nuova identità.

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Il tentativo di rimettersi in carreggiata compiuto dai personaggi e in fondo da tutto il paese di Broadchurch viene bruscamente interrotto da un nuovo crimine: una donna è stata stuprata durante una festa in campagna. Una notizia che siamo fin troppo abituati a leggere nelle sezioni di cronaca e che qui viene mostrata spingendo a mille su un fattore cruciale: la normalità. La vittima dello stupro non è un’adolescente e nemmeno la reginetta di bellezza del paese, ma una donna vicina ai 50 che potrebbe essere la vicina di casa di chiunque. La normalità, appunto: quella che spesso manca nelle produzioni statunitensi e che invece è sempre punto di forza nelle serie tv inglesi.

Come già accaduto nella prima stagione, il meccanismo narrativo è quello che prevede un accumulo di possibili colpevoli, che di puntata in puntata si contendono il titolo di principale sospettato. La maggior parte di loro sono personaggi nuovi, ma i protagonisti delle scorse stagioni non vengono ignorati: i genitori di Danny tengono viva quella storyline e tangenzialmente entrano nella nuova, mentre hanno perso centralità la giornalista e il parroco, come è giusto che sia in un racconto di questo tipo.

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Come sempre, al centro di tutto ci sono Miller e Hardy, una delle migliori coppie di detective della serialità televisiva, in grado di passare attraverso qualsiasi tono emozionale senza mai risultare forzata o fuori luogo. E poi, sullo sfondo, la scogliera, mostrata con implacabilità a ogni rientro da pubblicità, un establishing shot tutt’altro che didascalico, ma in grado di aggiungere tensione anche con un’inquadratura di pochi frame. Perché è anche da questi dettagli che si capisce che Broadchurch è probabilmente la migliore serie crime in circolazione.



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