5 Novembre 2013 27 commenti

The Escape Artist – David Tennant avvocato disperato di Marco Villa

Cosa succede quando un avvocato fa liberare un criminale e poi quel criminale si incazza con lui?

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Ritorna David Tennant, l’uomo che tenta senza speranza alcuna di strappare la fascia di miglior attore brit a Benedict Cumberbatch. Già protagonista di Doctor Who, già protagonista di Broadchurch, già protagonista di altre serie passate su questo sito come True Love e Spies of Warsaw, David Tennant questa volta è Will Burton, rampante avvocato londinese e personaggio principale di The Escape Artist (BBC One, dal 29 ottobre, sottotitoli qui). Anzi: non è un rampante avvocato londinese, è IL rampante avvocato londinese, quello a cui si rivolgono i casi disperati. E attenzione: se con “casi disperati” vi immaginate degli innocenti che rischiano di essere condannati per via di errori madornali o sfighe epocali, no, vi sbagliate. I casi disperati di cui sopra sono i peggiori delinquenti inglesi, quelli che meriterebbero di stare in prigione e che invece tornano liberi e felici grazie alle abilità di Will Burton.

David-Tennant-The-Escape-ArtistWill è uno tutto dedito al lavoro, ma – caso più unico che raro nella narrazione cinematografica, televisiva e letteraria di genere – riesce anche ad andare alle partite di calcio del figlio, a passare weekend in campagna con la famiglia e a soddisfare i propri obblighi coniugali. Lui un po’ ci patisce per il fatto di far assolvere gentaglia, ma il punto di non ritorno lo raggiunge con il caso di Liam Foyle, uno che lo vedi da lontano tre miglia che è un pazzo assassino e che invece il buon Burton fa scagionare – grazie a dei tecnicismi – per l’omicidio brutalissimo e con tortura di una povera ragazza. Al termine dell’udienza, Foyle tende la mano al suo avvocato per ringraziarlo, ma Burton rifiuta. Foyle se la prende giusto un pochetto e ciao, ecco che The Escape Artist si trasforma da legal drama a drama con la d maiuscola. E Burton da avvocato rampante si trasforma nell’avvocato disperato del titolo (sì, il titolo più brutto che abbiate mai letto su Serial Minds, lo so).

Quella che inizia come una serie di avvocati bravissimi si trasforma infatti nella vicenda angosciosa di un marito e di un padre che deve difendere la propria famiglia da un pazzo che lui stesso ha rimesso in circolazione. Al netto di tutte le trame e sottotrame, il senso di The Escape Artist è tutto qui ed è allo stesso tempo stimolante ed estremamente pericoloso.

The Escape ArtistStimolante perché va a scavare in una direzione certo non molto battuta delle storie tribunalizie, pericoloso perché di fatto diventa un mezzo inno al processo sommario. Il cattivo Liam Foyle è davvero cattivissimo, già nella prima puntata dà prova delle proprie capacità e nessuno si sogna di dire che non meriti di stare in prigione, ma da qui a dire che nessun avvocato avrebbe dovuto difenderlo, beh, ce ne passa. The Escape Artist, invece, gioca un po’ sporco andando a sfrucugliare in quella parte istintiva di ogni persona che – sotto sotto – ogni tanto un linciaggio lo lascerebbe anche compiere. Nel primo episodio non viene posta nessuna barriera a questo sfrucugliamento e – anzi – a fine episodio Will Burton fa molto brutto a una collega che vuole difendere lo stesso Liam Foyle dopo che questi ha attaccato (non entro nei dettagli per evitare spoiler) la famiglia dell’avvocato. La bellezza di The Escape Artist starà tutta nella sua capacità di tenere insieme reazioni di pancia (ammazziamoli tutti) e di cervello (processiamoli tutti) e nel farle passare attraverso il personaggio di David Tennant.

Se così fosse, si potrebbe passare sopra ad alcuni buchi e baratri di stile (certi momenti davvero troppo troppo facili e telefonati). Se invece il creatore David Wolstencroft avesse deciso di puntare tutto sugli istinti facili e immediati del pubblico, saremmo di fronte a una serie tv che dice che i criminali non vanno processati. Non sarebbe bello per la BBC, né per il pubblico.

Perché seguirlo: per vedere se sarà in grado di tenere in piedi un discorso etico davvero pesante e importante. E appasionante, per fare la terza ante.

Perché mollarlo: per alcuni passaggi sciatti e per David Tennant che proprio non sopporto. Mai.



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