26 Ottobre 2017 1 commenti

Stranger Things 2 – Bentornati a Hawkins di Marco Villa

Strangers Things 2, ovvero il ritorno di tutti i nostri eroi e di quel citazionismo pop che ci ha fatto innamorare della serie tv di Netflix

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Homecoming. Letteralmente significa ritorno a casa, ma negli Stati Uniti è amche una tradizione specifica, quella che porta diplomati e – soprattutto – laureati, a tornare nei luoghi dove hanno studiato. Per l’università è un modo di creare una comunità che va al di là degli anni di studio, per gli ex studenti è invece la speranza concreta di vedere che nulla è cambiato, che le aule sono sempre le aule e che quindi loro non sono poi invecchiati davvero. La prima puntata di Stranger Things 2, come è stata chiamata ufficialmente la seconda stagione, è proprio questo: tornare in un luogo amato, in cui si sono trascorsi momenti indimenticabili e scoprire che tutto è come ricordavamo.

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La seconda stagione di Stranger Things sarà disponibile su Netflix dal 27 ottobre, ma il primo episodio è stato proiettato a Milano ad Anteo Palazzo del Cinema, con tanto di saluto in sala di David Harbour, l’attore che interpreta lo sceriffo Hopper e che si candida a un ruolo sempre più centrale nella serie.

Il primo episodio di Stranger Things 2 è un grande bentornati a Hawkins: rivediamo tutti i personaggi della scorsa stagione, ne scopriamo un paio di nuovi abbastanza di passaggio e capiamo che tutta la vicenda del sottosopra ha cambiato la vita di chi è stato toccato. L’ha cambiata a Joyce (Winona Ryder), che sta insieme a un tizio improbabile che è la rappresentazione stessa dei concetti di tranquillità e normalità e ovviamente a Will, turbato nella psiche e nel fisico dal suo viaggio dall’altra parte. Ma l’ha cambiata anche a Mike, che a distanza di un anno non riesce a darsi pace per la scomparsa di Eleven, con dirette ripercussioni sulla sua resa scolastica.

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Nel complesso, però, Hawkins rimane Hawkins, ovvero quel posto in cui “tutti sono amici e nessuno ti mente mai”, per usare le parole di David Harbour. Un posto in cui le minacce arrivano sempre da fuori, anzi: in cui tutto ciò che viene da fuori è una minaccia. Qualsiasi tipo di autorità imposta dall’esterno è sempre una rappresentazione del male, che rischia di compromettere il paradiso della provincia americana. Una visione che sarebbe ultra-reazionaria, se non fosse accompagnata da alluvioni di riferimenti pop e nerd pressoché in ogni sequenza: il citazionismo è stato uno dei punti di forza del successo di Stranger Things e ovviamente i fratelli Duffer non si risparmiano, andando ad aggiungere al cast anche Sean Astin, direttamente dai Goonies, nella parte del già citato fidanzato improbabile di Joyce.

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E Eleven? Eleven è il mistero meno misterioso nella storia dei cliffhanger, visto che quintali di trailer e immagini promozionali non solo ci hanno garantito la sua presenza, ma anche mostrato come è cambiata in questo anno. Eleven c’è e compare in un modo che permette a tutti di emozionarsi un poco, senza però stupire più di troppo. Che poi è esattamente lo spirito di questa prima puntata ed è anche emblematico della grande sfida che la seconda stagione dovrà affrontare, dimostrando di essere più forte di due fattori di rischio: quello di un citazionismo da ammiccamento fine a se stesso e quello di non voler scontentare un pubblico adorante. Bentornati a Hawkins, il bello di Stranger Things 2 inizia adesso.



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