28 Novembre 2017 9 commenti

She’s Gotta Have It – La serie giusta al momento giusto di Marco Villa

She’s Gotta Have It è una serie interamente diretta da Spike Lee e racconta cosa significa essere una ragazza nera a Brooklyn nel 2017

She's Gotta Have It è una serie interamente diretta da Spike Lee e racconta cosa significa essere una ragazza nera a Brooklyn nel 2017

Se c’è una cosa che è subito chiara in She’s Gotta Have It è che è una serie diretta, che non fa mai giri strani per arrivare al punto. E così sarà anche questa recensione, che parte quindi secca. Per l’esattezza, parte così: She’s Gotta Have It è la nuova serie di Netflix, disponibile dal 23 novembre 2017. Il primo elemento forte che la riguarda è che è scritta (in parte) e diretta (tutta) da Spike Lee, già regista anche del film omonimo del 1986 cui è ispirata la serie. Il secondo elemento, invece, è che si tratta della serie giusta al momento giusto.

La protagonista di She’s Gotta Have It è Nola Darling (DeWanda Wise), giovane artista che vive nella gentrificata area di Fort Greene a Brooklyn e che ha le idee chiarissime su cosa fare nella vita: tutto quello che vuole. Per questo motivo, non solo non accenna a desistere dalla sua carriera artistica, ma vive ogni aspetto della sua quotidianità puntando sempre alla massima soddisfazione possibile. Buona parte di She’s Gotta Have It, soprattutto all’inizio, è concentrata sulla vita sessuale di Nola, che porta avanti in parallelo storie con tre uomini e occasionalmente anche con una donna: non si tratta di relazioni clandestine, ma di una serena poligamia alla luce del sole. Serena per lei, perché invece le altre metà delle varie relazioni vorrebbero l’esclusiva.

She's Gotta Have It è una serie interamente diretta da Spike Lee e racconta cosa significa essere una ragazza nera a Brooklyn nel 2017

La centralità di questo tema in She’s Gotta Have It è evidente non solo per una mera questione di tempi e scene, ma anche per una serie di speech che la protagonista declama. Quello che prima ho definito in maniera superficiale “fare tutto quello che vuole” è in realtà la necessità di Nola di imporre la propria identità su quello che la circonda, senza sottostare a convenzioni e schemi sociali. In quanto donna e nera, però, si ritrova sommersa da imposizioni e tentativi di incasellamento. Ogni azione e ogni gesto diventano per lei il modo per porsi con forza nel mondo.

Questa attitudine del personaggio viene amplificata da She’s Gotta Have It con una serie di brevi monologhi con sguardo in camera di chiaro stampo teatrale, in cui vengono spiegate motivazioni e ragioni che guidano i comportamenti. Per quanto Spike Lee riesca a dare ritmo anche a queste breve parentesi, si tratta senza ombra di dubbio dei momenti più deboli della serie, in cui gli sceneggiatori tirano fuori la lavagna e si mettono a spiegare: “vedete cari spettatori, non è giusto che Nola non possa indossare quell’abitino nero succinto solo perché gli uomini non sanno come gestirlo e ne sono spaventati”.

She's Gotta Have It è una serie interamente diretta da Spike Lee e racconta cosa significa essere una ragazza nera a Brooklyn nel 2017

Spiegoni belli e buoni, che senz’altro potevano essere evitati con scelte di scrittura differenti, ma che si rendono necessari per la volontà di She’s Gotta Have It di essere una serie manifesto, ben più grande delle storie dei suoi personaggi. E soprattutto di esserlo in questo momento storico, tra Black Lives Matter e la ritrovata centralità della tematica femminile e femminista del post-Weinstein.

Tutti i personaggi sono funzionali all’incarnazione di una o più tematiche e di fatto rappresentano emanazioni dei pensieri e dei dubbi di Nola Darling: il rapporto con il proprio corpo e la propria sessualità, ma anche con il colore della pelle e con le prospettive di vita e di crescita. Nola è una irrisolta che vive di velleità, che si fa aiutare indirettamente dai genitori, ma che professa un’indipendenza assoluta. Non siamo in fondo lontani dalla caratterizzazione dei personaggi di Girls, con la differenza che le ragazze di Lena Dunham sfogavano la propria insicurezza in nevrosi e paranoie, mentre Nola cerca di sovrastarla con entusiasmo e positività quasi da prova anti-doping.

She's Gotta Have It è una serie interamente diretta da Spike Lee e racconta cosa significa essere una ragazza nera a Brooklyn nel 2017

Un personaggio complesso, che può rendersi insopportabile per come la sua ricerca di libertà diventi assoluto egoismo, ma che sa conquistare ed entusiasmare soprattutto grazie a una regia pazzesca: ritmatissima, giocata con tantissimi primi piani e un frequente salto dalla finzione al mockumentary e ritorno. Del resto, non stiamo parlando dell’ultimo arrivato, ma di Spike Lee.

She’s Gotta Have It è una serie su cui si potrebbe andare avanti a scrivere tantissimo, perché offre molti livelli di lettura e molti spunti, per l’esattezza almeno uno per ogni personaggio secondario. Sono dieci puntate da meno di 40 minuti: in caso non l’aveste messa tra le cose da vedere, secondo me dovreste cambiare i vostri piani.

Perché guardare She’s Gotta Have It: per quanto è inserita nel suo (e nostro) tempo e per la regia di Spike Lee

Perché mollare She’s Gotta Have It: per la scelta di andare dritta su spiegoni e lezioncine



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