26 Gennaio 2018 14 commenti

Britannia – La versione psichedelica di Vikings firmata Sky di Marco Villa

L’invasione romana della Britannia raccontata a tinte acide

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“E chi siamo noi per non avere una serie storico-fantasy? Ok HBO, ma che ce l’abbiano persino a History mi pare eccessivo…” Tra i passatempi inutili e senza scopo, vi consiglio ogni tanto quello di immaginarvi la riunione che dà vita a un progetto, meglio se sconclusionato o semplicemente brutto. È un esercizio fine a se stesso, ma a volte permette di mettere in fila ragionamenti e situazioni. Le due frasette in apertura sono probabilmente il succo di proposte, riunioni e brainstorming che hanno portato Sky UK a commissionare Britannia, serie tv di sangue e battaglie che prova a dire la sua con un taglio quasi psichedelico.

Britannia

Britannia è una co-produzione Sky-Amazon ed è in onda anche in Italia su Sky Atlantic HD dal 22 gennaio. La storia è quella dell’invasione romana dell’odierna Gran Bretagna, avvenuta nel 43 d.C. ad opera del generale Aulo Plauzio. I romani sono un impero, sono organizzati e compatti. Dall’altra parte invece ci sono varie popolazioni in perenne lotta tra loro e caratterizzate da tradizioni e stili di vita in cui riti religiosi al limite dell’esoterico hanno grossa importanza. O almeno questo è quello che ci viene mostrato nel primo episodio: lo sbarco dei romani avviene infatti nella notte del solstizio d’inverno e il primo contatto con le popolazioni locali avviene proprio durante una festa che celebra il passaggio all’età adulta di un gruppo di ragazze.

Soldati vs. gente ubriaca = massacro. Massacro di donne, vecchi e bambini da cui però si salva Cait (Eleanor Worthington Cox), ragazzina che stava partecipando al rito, ma che viene salvata da un tizio piuttosto strano che sembra perennemente fatto di erbe o semplicemente un po’ spostato. Lui è Divis (Nikolaj Lie Kaas) ed è il collegamento con il secondo fronte narrativo aperto nella prima puntata, ovvero quello dei druidi: i sacerdoti/maghi vengono dipinti come una sorta di setta che vive nelle caverne, più simili a un gruppo di raver che alle figure sciamaniche cui siamo abituati. Terzo e ultimo filone narrativo, quello delle popolazioni “barbare”, ovvero i legittimi proprietari della terra invasa dai romani: in particolare ne conosciamo due, che trasformano un matrimonio in una reciproca strage (vizietto dei fantasy in costume, a quanto pare), ma che dovranno per forza di cose unirsi per fronteggiare l’arrivo degli invasori. E a naso avrà ruolo fondamentale Kerra, interpretata da Kelly Reilly.

Eleanor Worthington-Cox (as Cait) & Nikolai Lie Kaas (as Divis) 20160714-_BRI7510.tif

A livello di trama pura, nel primo episodio di Britannia non succede poi molto, ma non è poi così importante. L’aspetto più importante, infatti, è la volontà chiarissima dei creatori Jez Butterworth, Tom Butterworth, James Richardson e del regista Metin Hüseyin (già al lavoro su Outlander) di prediligere un approccio tutt’altro che classico. Gran parte del pilot è girato come se fosse una visione distorta dei vari personaggi, cercando di rendere al meglio la loro soggettività. Il risultato è una sensazione quasi psichedelica, che crea un gran bel contrasto con quanto viene raccontato e soprattutto con l’epoca che si sta affrontando. E si tratta di una scelta importante: al di là del gusto personale, infatti, una produzione che voglia affrontare questo tipo di storia nel 2018 deve avere una propria identità, per non rischiare di rimanere sepolta nella scia di Game of Thrones e pure di Vikings, che ormai è innegabilmente un riferimento nel genere.

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Il pilot di Britannia non è di facile interpretazione, nel senso che al di là di qualche (comunque comprensibile) carenza a livello di effetti grafici, non si riesce a dare un giudizio definitivo perché l’impronta anti-realistica è talmente forte da oscurare tutto. Significa che Britannia ha un’identità forte, in grado di respingere lo spettatore, ma anche di esaltarlo: dipende tutto da approccio e gusto. Probabilmente con il passare degli episodi i toni si smorzeranno e si andrà verso un maggiore equilibrio, prospettiva che potrebbe fare contenti un po’ tutti i fan del genere.

Perché seguire Britannia: per come si impone con un’identità forte

Perché mollare Britannia: perché è l’ennesima para-fantasy in costume e per la vena psichedelica preponderante



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