6 Dicembre 2018

JD Pardo e l’eredità di Jax Teller – Intervista al protagonista di Mayans MC di Diego Castelli

Abbiamo incontrato il protagonista di Mayans in occasione della partenza della serie su FOX: ecco le sue parole

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Lo scorso week end si è tenuto a Milano FoxCircus, la tre giorni organizzata da Fox per celebrare le sue serie tv e più in generale il mondo della serialità televisiva, con conferenze, panel, installazioni, giochi ed esperienze varie.
52 ore molto ricche, che hanno fatto la gioia di un sacco di fan, ma che naturalmente hanno scatenato in me, vecchio introverso proprietario di gatti, il più classico dei panici agorafobici: quanta gente ci sarà? Ci saranno da fare code? Troverò parcheggio? Quanto prima devo andare?
La mia partecipazione non era però in dubbio, perché pochi giorni prima i ragazzi di FOX ci avevano chiesto se ci avrebbe fatto piacere intervistare JD Pardo, protagonista di Mayans lo spinoff di Sons of Anarchy (in partenza proprio stasera, 6 dicembre, su FOX) riuscito miracolosamente a non sfigurare di fronte all’illustrissimo predecessore.
Naturalmente gli abbiamo detto di sì, quindi mi sono organizzato per benino, sono andato lì in anticipo per non avere casini col parcheggio, ero pronto a registrare, a scrivere. Tutta quella preparazione un po’ da Sheldon Cooper che consente, in prima battuta, di non sudare, ché poi sulla camicia si vede.

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Arrivato sul posto, sono subito stato preso in consegna dall’organizzazione, che mi ha fatto saltare un po’ di code (dove guardavo gli altri gridando “ciao povery”) per portarmi nella zona delle interviste. Curiosamente, questo spazio era appena oltre un lungo corridoio pieno di escape room (altra discreta figata della manifestazione) che si presentavano come porte nere e buie, sormontate da una luce rossa che faceva pensare a un omicidio imminente. Il che non è troppo rassicurante, dovendo intervistare uno che in tv fa il mezzo gangster. Superati questi venti metri horror, però, Pardo era lì che beveva un po’ d’acqua e sorrideva a tutti senza alcuna paura di essere arrestato dall’FBI, al che mi sono detto “ah giusto, è un attore”, e abbiamo potuto cominciare.

L’intervista è stata condotta da me più un’altra persona che non conoscevo e con cui sono stato appaiato. Regolatevi così: io ho fatto solo le domande che vi sembrano interessanti.

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Partiamo dall’elefante nella stanza: Mayans è un sequel/spinoff di Sons of Anarchy, una serie che probabilmente ha ricevuto meno fama di quella che avrebbe meritato, ma che ha comunque uno stuolo di fan appasionatissimi. Doversi immergere in quell’eredità è una pressione? O piuttosto un’opportunità?
Tutte e due. Sons of Anarchy è un franchise molto importante, e ci hanno lavorato attori che hanno creato qualcosa di fantastico. La pressione viene da qui, e da un gruppo di fan che vogliono divertirsi, che sono fedeli, e verso i quali sento inevitabilmente una responsabilità allo stesso tempo, ma allo stesso lavorare a questo livello per FOX è certamente una grande opportunità per la mia carriera, una delle migliori avute finora.

Com’è lavorare con Kurt Sutter?
Fantastico. È un grandissimo narratore di storie, ed è sempre molto chiaro su ciò che vuole, cosa che a me piace molto perché rende tutto più facile.

Ma non è matto? Noi abbiamo sempre l’impressione che sia un po’ fuori di testa…
[Ride] In realtà direi di no. È un professionista, sa cosa vuole, te lo comunica, e tu sai sempre dove sei e cosa stai facendo. Per questo ho un ottimo rapporto con lui, e non mi sento in soggezione in sua presenza, sa mettere gli attori a proprio agio.

Hai dovuto allenarti per il ruolo di EZ? L’impressione è che tua sia parecchio più grosso di prima.
In effetti ho dovuto mettere su un po’ di massa. Per un personaggio come quello di EZ, che è passato dall’essere un ragazzo qualunque che va a Stanford, a diventare un carcerato, era importante mostrare anche visivamente l’effetto della prigione, che inevitabilmente ti impone di costruire un certo fisico, per una questione di sopravvivenza. Per noi era importante mostrare questo aspetto, ci tenevo che si vedesse l’animale che la galera tira fuori da un ragazzo tutto sommato normale. Il che non significa che questo lato animalesco sia sempre presente quando EZ è sullo schermo, ma volevo che ce ne fosse sempre almeno una traccia sotterranea.

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Tu hai fatto parecchia gavetta, e partecipato a produzioni importanti, ma ora sta arrivando anche una nuova popolarità. Per esempio su instagram, dove sei molto più attivo di prima.
Sì è vero. Devo confessare che ho un rapporto di amore-odio con i social. Sono una persona molto riservata, vorrei pensare solo al lavoro e concentrarmi sull’essere un attore sempre più bravo, ma sono anche conscio che i social media sono ormai parte del mondo in cui viviamo, fanno parte del business, senza contare che sono un bel modo di restare in contatto più diretto con i fan. Quindi cerco di impegnarmi come posso per non trascurarli.

Anche perché tu hai lavorato in Twilight, se parliamo di fan sfegatati…
[Ride] Non posso negarlo, e devo ammettere che i fan di Twilight sono… interessanti. Tu sei fan di Twilight?

No. Ma tanto chissene, è finito.
[Ride di nuovo] Una cosa però ci tengo a ricordarla. Stavamo lavorando all’ultimo film della saga, e un giorno ero in questa specie di magazzino e stavo discutendo con il regista Bill Condon a proposito di certe problematiche col mio costume di scena. Eravamo su un set con un green screen, e molte persone lavoravano intorno alla scenografia, alle luci ecc. Lì vicino c’era anche Michael Sheen (protagonista fra le altre cose di Masters of Sex, in Twilight interpretava Aro, ndr), che stava provando il suo monologo finale. Io stavo parlando col regista, ma mi sono accorto che pian piano tutte le persone presenti, a prescindere da cosa stessero facendo, si stavano fermando per ascoltare Michael Sheen che provava. Quando il suo monologo è finito, è scattato un applauso in tutto il set, ed è tuttora il ricordo più bello che ho della mia esperienza in Twilight, il momento in cui ho guardato Michael Sheen osannato per una semplice prova e ho pensato “questo è un attore, un maestro in quello che fa”. In quel momento sono diventato suo fan assoluto.

Ultima domanda. Ci capita spesso, anche nelle stesse serie tv, di sentire personaggi che sottolineano l’importanza di avere un piano B, nel caso in cui i propri sogni non si realizzassero. Tu ce l’hai un piano B? Sapresti cosa fare se la tua carriera d’attore a un certo punto subisse una battuta d’arresto?
Una volta la pensavo anch’io così, ero convinto che servisse un piano B. Ma alla fine l’ho lasciato perdere tanto tempo fa. In questo momento il mio piano B è do plan A harder, impegnarmi ancora di più col piano A.

PS Dice che i giornalisti seri non si fanno le foto coi vip, e di certo non le inseriscono negli articoli. Ma io non sono giornalista, e di certo non ho mai detto di essere serio!

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