13 Marzo 2019 11 commenti

After Life – La nuova serie di Ricky Gervais fa ridere e (un po’) piangere di Marco Villa

In After Life Ricky Gervais è un vedovo alle prese con l’elaborazione del lutto per la morte della moglie: cinismo e malinconia a palate

Brit, Copertina, Pilot

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Da zero a cuccioli di Golden Retriever, quanto volete bene a Ricky Gervais? Noi tanto, tantissimo. Da The Office in poi, passando per Extras e Life’s Too Short, arrivando allo special di Netflix dello scorso anno e mettendo tra parentesi giusto Derek. Nella sua carriera, la costante più importante è stata la gestione dell’imbarazzo: quello in cui calava (e cala) i personaggi che scrive o interpreta e quello in cui finisce per sprofondare anche lo spettatore.

Una caratteristica che viene confermata anche in After Life, la nuova serie che Ricky Gervais ha firmato e diretto per Netflix e che è disponibile dall’8 marzo. Sei episodi da 24 minuti, in cui Gervais interpreta Tony, giornalista che lavora in un giornale locale della provincia inglese. Questa la sua professione, ma ciò che definisce Tony è il fatto di essere da poco diventato vedovo, in seguito alla morte per cancro della moglia Lisa. Da quel momento, Tony si sente perso: non ha motivazioni per andare avanti e pensa in continuazione al suicidio. Ci arriva anche vicino, ma più volte viene fermato dall’intervento del suo cane, unico essere vivente verso cui sente ancora dell’affetto.

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Incazzato nero con la vita per quello che gli è successo, Tony si sente in diritto di lasciare libero il proprio cinismo e di sfogarlo contro tutti quelli che lo circondano. Bersagli preferiti sono i colleghi di lavoro, tutti rappresentanti di tipologie umane che non spiccano per carattere e brillantezza. Nei rapporti con loro emerge la natura più cattiva di Gervais, che li mette al muro con commenti spietati che non lasciano scampo.

Atteggiamento che Gervais adotta da sempre, ma che in After Life assume un nuovo taglio, perché bilanciato dalla situazione personale del suo personaggio e dalle scene più dichiaratamente drammatiche in cui ricorda la moglie. In questo senso, hanno un ruolo fondamentale i video in cui Tony riprendeva le reazioni della moglie a tanti scherzi che le ha fatto nel corso degli anni. Sono forse questi passaggi a settare al meglio il tono di After Life, che ha picchi verso il dramma o verso la cattiveria, ma mantiene una malinconia di fondo impossibile da scalfire.

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Questo a livello di trama, ma in realtà After Life è interessante anche da un punto di vista meta-linguistico. Il tema di fondo, affrontato in modo sia esplicito, sia implicito, è un discorso allargato sulla comicità e su che ruolo possa e debba avere di fronte a un dramma come un lutto. Una volta scomparsa la moglie, gli stessi video citati in precedenza cambiano di sostanza e diventano emblematici di tutto il tema sotteso ad After Life.

Che è una serie delicata e sospesa, che gioca più sulla sottrazione che sull’accumulo, ma che trova fin da subito ritmo e passo personali. After Life non procede per grandi momenti, anzi: è una somma di piccole cose e di piccoli momenti, che sul momento possono sembrare insignificanti, ma messi insieme diventano una ricchezza.

Certo, esiste un pre-requisito: voler bene a Ricky Gervais e accettare il suo mondo, ma questo vale per tutto quello che ha fatto.

Perché guardare After Life: per la capacità di bilanciare dramma e comicità

Perché mollare After Life: per quanto è sospeso e rarefatto.

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