17 Aprile 2020

After Life – Netflix: La seconda stagione della serie di Ricky Gervais di Marco Villa

Il 24 aprile ritorna After Life, la serie di Ricky Gervais su Netflix: e si continua a ridere e piangere

La prima stagione è stata una mazzata. Nei suoi sei episodi, After Life ha cercato di raccontare quello che è più difficile raccontare, provando a trovare un equilibrio impossibile tra dramma e risata. La storia è quella di Tony, giornalista di provincia che deve fare i conti con la morte della moglie. L’aspetto più importante, ovviamente, è il fatto che tutto sia scritto, interpretato e diretto da Ricky Gervais, che è semplicemente uno dei geni della comicità degli ultimi vent’anni.

La prima stagione di After Life è stata una mazzata, ma non è stata perfetta: un po’ di ripetitività verso la fine, qualche puntata un po’ storta. Ma è stata una stagione potentissima: dal tema generale, passando per diverse scene che non lasciano indifferenti. E sapete a quale mi sto riferendo in modo particolare.

Il 24 aprile ritorna After Life, la serie di Ricky Gervais su Netflix: e si continua a ridere e piangere

Il 24 aprile After Life torna su Netflix e riparte da dove si era fermata, ovvero da un Tony che ha ormai messo alle spalle i propositi suicidi, ma che non è ancora riuscito a far pace con quanto è accaduto, né sembra avere intenzione di farlo. Ogni giornata si apre con la visione di una clip pescata dall’archivio dei video girati con la moglie Lisa, prosegue con la colazione del cane, si srotola senza forza negli impegni lavorativi, si chiude con un giro al cimitero dove Tony incontra Anne, la vedova con cui ha fatto amicizia.

Se la sequela di azioni è rimasta pressoché inalterata rispetto alla prima stagione, è cambiato l’atteggiamento di Tony: la rabbia che lo animava sembra sbollita, o almeno tenuta a bada. Gli scatti d’ira, che nella prima stagione culminavano nei mini-monologhi di stampo teatrale, sono pressoché scomparsi, anche se come bersaglio privilegiato si candida un tizio che sembra voglia provarci con Emma, l’infermiera della casa di riposo dove vive il padre di Tony.

La vera novità però sta nel rapporto che Tony ha instaurato con due personaggi: Daphne e Pat, rispettivamente prostituta e postino che nella prima stagione iniziano a orbitare intorno a lui e che ora sono diventati amici. Proprio il cambio di status di Pat è uno degli elementi che testimonia il passo in avanti del personaggio di Ricky Gervais.

La rabbia sembra quasi del tutto archiviata, ora il grande protagonista è un senso di autocommiserazione e relativa consapevolezza. Tony non riesce a essere felice, in qualche modo pensa che non sia giusto provare a esserlo, ma in questo modo finisce per crogiolarsi nella propria infelicità, situazione che non riesce a sopportare. Entra così nel circolo infinito di azioni descritto in precedenza, che è poi anche il canovaccio generale dei primi episodi.

La sensazione è che questa seconda stagione sia più concentrata sul tentativo di trovare una normalità: appurato che la felicità è fuori portata, la quotidianità diventa l’unica risposta possibile, almeno come soluzione tampone. In apparenza, il risultato potrebbe essere una stagione meno drammatica. In apparenza, perché di questo non siamo minimamente sicuri. Ma proprio no.



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