21 Marzo 2019 13 commenti

The Order – Tra inutilità e autoparodia di Marco Villa

The Order, ovvero una serie tv che non sa se vuole essere seria o parodia. E finisce per non essere né l’una, né l’altra

Copertina, Pilot

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The Order o il sottile confine tra fare le cose seriamente e l’auto parodia. Brevemente, la trama: Jack è un giovane di provincia di quelli tanto intelligenti e svegli, ma poco integrati col mondo che lo circonda. La madre è morta, il padre è scomparso e tutta la sua vita ruota intorno alla misteriosa Belgrave University, ateneo dove il nonno ha lavorato per tutta la vita come custode. Ma non è tutto: in qualche modo, Jack sa che la morte della madre è legata a una misteriosa società segreta presente all’interno dell’università. Quando Jack viene accettato nell’ateneo con una borsa di studio e con qualche secondo fine da parte della preside, per lui la missione diventa una sola: entrare all’interno dell’associazione segreta. La società segreta, tenetevi forte, si chiama Rosa Blu.

Mondo universitario + storiacce segrete = dalle parti di Greek, unito a The Vampire Diaries. Prodotto per adolescenti senza grosse pretese che potrebbe fare il suo senza grossi patemi. Se non fosse per un piccolo particolare: The Order (su Netflix dal 7 marzo) non ha la minima cognizione di quello che è, del proprio genere e di ciò che significa inserirsi all’interno di quel genere.

Tutto quello che accade in questa serie sembra buttato lì a caso, uscito dalla mente di un gruppo di sceneggiatori durante un brainstorming alcolico e immediatamente trasferito su pagina. Dobbiamo trovare un modo per spiegare come i membri dell’associazione segreta comunicano con i discepoli? Facile: facciamo comparire dei foglietti manoscritti all’interno della giacca della persona che deve ricevere il messaggio. Il messaggio che è stato inviato è sbagliato? Facile: mostriamo con mirabolanti artifici tecnici e grafici il messaggio che si rimescola e cambia di contenuto per diventare quello che il mittente desiderava.

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Queste sono le parti più cheap, quelli che fanno sorridere e non fanno prendere sul serio tutto quello che accade. Peccato che in questo panorama abbastanza ridicolo c’è anche una trama che dovrebbe essere piuttosto drammatica. Nel primo episodio, all’interno del campus, due ragazzi vengono brutalmente sgozzati. Sgozzati eh, non che si soffocano con il burrito. Non è una cosa da poco, peccato che venga trattata con livelli di pathos nettamente inferiori anche rispetto a una serie dichiaratamente parodistica come Scream Queens. Detto in altri termini: c’è un serial killer nel campus, ma tutti se ne fregano. L’unica cosa che conta, per il protagonista e per tutto il gruppetto di personaggi che gli gravita intorno, è entrare nella famigerata Rosa Blu. Il resto conta niente

E qui c’è un problema, abbastanza evidente: The Order è debole per qualsiasi casella lo si voglia inserire. Non ha minimamente la forza per essere un drama, per quanto edulcorato e rivolto a un pubblico giovane, ma non ha neanche la forza per essere parodia di un genere, non avendo in fin dei conti la carica dissacrante richiesta a prodotti di questo tipo.

Il risultato è un prodotto incompiuto, di cui non si capisce realmente né il senso, né lo scopo. Sarebbe potuta essere a mani basse la serie peggiore vista quest’anno, ma almeno di questa il pilot sono riuscito a finirla. Là, sulla vetta al contrario delle migliori serie dell’anno, resta indisturbata a rinviare Northern Rescue. Speriamo per tutto l’anno.

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