30 Maggio 2019 12 commenti

Killing Eve season finale – L’amore non è bello se non è litigarello di Diego Castelli

Il rapporto fra Eve e Villanelle è cresciuto per tutta la stagione, e nel finale trova uno snodo fondamentale

Killing Eve Finale (1)

OCCHIO, SPOILER SUL FINALE DI STAGIONE!

Sei mesi fa, al momento di fare i classici bilanci capodanneschi, qui a Serial Minds dichiarammo la nostra particolare predilezione per Killing Eve, che per noi era la miglior novità del 2018. Troppo gustoso il mix di intrattenimento, splatter, ironia, costruzione psicologica, femminismo intelligente e mai stucchevole, per non considerarla una vera e propria bomba, di quelle che fanno uscire quelle frasi simpaticissime per cui la gente ti adora sui social, tipo “se non stai guardando Killing Eve stai sprecando il tuo tempo”. Non importa che quello/a stia per inventare un modo facile ed economico per estrarre acqua potabile dal mare: se non sta guardando Killing Eve sta buttando la sua vita.

Ora è appena finita la seconda stagione, e vale la pena aggiornarsi un po’.
Il secondo ciclo di episodi è stato gagliardo, divertente, ben scritto, girato e interpretato. Ovviamente qualcosa ha perso, in termini di pura novità, perché già conoscevamo i personaggi e le loro dinamiche, e perché non ne sono stati introdotti di così rilevanti da modificare in modo sostanziale lo sviluppo della storia. Allo stesso tempo, però, quella stessa storia ha continuato a interessarci, portandoci a un finale molto preciso e molto coerente, che lascia un grosso e succoso punto di domanda sul prossimo futuro.

Killing Eve Finale (5)

A voler cercare il pelo nell’uovo, in realtà, un difetto aggiuntivo a Killing Eve si potrebbe anche trovare, e non sarebbe nemmeno piccolo: la serie è così concentrata sul rapporto morboso fra Eve e Villanelle, che tutto ciò che nella stagione era vagamente accessorio è diventato anche automaticamente poco rilevante, se non come strumento di progresso per la trama principale. Pensiamo a Ghost, l’assassina “rivale” di Villanelle, la cui costruzione misteriosa è apparsa subito stuzzicante agli occhi dello spettatore, salvo poi sparire rapidamente dopo il primo, effettivo incontro fra le due assassine. Oppure pensiamo a Aaron Peel, cattivo sicuramente più importante e con un’identità più rotonda, che però riesce a prendersi un paio di puntate prima di morire (deliziosamente, come vedremo a breve, ma sempre come rigoroso subordinato narrativo). E come terzo esempio, pensiamo alla facilità con cui Eve, dopo aver passato tutta la prima stagione a cercare di catturare Villanelle, riesca tranquillamente a ingaggiarla e quindi a trovarsi al suo cospetto praticamente mandando una mail: un artificio di cui Emerald Fennell (giovane e talentuosa sceneggiatrice ingaggiata da Phoebe Waller-Bridge come head writer della seconda stagione) si serve per dare un’accelerata alla relazione fra le due protagoniste, vero cuore dello show, ma che probabilmente se fosse stato usato in Game of Thrones saremmo già alla sesta petizione (per fortuna che Killing Eve è vista da meno persone…).

Se però, come detto, alcune forzature sono state messe in campo per facilitare lo sviluppo del rapporto fra Eve e Villanelle, è altrettanto vero che proprio quel rapporto è il principale motivo di interesse di chi guarda la serie, e da questo punto di vista non abbiamo nulla di cui lamentarci.
La seconda stagione di Killing Eve è un lungo e progressivo avvicinamento fra le due, che cominciano a collaborare e a essere sempre più legate, in quel gioco morboso e stuzzicante in cui Villanelle è (o sembra) molto più sicura di quello che vuole, mentre Eve si lascia trascinare da una corrente che la porta verso le acque scure e torbide in cui sguazza la sua avversaria/amica/amante.

È un avvicinamento progressivo che passa attraverso vari step, non ultimo quella specie di sesso virtuale con Eve che decide di trombarsi Hugo mentre la trasmittente nel suo orecchio le fa sentire la voce di Villanelle. Ma è solo col finale, grottesco e bellissimo, che il percorso arriva a una (momentanea) conclusione.

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Per buona parte, l’episodio sembra costruito per creare una coppia che, invece di collaborare all’interno di una struttura più grande, diventa un nucleo opposto al mondo esterno. Quando Villanelle uccide Peel, non senza una buona dose di gore che non fa mai male (gli taglia la gola costringendolo a guardarsi mentre muore, lui che amava filmarsi nell’atto di uccidere le sue ospiti), Eve viene ben presto a scoprire che l’omicidio era stato ampiamente previsto dall’MI6: Carolyn aveva manipolato i suoi sentimenti e la “prevedibile imprevedibilità” di Villanelle (che fa più o meno sempre il contrario di quel che le si dice) per far fuori un criminale sgradito, ma del cui sangue il servizio segreto non voleva sporcarsi direttamente le mani.
E qui abbiamo Eve che se ne va.

Allo stesso tempo, anche Villanelle si trova potenzialmente in difficoltà perché, nonostante il supporto di Konstantin che le svela di essere nel mirino dei Twelve e le offre una via d’uscita, decide di non lasciare sola Eve, trovandosi così di fronte Raymond, il successore di Konstantin con cui non era mai andata d’accordo (eufemismo).
La lotta fra i due diventa soprattutto un’iniziazione di Eve all’omicidio: pur di proteggere Villanelle, la donna è disposta a uccidere l’uomo che la sta strozzando, e pure a farlo in maniera piuttosto coreografica, visto che deve usare diversi colpi di accetta.

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Ci troviamo così in una situazione che fa un po’ Telma & Louise, con le due donne finalmente insieme, sole contro il mondo. Eve è naturalmente quella più sconvolta, visto che ha appena ucciso un uomo e rinunciato alla sua carriera, ma è comunque in grado di abbattere fisicamente un muro di legno per salvarsi, quindi a posto così. Villanelle, dal canto suo, comincia già a fantasticare su baite innevate dove poter trascorrere anni di “normalità” in compagnia della sua amata.
E poi però arriva il patatrac: Eve si accorge che Villanelle è in possesso di una pistola, che avrebbe potuto usare senza sforzo per difendersi da Raymond. Se non l’ha fatto è perché voleva che Eve lo uccidesse. Quindi, a conti fatti, anche lei l’ha manipolata, esattamente come Carolyn.

Ora, mi sembra evidente che Eve non potesse credere sul serio al fatto che Villanelle, nei suoi confronti, non fosse la stronza egoista e manipolatrice che è con tutti. Allo stesso tempo, però, qualcosa fra loro si spezza, e da spettatori ci crediamo: fino a quel momento, il rapporto fra le due era cresciuto all’insegna di una qualche forma di sincerità, tale per cui anche quando si inseguivano e si accoltellavano, fra loro sembrava esserci un filo rosso di accordo e sentimento che né l’una né l’altra condividevano con nessun altro. Eve non ha mai pensato che Villanelle fosse una brava persona, e anche in questa stagione ha avuto molte occasioni per confermare questa impressione, eppure non ha mai avuto modo di dubitare che, a suo modo, Villanelle coltivasse per lei un sentimento diabolicamente sincero.

Nel vedersi manipolata dall’unica persona a cui, più o meno consciamente, stava concedendo il suo amore, guarda caso subito dopo essere stata presa in giro praticamente tutti gli altri, Eve sbrocca: afferma di voler tornare a casa sua, e di non accettare l’amore che Villanelle le professa, accusandola di non essere capace di provarlo. Quello a cui assistiamo è una specie di risveglio, un aprire gli occhi da un sogno assurdo in cui Eve si era adagiata, e che si conclude quando Villanelle le rivolge il “you’re mine” che dà titolo all’episodio: Eve credeva che il loro fosse un rapporto paritetico, mentre Villanelle l’ha sempre interpretato come una gerarchia in cui Eve era il giocattolo attualmente preferito.

Killing Eve Finale (2)

In compenso, però, il litigio è la base di una definitiva crescita per Eve, che urlando in faccia a Villanelle le dice di essere diventata davvero come lei, una donna senza paura di nulla, pronta a fare le sue scelte.
Ed è qui che, per Villanelle, le cose non possono più funzionare: finché Eve era stata un’agente timida e paurosa, che coltivava per lei un amore assurdo, Villanelle non poteva che esserne intrigata, e insegnarle le gioie del lato oscuro era una missione ottima per distoglierla dalla noia perpetua di cui la stessa Villanelle aveva parlato a più riprese.
In una Eve uguale a lei, invece, Villanelle non vede alcuna attrattiva, è uno specchio che le riflette un’immagine che non le interessa o, forse, le dà addirittura fastidio. E per questo le spara nella schiena, vigliaccamente, senza alcun tentativo di un ultimo saluto.

La puntata si chiude con un’inquadratura dall’alto che ci mostra il corpo esanime di Eve, con una macchia di sangue che si allarga sotto di lei. Ovviamente non morirà, la serie finirebbe senza di lei (fin dal titolo…), ma l’immagine è ugualmente potente perché sembra funzionare da opposto rispetto a quando, per esempio, Eve aveva accoltellato Villanelle, in una scena buffa e quasi amichevole, mentre qui di amichevole non c’è proprio nulla, e anzi si percepisce con forza il senso di distacco e separazione.

A questo punto ci possiamo aspettare che la terza stagione ci racconti nuovamente di uno scontro e di un inseguimento, probabilmente più acceso e duro rispetto alla prima stagione, perché in questo caso, al normale lavoro da poliziotta di Eve, si aggiungerà anche il rancore dell’amante tradita.
Amante tradita che, peraltro, ancora non sa di ciò che è successo al marito, a cui Villanelle ha ucciso l’amante davanti agli occhi. Considerando che quelle immagini c’erano anche nel previously, credevo che anche quel cerchio sarebbe stato chiuso in qualche modo. L’ho vissuta un po’ come una mancanza, francamente, anche se la presenza di una terza stagione già annunciata lascia comunque il tempo di occuparsene più avanti.
Nel complesso, comunque, a Eve e Villanelle continuiamo a volere un gran bene, e siamo parecchio ansiosi di scoprire quali strade prenderà il loro amore-odio al prossimo giro. Certo, una cosa già la sappiamo: che quelle strade saranno coperte di sangue e arti mozzati. Non è fantastico?

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