5 Luglio 2019 4 commenti

Jinn – Netflix: adolescenti, spiriti e spiritelli dalla Giordania di Marco Villa

Jinn è una produzione originale Netflix proveniente della Giordania: una storia teen con spiriti del deserto piuttosto prescindibile ma con riprese super

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Una delle cose più interessanti di Netflix – al netto di comodità, usabilità e tutto quello che sappiamo – è la possibilità di vedere serie straniere, dove per “straniere” si intende “non americane o inglesi”. A volte ci si trova di fronte a robe imbarazzanti tipo Ingobernable (o Elite, ops), altre volte va meglio come con Dark. Capita però che la curiosità sia dettata soprattutto dal fatto che oggettivamente non avremmo mai visto serie provenienti da un determinato paese. Tipo: mai avrei pensato di vedermi una serie prodotta in Giordania. E invece, eccomi qua a parlare di Jinn.

Jinn è una produzione originale Netflix creata e ambientata in Giordania. Cuore della storia sono i jinn, sorta di spiriti/folletti della tradizione araba: sono loro a essere evocati senza volerlo da una scolaresca in gita a Petra. Quella che è iniziata come una classica serie adolescenziale a sfondo scolastico diventa così un titolo in cui il paranormale occupa un posto centrale: i jinn si manifestano come normali adolescenti, mischiati ai ragazzi della scuola. Alcuni sono buoni, altri sono malvagi e così alcuni studenti iniziano a morire o ferirsi o fare cose poco sensate, mentre dal nulla si materializzano altri ragazzi-jinn che provano a fermare i loro colleghi cattivi. Vabbè, spiegazione peggiore della storia, ma comunque avete capito.



Da questo plot può partire tutto un discorso su come queste manifestazioni positive e negative siano espressione dei conflitti interiori dei vari ragazzi, come accade in tutte le serie adolescenziali che si distaccano da un registro realistico. Ma è cosa nota. Così come di fatto sono già viste tutte le varie tipologie di relazione tra i ragazzi, anche perché Jinn mostra una serie di personaggi con abitudini e costumi del tutto occidentali. Anzi, secondo alcuni pure troppo, visto che alcool e promiscuità non sono piaciuti ad alcuni politici giordani.

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A livello di scrittura, Jinn non porta quindi nessuna innovazione: la raffigurazione dei caratteri tipici delle serie teen non stupisce, così come non è perdere la testa il modo in cui vengono mostrate le apparizioni degli spiriti. Fin qui, sembrerebbe una serie da dimenticare, ma ovviamente c’è un asterisco da mettere a fine recensione, perché altrimenti tutto quel cappello iniziale a cosa sarebbe servito? Un aspetto positivo, anzi positivissimo, Jinn ce l’ha: una location che tutte le altre serie si sognano. Tante sequenze sono infatti girate a Petra, un’ambientazione di per sé magica, che la regia riesce a valorizzare con luci e con l’uso di droni.

È davvero l’unico aspetto da promuovere con convinzione, ma non essendo questa una puntata di Sereno Variabile in trasferta ad Amman, qualche problema di fondo c’è.

Perché guardare Jinn: per l’uso della location di Petra

Perché mollare Jinn: perché tutto il resto è proprio trascurabile

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