1 Agosto 2019 8 commenti

Pennyworth – La gioventù di Alfred, il maggiordomo di Batman di Marco Villa

Tratta dal fumetto omonimo, Pennyworth è una serie ritmata e leggera, che tira una linea tra James Bond e Sherlock

Pennyworth (1)

Accento inglese ed eleganza inappuntabile, ma anche capacità di essere sempre al posto giusto al momento giusto e – all’occorrenza – anche capacità di mandare chiunque al tappeto. Potrebbe essere la descrizione di James Bond o del suo corrispettivo seriale dei nostri tempi, ovvero Sherlock. Invece no, si sta parlando di Alfred Pennyworth, l’uomo che diventerà il maggiordomo di Bruce Wayne ma che, in questa serie, è un aitante giovinotto in una Londra pericolosa come non mai.

In onda su Epix dal 28 luglio, è tratta dal fumetto Pennyworth di Bill Finger e Jerry Robinson ed è ambientata grosso modo negli anni ’60, ma anni ’60 ben diversi da quelli vissuti a Londra, visto che la capitale inglese è attraversata da scontri tra terroristi di destra e sinistra e per le strade ci sono cadaveri esposti in gabbie come monito.



In questo contesto, Alfred Pennyworth (Jack Bannon, carismatico e autoironico) è un ex soldato scelto che si ritrova in mezzo a un intrigo molto più grande di lui. Il suo biglietto da visita viene infatti trovato nei dintorni dell’americano Thomas Wayne, che sta indagando su strani giri di soldi della Raven Society, società segreta parafascista che punta al colpo di stato in Inghilterra. Insieme a due vecchi commilitoni, Alfred si troverà a dover risolvere la faccenda.

Pennyworth (3)

Pennyworth è una serie con sparatorie, morti e intrighi, ma non può essere definita una classica serie d’azione perché è immersa in una ironia 100% british che attraversa ogni scena e dialogo e fa ancora più impressione dal momento che è di produzione statunitense.

Questo tono leggero e sempre intelligente, unito a un ritmo che viaggia sempre spedito, fa sì che Pennyworth sia molto godibile e divertente. Tutto fila via in modo naturale, oscillando fra momenti di tortura fisica e psicologica e vecchie che imbracciano il mitra. Non è facile far convivere anime di questo tipo, ma quando funziona si arriva a risultati brillanti, e questo è il caso.
Insomma: partire da 007 per arrivare a Sherlock, passando per uno stile che è una delle tante – riuscite – derivazioni di quel modo di raccontare e mettere in scena che associamo ormai da tempo al nome di Guy Ritchie. Tutto chiaro?

Perché guardare Pennyworth: per ritmo e leggerezza

Perché mollare Pennyworth: perché l’ironia vi uccide la suspense

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