17 Dicembre 2019 11 commenti

Reprisal – La serie di Hulu è una sorpresa di fine anno di Marco Villa

Reprisal non arriva sull’onda dell’hype, ma si impone per un immaginario da subito potentissimo. Reggerà?

Arrivati a dicembre, a meno di due settimane dalla fine dell’anno, l’ultima cosa che vorresti è un nuovo pilot che ti convince e ti fa aggiungere una serie alla lista delle cose da vedere. Non è questione di cinismo, ma di tempo: non so voi, ma mai come quest’anno il mio elenco di recuperoni è bello fitto. La speranza era quella di chiudere il 2019 senza aggiungere ulteriori mattoncini di frustrazione, ma il destino cinico e baro della serialità televisiva si compie e piazza a tradimento Reprisal sul nostro groppone. Sorpresa assoluta, perché non è arrivata nessuna onda di hype dagli Stati Uniti e perché è raro trovare una serie con un immaginario così forte ed esplosivo fin dal primo episodio.

Per intenderci, guardando Reprisal (disponibile negli Stati Uniti su Hulu dal 6 dicembre) si ha la sensazione che alle spalle ci sia un libro, un fumetto, un film, qualsiasi cosa: tanti personaggi, tutti inseriti in reti di rapporti strutturati e organizzati e con uno sfondo dettagliatissimo.

Al centro di tutto c’è Katherine (Abigail Spencer), donna che ha sposato un uomo d’affari non esattamente pulito e che dopo pochi anni si ritrova il marito moribondo per una malattia: naturale che lui voglia lasciarle il controllo di ciò che ha costruito, ma il figlio e i suoi soci (Ron Pearlman è Big Graham, gangster della situazione) non sono d’accordo e sono pronti a usare la violenza per convincerla. Peccato che Katherine non sia una cacciatrice d’eredità con poco cervello e tanto opportunismo, ma una donna che ha alle spalle un passato parecchio violento e voglia prendersi il proprio futuro un pezzo alla volta.



Quella violenza arriva dal Sud e da un gruppo di criminali chiamati Brawlers. E qui si apre la parte più interessante di Reprisal, perché questi Brawlers vivono in un mondo rockabilly sporco, cattivo e pieno di insegne al neon. Un mondo organizzato in gruppi e sottogruppi, con rivalità importanti e una passione smodata per auto anni ‘50. Per intenderci, è come se I guerrieri della notte avesse incontrato uno stile da fumettone volutamente sopra le righe. Se la vicenda di Katherine – per quanto estrema – è comunque condotta nei canoni della verosimiglianza, tutto quello che riguarda i gruppi criminali del Sud è figlio di una volontà estetizzante in cui comanda la messa in scena: alcuni personaggi sembrano cattivi dei film dei Coen, con quel misto di spietatezza e impresentabilità che li tiene sempre sospesi tra dramma e farsa. Per citare un altro riferimento, c’è tutto il mondo del Sud degli Stati Uniti raccontato da Joe Lansdale nella saga di Hap & Leonard. E per collegarla a un’altra serie, viaggiando per macro-aree, verrebbe da nominare Banshee.

A livello di trama, vedremo Katherine ribellarsi a chi la vuole mettere in un angolo, agendo in prima persona e coinvolgendo anche i suoi ex sodali Brawlers, con cui finirà per scontrarsi, come dimostra la potentissima apertura di serie. Reprisal parte in modo efficace e si chiude in modo ancora più efficace, disseminando lungo il percorso una quantità incredibile di spunti e indizi, molti più di quelli che ho elencato.

Da spettatori, il primo impatto è quello di uno schiaffone in faccia che ti risveglia e ti fa stare concentratissimo. Il secondo invece ha la forma di un timore, per essere precisi il timore che tutta questa dimostrazione di forza possa sgonfiarsi e lasciare dietro di sé tante belle idee, tante belle immagini, un mondo affascinante, ma poca storia. È un rischio, ma sta di fatto che siamo quasi a fine anno e Reprisal è riuscita comunque a inserirsi nella lista di serie da continuare. E no, non è per niente banale.

Perché guardare Reprisal: per la forza dell’immaginario che emerge già dal pilot

Perché mollare Reprisal: perché rischia di sgonfiarsi nell’arco di poche puntate

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