22 Gennaio 2020 3 commenti

Everything’s Gonna Be Okay: da Freeform una comedy piccina e intelligente di Diego Castelli

Fa sempre piacere ascoltare una voce strana e originale

Copertina, Pilot

La qualità è un concetto davvero sfuggente. Come si definisce un prodotto di qualità? Che caratteristiche deve avere, e quali non deve avere, per essere riconosciuto come tale? E quanto conta il genere a cui appartiene, il modo in cui ci si incastra o, invece, lo sovverte? E quanto devono contare i nostri gusti personali, la nostra esperienza di spettatori, i dettami di questo critico o quella professoressa?
Inutile dire che non ho risposta a queste domande, ma mi è venuto nuovamente da pensarci (“nuovamente” perché sono quesiti che non ci abbandonano mai e che tornano ogni volta che qualcuno dice “non siete abbastanza oggettivi”) guardando le prime due puntate di Everything’s Gonna Be Ok, nuova serie di Freeform scritta e interpretata da Josh Thomas, comico e autore australiano che avevamo già apprezzato qualche anno fa per Please Like Me.
Ebbene, Everything’s Gonna Be Okay è una di quelle serie di cui riconosci la qualità non per qualche elemento specifico – che ne so, la composizione di un’inquadratura, la ricchezza degli effetti speciali, l’interpretazione sopra le righe di interprete in stato di grazia – quanto piuttosto per una pura questione di equilibrio: capisci che funziona perché tutto quello che cerca di trasmetterti (la risata, il pianto, la tenerezza) arriva e basta, quasi senza che tu sappia spiegare perché.

Passo indietro. Everything’s Gonna Be Okay racconta la storia di Nicholas, un ragazzo gay poco più che ventenne (interpretato dallo stesso Josh Thomas) che a un certo punto viene a sapere che il padre, da cui vive lontano da anni, sta per morire e per lasciare a lui la custodia delle due giovani sorellastre di Josh, avute dal padre in secondo matrimonio. Anche la madre delle ragazzine è deceduta, e quindi nel giro di un solo episodio Nicholas vede la propria vita stravolta e trasformata in un’improvvisa esistenza “genitoriale”.
A complicare il quadro c’è poi il fatto che le due giovani, impegnate con i primi anni del liceo, sono a loro volta un po’ particolari: Matilda è autistica (e l’attrice che la interpreta, Kayla Cromer, autistica lo è per davvero) e Genevieve in passato ha manifestato tendenze suicide.
Un bel quadretto insomma, che potrebbe fare da base per un drama di quelli tosti, cosa che però Everything’s Gonna Be Okay si guarda bene dall’essere.

La traduzione del titolo è “andrà tutto bene”, e il tema della serie è proprio questo: costretti a superare un trauma inaspettato e potenzialmente devastante, i tre protagonisti sono chiamati a farsi forza a vicenda, e nel farlo cercano non solo di gestire come meglio possono i mille obblighi della vita quotidiana (dal come andare a scuola senza un padre che ti accompagni, a cosa prepararti per cena, a come gestire un’emergenza medica), ma anche di comprendere di volta in volta la situazione in cui si trovano.
Buona parte della comicità di Everything’s Gonna Be Okay viene proprio da qui, dalla componente esplicitamente autoriflessiva della scrittura di Josh Thomas: a divertire non è tanto ciò che accade, quanto i discorsi che i protagonisti pronunciano per assimilare e dare ordine a quegli avvenimenti, con la segreta speranza che, parlandone e scherzandoci su, facciano meno paura e diventino più gestibili.
In questo senso, fantastico è il discorso che Matilda pronuncia al funerale del padre, un discorso palesemente inappropriato e fuori luogo ma che emergendo dal suo sorriso e dalla sua goffaggine si trasforma rapidamente nel saluto più commovente che si potesse fare a un padre scomparso prematuramente.

Questo miscuglio di toni fa parte di quella nozione di equilibrio di cui si parlava all’inizio. Everything’s Gonna Be Okay riesce a far coesistere con sorprendente naturalezza la comedy più cervellotica, il drama familiare più tenero, il romanticismo più moderno (nella storia fra Nicholas e Alex, tanto sincera quanto per niente bucolica o priva di intoppi), in maniera così spontanea da sembrare quasi improvvisata, anche se naturalmente così non è: Josh Thomas ha ben chiaro quello che vuole dire e come dirlo, e semplicemente ha la sensibilità per fermarsi quando deve, sempre un passo prima che le scene da lui congegnate diventino troppo stucchevoli o troppo verbose. Il tutto per costruire un discorso incentrato sulla crescita, sulla capacità di prendersi le proprie responsabilità, e l’umiltà di appoggiarsi a qualcun altro quando non da soli proprio non ce la si fa.

È chiaramente una comedy minuta e di nicchia, che difficilmente può diventare fenomeno perché non si cura di piacere a tutti, bensì di farsi apprezzare sul serio da chi vorrà innamorarsi del suo stile un po’ strano e surreale. Ma è un prodotto con un’anima molto precisa, che prende uno dei temi più vecchi del mondo (se ci vogliamo bene e ci aiutiamo l’un l’altro possiamo superare ogni difficoltà) riuscendo comunque a presentarcelo da una prospettiva originale.
E questo, per ora, è già un ottimo risultato.

Perché seguire Everything’s Gonna Be Okay: una comedy con tanti sapori, creata da un autore che ha una visione e uno stile molto precisi.
Perché mollare Everything’s Gonna Be Okay: non è la commedia “facile” con cui sganasciarsi, è uno show che ha bisogno di un minimo di attenzione e fiducia.

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