7 Febbraio 2020

The Stranger: Netflix, Harlan Coben, e un bel thriller british di Diego Castelli

Brit, Pilot

Capita spesso, da ormai un paio d’anni a questa parte, di sentire persone che si lamentano del catalogo di Netflix. Sai, cose tipo “io ho tolto l’abbonamento, fa tutto schifo”, oppure più malinconici come “non è più come all’inizio”, quelle cose lì.
Che per me, lo dico senza voler offendere nessuno, suonano sempre come discrete baggianate. Ma non perché pensi che tutto quello che Netflix tira fuori funziona, anzi, ma semplicemente perché fra le piattaforme di streaming è quella che punta così palesemente sulla quantità e sulla varietà dell’offerta, da rendere superfluo ogni tentativo di fare di tutta l’erba un fascio.
Giusto per capirci: nelle ultime due settimane sono uscite l’ultima parte della sesta stagione di Bojack Horseman (comedy animata che sfonda il muro del capolavoro, di cui riparleremo a breve), la prima stagione di Luna Nera (prodotto fantasy italiano & imbarazzante) e ora ci troviamo a recensire The Stranger, miniserie thriller solida e appassionante che non ci cambia la vita ma ci diverte con facilità per due-tre sere.
Cioè, insomma, come si fa a dare un giudizio unico e definitivo su tutta sta roba?

Vabbè, dicevamo. The Stranger è una miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Harlan Coben, abile narratore di mystery e thriller, famoso in tutto il mondo. La storia prende le mosse da un avvocato, sposato e padre di famiglia, che a un certo punto viene avvicinato da una ragazza mai vista prima (Hannah John-Kamen) che così, dal nulla, gli rivela un segreto sconvolgente sulla moglie. Un segreto che qui non serve neanche ripetere (cerchiamo di fare una recensione tutta spoiler-free), ma che basta a gettare la coppia in una crisi immediata e profonda, con il protagonista Adam (Richard Armitage) catapultato in un inaspettato pozzo di sconforto e incertezza.

Nel corso degli otto episodi di cui si compone la miniserie, altre persone ricevono la visita della stessa “stranger”, e tutte vengono messe a parte di segreti inconfessabili che riguardano parenti, coniugi, amici e quant’altro. Nel frattempo, mentre nella cittadina cominciano a circolare tensioni sempre più forti, altri eventi strani e/o criminosi impegnano le abilità della detective Johanna (Siobhan Finneran), che deve lambiccarsi il cervello per trovare il bandolo di una matassa sempre più grande.
Trattandosi di miniserie, possiamo anticipare che alla fine dell’ottavo episodio tutte le questioni aperte vengono chiuse, e non ci pensiamo più.

Come accennato, The Stranger è una serie solida, perché è un thriller-mystery con molti personaggi e molte storie intrecciate, che porta a casa un risultato che spesso i prodotti di questo tipo sembrano dimenticare, e che invece dovrebbe sempre essere una priorità: riesce cioè a non confondere, a tenere sempre sulla corda senza far perdere i pezzi, nonostante la trama si faccia via via più articolata.
Questo si deve innanzitutto a una buona scrittura, che dosa con precisione tutte le componenti, offrendo allo spettatore le informazioni sufficienti a seguire la storia e appassionarcisi, senza però darne troppe, così da diventare ridondante o prevedibile.
Ma oltre a questo c’è anche, per esempio, un cast adeguatamente caratterizzato, proprio nella scelta dei volti, capace di imprimere con facilità nella mente le caratteristiche dei vari protagonisti, così da offrire una mappa mentale dei personaggi che funziona fin da subito.

A questo, poi, bisogna aggiungere uno spiccato gusto per le sorprese, che deriva dall’autore letterario della storia e si riflette in continui colpi di scena e stravolgimenti di fronte. Non ci si annoia, con The Stranger, e a funzionare è soprattutto la concordanza fra questo gusto per i twist da una parte, e il nocciolo tematico più profondo della serie dall’altra, cioè la consapevolezza che ognuno ha i propri segreti e che raramente le persone sono esattamente quello che sembrano.
In questo senso, la parola “stranger”, da tradurre non tanto come “straniera”, ma piuttosto come “sconosciuta”, vale certamente per la ragazza che va a in giro a rivelare i segreti degli altri personaggi, ma in realtà anche per quegli stessi personaggi, che di volta in volta si rivelano essere persone molto diverse da quelle che i loro parenti e amici credevano.

Tutto bene quindi? Beh sì, finché rimaniamo nell’ambito di un intrattenimento robusto ed efficace (che voglio dire, avercene…).
Se invece volessimo fare le pigne in culo (termine mutuato dalla scuola semiotica francese), vale anche la pena di dirsi che The Stranger non si impone come un prodotto di rottura, particolarmente originale o diverso da altri nel suo genere. E questo vale sia a livello narrativo, sia a livello visivo, dove anzi l’immagine tende qui e là ad essere un po’ piatta, verrebbe da dire “fictionosa”.
Qualcuno l’ha paragonata a Broadchurch, che però rimane un passo avanti non tanto per il ritmo, che era assai più lento, quanto per il fatto che una serie con quell’atmosfera lì e con un cast che comprende David Tennant E Olivia Colman, non si riesce a mettere insieme tutti i giorni.

Ma fare troppi paragoni sarebbe comunque ingeneroso. The Stranger è una serie divertente e appassionante, e non possiamo metterla in croce perché non cambia per sempre la nostra vita seriale, basta saperlo e uno si regola.
E comunque ci permette di rispondere con facilità alla domanda che ci fanno sempre amici e parenti non-serialminder, quel “Cosa mi consigli su Netflix?” che ci manda sempre in para perché non ci dicono che genere vogliono, quante stagioni, il tono, la nazione. Da qui a un paio di mesi potremo rispondere serenamente “vai con The Stranger“, e poi scappare via, sperando ci lascino in pace.

Perché seguire The Stranger: perché è un thriller solido, di buon ritmo, pieno di sorprese.
Perché mollare The Stranger: fa quello che promette, ma non riesce ad andare molto più in là.



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