11 Maggio 2020

Serial Moments 426 – Dal 3 al 9 maggio 2020 di Diego Castelli

Impiegati vampiri, androidi futuri e cartoni meta

ATTENZIONE! SPOILER IN FASE 2 DI RUN, WHAT WE DO IN THE SHADOWS, KILLING EVE, WESTWORLD, RICK AND MORTY

5.Run 1×04 – Il twist che aspettavamo
In assenza di una chimica adeguata fra i protagonisti, che mi facesse vivere Run come una storia d’amore, per quanto sui generis, ecco il cambio di rotta che serviva: Fiona interviene per tentare di salvare il salvabile e recuperare i soldi che Billy le ha soffiato, e nel frattempo scopriamo che lo stesso Billy, probabilmente, ha mandato il messaggio “run” solo per poter girare un video virale e salvare così una carriera pericolante. Tutto a scapito della povera Ruby, che invece ci credeva veramente (anche se rimane una che molla marito e figli per scappare col fidanzatino dell’università, vabbe’). Ad ogni modo, ora mi interessa di più.

4.What We do in the Shadows 2×05 – Colin Robinson
Ma che bella l’intera puntata dedicata a Colin Robinson, che da spalla grigia e buffa diventa protagonista di un episodio scritto perfettamente, in cui la sua promozione in ufficio (promozione di uno che non sa nemmeno che lavoro faccia) lo porta a diventare sempre più potente, con modifiche successive del suo aspetto e dei suoi poteri, in un crescendo di creatività e ridicolaggine davvero gustoso. E anche la soluzione finale è perfetta: il potere di prosciugamento di Colin è così invincibile, che l’unico modo per riportare la situazione allo stadio iniziale è immaginare una triplicazione dello stesso Colin (un altro dei suoi nuovi poteri) che però presenta un rovescio della medaglia: sono infatti tre vampiri identici, tutti accomunati dallo stesso potere di assimilazione, che finiscono col prosciugarsi a vicenda.



3.Killing Eve 3×04 – Niko
Una puntata che sembra scorrere via senza enormi guizzi, col proseguimento delle indagini di Eve e la carriera di Villanelle che continua a progredire, ma poi arriva il twist potente proprio sul finale: sobillata dai Twelve, nell’ottica di mettere nuova zizzania fra Eve e Villanelle, Dasha uccide Niko con un forcone da fieno, dopo essersi spacciata per amabile e innocua vecchina. Come al solito, a fare la differenza in Killing Eve è una certa messa in scena fredda e improvvisa degli eventi, come abbiamo visto anche in occasione della morte di Kenny: l’omicidio di Niko è glaciale, violento, grottesco, inatteso (anche se la presenza di Dasha sul posto ci aveva certamente messo in allarme) e arriva ormai in chiusura di puntata, quando a sto giro ci sentivamo quasi “salvi”. Invece no, e l’espressione completamente basita di Eve è esattamente la nostra. Solo che lei è pure addolorata, mentre noi siamo contenti perché siamo tutti dei bastardi e vogliamo vedere i peggio macelli.

2.Westworld 3×08 – Post-credit
Permettetemi una risata malvagia: muahahahah.
Certo, al momento della recensione ufficiale, io e il Villa abbiamo dovuto convivere nell’analisi di Westworld, ma questi sono i Serial Moments, lui qui non ha potere, e quindi faccio quello che mi pare!
In realtà, però, per salutare la terza stagione non mi viene da prendere elementi “dentro” l’episodio, dove le questioni più importanti sono state effettivamente macchiate dai problemi che conosciamo. Allora dico che i serial moments veri stanno dopo i titoli di coda: non ricordo un altro finale di stagione in cui la scena post-credit contenesse cose così importanti come la morte di un personaggio come William, e il gancio polveroso alla quarta stagione, con un Bernard mezzo ammuffito che ci suggerisce un forte salto temporale in avanti. A me son bastate quelle due cose lì per dire che la prossima volta sarò ancora qui. Poi speriamo pure che migliori un po’ tutto il resto.

1.Rick And Morty 4×06 – Che più meta non si può
Già Rick and Morty è una serie molto meta, ma con questo episodio abbiamo superato qualunque confine: un’intera puntata in cui i protagonisti si trovano su un treno “narrativo”, che in pratica è una rappresentazione fisica della loro storia “in quanto storia”. Tutte le loro avventure e i loro ricordi sono condensati lì dentro, e uscire dal treno significa uscire dal canone, per raccontare qualcosa di ancora più pazzo e fuori contesto. Una ventina di minuti che bisognerebbe rivedere tre-quattro volte per sperare di cogliere tutti i riferimenti e la complessità del meccanismo narrativo e autocitazionista. Un po’ di mal di testa, ma applausi veri.



CORRELATI