23 Giugno 2020

Love, Victor: anche Hulu sul teen drama, senza esagerare di Diego Castelli

Più vai avanti con l’età, e più valutare i teen drama diventa difficile.
Questo almeno per due motivi. Il primo è che, invecchiando, ti allontani quasi inesorabilmente dalle atmosfere liceali e da una certa spensieratezza della gioventù, cosa che ti porta a vivere il teen drama quando va bene come nostalgia, e quando va male come “che palle sti regazzini”.
Il secondo motivo sta nel fatto che ormai, a quasi 40 anni, di teen drama ne hai visti a iosa, e quelli nuovi ti sembrano tipicamente uguali ai vecchi. E probabilmente, da un certo punto di vista, hai pure ragione perché, al netto dei progressi sociali e tecnologici, da che mondo è mondo gli adolescenti passano tutti attraverso fasi che si ripetono da decenni. Quindi, come dire, ti sembra tutto uguale, ma devi pure considerare che la serie che stai guardando non è pensata per te, ma per chi effettivamente ha l’età per vedere quello show come primo teen drama della vita o quasi.

Tutto sto pippotto per dire che devo recensire Love, Victor, nuova serie di Hulu che nasce come una sorta di spinoff del film Love, Simon, del 2018, e il problema del rapporto col teen drama si ripropone.
Love, Simon, diretto da Greg Berlanti, scritto da Isaac Aptaker ed Elizabeth Berger (poi creatori di Love, Victor), e basato sul romanzo Simon vs. the Homo Sapiens Agenda di Becky Albertalli, raccontava di un ragazzo qualunque e della sua difficoltà nel dichiarare al mondo (famiglia, amici, scuola ecc) la sua omosessualità, in un contesto fatto di bullismo, amicizie nate online, pregiudizi e voglia di vivere la vita con serenità. Un film che finiva bene, con il coronamento del sogno d’amore di Simon con il ragazzo di cui si era innamorato, con cui scambiava un bacio “pubblico” di fronte a compagni di scuola che, a fine film, erano arrivati ad accettare e applaudire le scelte di vita del protagonista.
Love, Victor prende le mosse proprio da qui, perché il Victor del titolo è un ragazzo di origine sudamericana che va nella stessa scuola di Simon (ora impegnato con l’università) sperando di trovarci proprio l’ambiente adatto per il suo coming out, che però si rivelerà comunque più difficile del previsto: la scuola, per sua natura, vive di etichette, e l’etichetta di “ragazzo gay” continua a essere difficile da gestire, se tu per primo non sai davvero quello che vuoi.

Sono arrivato a metà stagione, per ora, e quest’ultima mi sembra la migliore sfumatura di Love, Victor. Invece di raccontare la storia molto lineare di un ragazzo gay che sa benissimo di esserlo, e deve solo trovare il modo di svelare questa parte di sé al mondo, la serie prova a costruire un livello di complessità in più, raccontandoci di un giovane che effettivamente non è sicuro di ciò che vuole, perché è certamente attratto da almeno un ragazzo della scuola, ma è anche contento di poter costruire un amore semplice e tranquillo con Mia, una di cui se sei etero e non te ne innamori hai qualcosa che non va.
Non so ancora come si svilupperà il percorso di Victor in questo senso, considerando che il ragazzo continua a cercare la sua verità e chatta con Simon (quello del film) per capirci qualcosa in più. Ma è sicuramente interessante il tentativo di raccontare la famosa fluidità, cioè il fatto che, specie per un ragazzo così giovane, non sia necessariamente tutto bianco o nero, gay o etero, o altre realtà strettamente binarie (la scelta di un ragazzo che non è “bianco” ma nemmeno “afroamericano” non è casuale in questo senso), ma esista la possibilità di tante sfumature che vanno conosciute ed esplorate, per arrivare a una migliore comprensione di se stessi. Il tutto, naturalmente, con la speranza che nessuno venga a romperti le balle mentre cerchi di capire una cosa così importante.

Al netto di questa buona intuizione e di un racconto generalmente gradevole, però, a un certo punto mi torna fuori la vecchiaia. Il mio problema con Love, Victor è che, a parte le nuove sfumature di cui si diceva, resta un teen drama abbastanza classico, con le dinamiche da teen drama e i personaggi da teen drama (il protagonista un po’ stranito dalla vita che prova a capirci qualcosa; i belli-e-meritevoli da conquistare, i belli-e-stronzi da deprecare; gli amici buffi e sfigati che speriamo riescano a trovare qualcosa anche loro; i genitori che sembrano tanto solidi e invece hanno anche loro dei bei problemi).
Ed è pure giusto che sia così, proprio perché ogni volta che ti rivolgi a dei “nuovi” adolescenti, devi sapere che non sono poi diversi rispetto a quelli vecchi, mentre il mio giudizio di quasi 38enne vale quello che vale, soprattutto se basato su sensazioni istintive.
Allo stesso tempo, il campanello d’allarme lo faccio suonare lo stesso perché nel recente passato il mio cuoricino è stato smosso in maniera molto più vistosa da teen drama che cercavano di dire qualcosa di effettivamente nuovo (come Sex Education), da altri che di nuovo non avevano granché, per lo meno in termini narrativi, ma che mi han comunque falciato il cervello (come SKAM Italia), e da altri ancora che forse non erano proprio teen, ma voglio comunque citare perché hanno spaccato tutto ed erano su Hulu (Normal People).
Quindi per me qualcosina manca ancora, in questa mezza stagione. Ma a fine stagione ci arrivo, se cambia qualcosa ve lo dico.

Perché seguire Love, Victor: perché è un teen drama a cui ci si può affezionare facilmente, e che prova a raccontare sfumature diverse di temi ormai molto battuti.
Perché mollare Love, Victor: perché la carica innovativa non è poi così vistosa, e chi ha qualche anno in più non ci troverà tanto di diverso da altre serie dello stesso genere.



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