29 Settembre 2020

Two Weeks To Live – Maisie Williams dopo Game of Thrones di Marco Villa

Two Weeks To Live è una parodia intelligente e veloce, un po’ The End Of The F***ing World, un po’ Killing Eve, con protagonista Maisie Williams

Brit, Pilot

La domanda è semplice: come sarebbe stata Arya Stark in una serie ambientata al tempo presente e non nel mondo medievaleggiante di Game of Thrones? Una domanda che può scaldare gli animi di qualche super-appassionato ma niente più. E invece. E invece Two Weeks To Live è la risposta in forma di serie a quella domanda. Ma non è la risposta che potreste immaginare. 

In onda dal 2 settembre sul canale inglese Sky One, Two Weeks To Live è creata da Gaby Hull e formata da una stagione molto agile: sei episodi da 25 minuti, in cui seguiamo la ventenne Kim (Maisie Williams, appunto) impegnata a spuntare da una lista una serie di esperienze e di missioni da compiere. Dopo la morte violenta del padre, avvenuta davanti ai suoi occhi quando aveva appena sei anni, Kim ha sempre vissuto fuori dal mondo: la madre l’ha fatta crescere isolata da tutto per il timore di perderla, addestrandola per essere in grado di affrontare ogni tipo di tragedia e apocalisse.

Un po’ come la protagonista di Hanna, diciamo, con la differenza che Hanna si sviluppa come una serie action e di tensione, mentre Two Weeks To Live è una sorta di mischione che si posiziona nell’improbabile punto di contatto tra The End Of The F***ing World e Killing Eve. Dalla prima prende la trama in costante rotolamento su se stessa, con una progressione inesorabile, per quanto poco lineare. Dalla seconda prende il taglio dissacrante, grazie al quale si inserisce in un genere e allo stesso tempo lo distrugge dall’interno.

La storia, in soldoni: Kim scappa da casa per scoprire il mondo e per vendicarsi dell’assassino del padre. Incontra due ragazzi che, giocando sulla sua ingenuità, le fanno credere che manchino due settimane alla fine del mondo, così Kim inizia a spuntare voci dalla sua lista, a cominciare dall’uccisione dell’assassino del padre.

Già lo spunto rivela la natura ironica della serie, che non è mai drammatica, nonostante ci siano di mezzo uccisioni e scontri fisici: buona parte dello scontro con l’assassino, di fatto, è occupato da scambi verbali che fanno il verso ai classici del cinema più avventuroso, con i due personaggi che si vantano della propria abilità oratoria, come fossero usciti da un duello di Monkey Island. Al trio formato da Kim e dai due ragazzi si aggiunge presto anche la mamma di Kim (Sian Clifford, la sorella di Fleabag), che aggiunge un livello ulteriore di surreale alla faccenda.

Two Weeks To Live è una serie veloce, che nasce dichiaratamente come divertissement e per questo non si prende mai sul serio, consapevole della propria natura. Di fatto è una parodia, ma una parodia intelligente, che non si accontenta di smontare le strutture del proprio genere, ma le piega alle proprie necessità. La durata breve di puntate e stagione è senz’altro una spinta per la visione, ma difficilmente uscirà mai dalla categoria “chicche per pochi”. Che è una categoria bellissima, ma ha già nell’etichetta tutti i propri limiti.

Perché guardare Two Weeks To Live: per godersi una Maisie Williams fuori dal mondo drama di Game of Thrones

Perché mollare Two Weeks To Live: perché è un divertissement

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