9 Ottobre 2020

Consigli per recuperone: Big Mouth di Alessandro Molducci

Vediamo di colmare un vecchio, imperdonabile buco di Serial Minds

Pubertà. Che parolaccia. Letta su un testo scientifico sembra normalissima, ma chi di voi riuscirebbe a raccontare la propria nei dettagli senza sentirsi in imbarazzo? Big Mouth lo fa, e da subito gli riesce talmente bene da venire considerato uno dei cartoon più significativi degli ultimi anni, e chi l’ha visto sa già il perché. Poi magari non lo sopporta, ma il suo impatto è innegabile.

Lanciata da Netflix nel 2017, tre stagioni pubblicate e altre tre già confermate, questa comedy si distingue subito per l’argomento: il sesso ai tempi dei primi, meravigliosi, terrificanti tsumani ormonali. Non si tratta quindi dell’adolescenza in generale, quella raccontata migliaia di volte con tutto il suo vendibilissimo carico epico/romantico, ma del periodo in cui veniamo alla fatidica scoperta del nostro corpo, periodo che di epico ha poco o nulla e che ricordiamo quasi tutti con un po’ di disagio. Il tema quindi è vecchio quanto il genere umano ma, anche a causa dell’imbarazzo di cui dicevo, da sempre viene narrato attraverso il filtro della nostalgia, della poesia o comunque della delicatezza. Bene: con un bello schiaffone in faccia ai nostri tabù, questa serie fa l’esatto opposto.

Nata grazie all’amicizia di quattro comedians statunitensi (Nick Kroll, Andrew Goldberg, Jennifer Flacket e Mark Levin) che nel curriculum vantano robette dissacranti come I Griffin o Sausage Party, Big Mouth racconta gli sconvolgimenti puberali di Nick, Andrew, Jessi e Missy, tredicenni, amici, compagni di classe nonché “controparti” animate dei creatori della serie. È un taglio autobiografico: i ragazzini assomigliano anche fisicamente agli autori (due sono pure doppiati dagli stessi) e di certo non corrono il rischio della “bidimensionalità” di altre animazioni. Anzi, li definirei proprio quadridimensionali, se mi passate il termine. Soprattutto, visto il concept spinoso del cartoon, questo approccio non solo lo salva da possibili accuse di morbosità -anche se il suo bel “Vietato ai minori di 14 anni” se l’è beccato tutto- ma ne sottolinea pure l’onestà di base: per dire, troverete un bel po’ di scene dedicate alla masturbazione, ma non saranno mai infilate con intenti maliziosi o denigratori, anzi, non sono proprio “infilate”… cavoli, si tratta di quegli anni lì.
Insomma tutto è molto crudo e diretto, ma mai gratuito o volgare: volendo citare un’altra produzione, la prima a venire in mente è sicuramente Sex Education, con la quale condivide anche protagonisti fragili ma adorabili e a cui volere bene da subito, quindi una comicità che funziona per empatia piuttosto che per cattiveria (non ridi dei personaggi, ridi con loro), cosa decisamente rara nelle comedy animate per adulti, delle quali ha invece il piglio decisamente più hardcore facilitato dal formato.

Perchè, mi raccomando, io sto a scrivervi di personaggi a tutto tondo e sensibilità e intelligenza, ma Big Mouth è fondamentalmente una serie estrema. Vi sarà capitato, da ragazzini o ragazzine, di imbattervi in una scena di sesso in TV mentre eravate in compagnia dei vostri genitori o, peggio, dei nonni… no? Di affrettarvi a fingere che per un attimo -proprio quello- vi siate distratti, quando magari siete seduti tutti lì proprio per stare incollati al televisore? O di provare ad abbozzare discorsi che non c’entrano niente per provare a distogliere pure la loro, di attenzione? Ecco, guardando Big Mouth potrebbe ricapitarvi la stessa emozione, ma da adulti e a casa da soli.

Bene, siete avvisati. Prima scrivevo di protagonisti ma le vere star sono le loro pulsioni sessuali, gli “Hormone Monsters”, impersonati da Maurice (in pratica il testosterone) e Connie (gli estrogeni),
una via di mezzo tra diavoli e satiri che possono essere visti solo da chi ne è vittima; come l’armadillo di Zerocalcare, ma infinitamente più sboccati, impertinenti e sconci. Sono loro a fare esplodere gag di ogni tipo, a fare di Big Mouth un cartone imperdibile e geniale mezzo per poter trattare di certi temi senza drammi e soprattutto senza essere censurati.

A queste due star se ne aggiungono poi altre ma se ve ne parlassi vi rovinerei l’effetto sorpresa e questo cartoon, a livello sia creativo che comico, sull’effetto sorpresa ci punta parecchio. Prima scrivevo di autoerotismo, ma la sorpresa non è il fatto che venga rappresentato, ma il come. E vi assicuro che mai e poi mai avreste pensato non tanto di vedere certe cose su uno schermo, ma proprio di sentirne parlare in assoluto. Roba di cui non avete mai discusso neanche con le amicizie più intime. Roba che magari voi stessi avevate rimosso e che vi si ripresenta in forma di cartone animato. Quando succederà, vi assicuro, capirete davvero quanto sia intelligente e unica questa serie. E se rimarrete stupiti nel vedere le vostre, di cose, immaginate quando vedrete quelle di chi ha sesso o gusti diversi dai vostri… una vera vertigine.
Se Big Mouth ha una funzione educativa o sociale (e sì, ne ha da vendere) è quella di rimettervi davanti ai vostri mostri sessuali, farveli accettare con una bella risata, con un bel “ah ok se ne parlano vuol dire che non sono solo io ad averceli” e poi, di conseguenza, farvi accettare quelli degli altri. Mica poco.



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