17 Febbraio 2021

Capitani – Netflix: la versione discount di Broadchurch di Marco Villa

Capitani è della stessa famiglia di Broadchurch, ma è come paragonare il vino sfusoa un Barolo: lo bevi, ma sai che la roba buona è altra

Cose che so del Lussemburgo: sono il Lux del Benelux (una cosa che impari alle elementari e poi non ritrovi più nella vita), sono lux nel senso che sono ricchi, Marc Girardelli era molto forte. Fine. Nozioni che pensavo fossero più che sufficienti per esaurire l’interesse che avrei avuto nel corso della mia vita per questo stato che ha meno abitanti di Palermo. E invece è arrivata Netflix che si è messa in testa di distribuire serie prodotte in ogni sperduto angolo di mondo, Lussemburgo compreso. Ed ecco che arriva sui nostri fiammanti schermi Capitani, che non è lo spin-off di Caprera, ma un crime molto semplice e molto classico.

La trama di Capitani, velocemente: nel bosco di Manscheid, minuscolo paesino della provincia lussemburghese (sì, esiste anche una provincia lussemburghese), viene ritrovato il cadavere di una liceale del posto, mentre la sorella gemella è sparita nel nulla. La vittima ha in tasca qualche pasticca, ma oltre a questo non ci sono altri indizi. Del caso viene incaricato l’ispettore Luc Capitani (Luc Shiltz), che si trova già in zona per motivi suoi (che non tarderanno a incrociarsi con l’indagine, ovviamente). Capitani si mette al lavoro cercando di valorizzare le risorse locali, ovvero Elsa Lay, un’agente molto sveglia interpretata da Sophie Mousel e Joe Mores, un agente molto poco sveglio interpretato da Joe Dennenwald.

Lo sviluppo della serie è un grande classico dei crime ambientati in una piccola comunità: prendendo il cadavere come centro, l’indagine di Capitani si allargherà per cerchi concentrici, coinvolgendo tutti quelli che avevano un legame con la vittima o che avrebbero voluto averlo. Ogni puntata mostrerà un possibile sospettato, che verrà poi messo da parte e sostituito nel ruolo da un altro personaggio, presentato a fine episodio con un cliffhanger. Piccolo corollario: tutti hanno un segreto.



Dovendo risalire l’albero genealogico, Capitani appartiene alla stessa famiglia di Broadchurch, ma è come paragonare il vino della casa a un Barolo: lo bevi e magari ne bevi tanto, ma con la consapevolezza che la roba buona è altra. Capitani è una serie perfetta per Rai o Mediaset, per un pubblico generalista che non si fa troppe menate. Ha la fotografia da Clinica della Foresta Nera e qualche interprete che grida vendetta, ma si fa seguire perché piazza le esche giuste al posto giusto, condizione necessaria e sufficiente se si è di bocca buona sul crime.

Soprattutto, Capitani ha un grandissimo punto a favore: gli episodi non durano mai più di 30 minuti, una scelta che già aveva premiato lo scorso anno Into The Night, un prodotto del tutto diverso, ma che aveva preso la decisione di evitare tutto il superfluo. Quella è una storia mystery di sopravvivenza, qui siamo nel più classico dei polizieschi, ma in entrambi i casi la soluzione adottata è la stessa: non prendiamoci troppo sul serio, non stiamo facendo la serie della vita e ne siamo perfettamente consapevoli. E come si suol dire, consapevolezza mezza bellezza. Che poi “bellezza”, non esageriamo, ma ci siamo capiti.

Perché guardare Capitani: perché è un crime classico senza fronzoli

Perché mollare Capitani: perché è la versione discount di Broadchurch

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