24 Marzo 2021

Sky Rojo – Netflix: la serie on the road del creatore della Casa di Carta di Marco Villa

Sky Rojo vorrebbe tanto essere Death Proof di Tarantino, ma non ne ha la forza e cade sotto il peso di una serie di interpretazioni dimenticabili

A giugno dello scorso anno vi abbiamo parlato di White Lines, serie comedy estiva ambientata a Ibiza e creata da Alex Pina, il creatore della Casa di Carta. Il buon Alex Pina non è uno che sta con le mani in mano e a distanza di nemmeno un anno siamo già pronti con una sua nuova serie. Pure questa disponibile su Netflix, anche se si presenta come una serie Sky, non tanto per l’impostazione e per la scelta narrativa più vicina a HBO (non sia mai!), ma perché ha una grafica e un logo che sembrano esattamente quelli di un canale qualsiasi di Sky. Certo, poi non aiuta il fatto che la serie si chiami Sky Rojo.

La prima puntata di Sky Rojo – disponibile dal 19 marzo – è molto precisa nel raccontare il setting di tutta la serie. Siamo a Tenerife e il luogo intorno a cui si sviluppa la storia è un bordello. Non un bordello per modo di dire, un bordello nel vero senso della parola: con lap dancer e prostitute, al soldo di Romeo, un magnaccia dalla capigliatura piuttosto discutibile. Suddetto magnaccia perde la moglie e, nel giorno in cui si tengono i funerali della donna, litiga pesantemente con alcune delle sue ragazze, in particolare con una che è convinta di aver ripagato tutto il suo debito e di essere finalmente libera. 

Al culmine della lite la ragazza lo colpisce con un fermacarte e lui diventa una furia, scagliandosi su di lei e su altre due ragazze che accorrono. In sostanza: lui sta per ucciderle, finché una non lo anticipa, spaccandogli il cranio con il più classico dei corpi contundenti. A questo punto inizia la fuga, una fuga che dura poco, perché le tre decidono di tornare sul luogo del delitto. Peccato che, inavvertitamente, durante la loro nuova e breve permanenza ci scappi un altro morto. E allora non ci sono più appigli: è vera fuga e Sky Rojo diventa così un on the road vecchio stampo. 



Protagonista assoluta della serie è Coral, interpretata da Veronica Sanchez. Coral è laureata, ha avuto una vita complicata ed è finita a fare la prostituta da Romeo. Le sue compagne di fuga sono Wendy (Lali Esposito) e Gina (Yany Prado), entrambe finite nel giro di Romeo mosse dalla disperata ricerca di denaro e stabilità per i propri cari. Tre storie pese, insomma, così come pesa è la situazione nel bordello, dove le ragazze vengono tenute in un costante regime di controllo e terrore.

Tutto questo dramma viene però stemperato dal tono del racconto: fin dalle primissime inquadrature è chiaro che Sky Rojo vorrebbe rifarsi a Death Proof di Quentin Tarantino, ovviamente senza avere le gambe per correre allo stesso modo. Sky Rojo di fatto si pone a metà strada tra White Lines e La Casa di Carta, tenendo lo stile autoironico della prima e il racconto teso della seconda: intento non semplice, al di là del valore dei riferimenti messi in campo, perché prodotti come questo hanno bisogno di equilibri sottilissimi. 

E diciamo che la sottigliezza non è una caratteristica di cui Sky Rojo è dotata, ma per dirla tutta manca anche alle altre due serie di Alex Pina. Sky Rojo ha altri pregi, come il ritmo, aiutato anche dal fatto che gli episodi non sforano mai la mezz’ora, ma ha anche altri difetti, tra cui alcune interpretazioni francamente rivedibili. Il racconto della fuga, con le tre ragazze che cercheranno di scappare dall’inseguimento degli scagnozzi di Romeo (tra cui Moseis, interpretato dal Miguel Angel Silvestre di Sense8) è una dinamica che generalmente è garanzia di una certa spettacolarità. Basterà? Già avete capito come la pensiamo.

Perché guardare Sky Rojo: per ritmo e breve durata

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