7 Aprile 2021

Made for Love: su HBO Max una serie impegnata, divertente, precisissima di Diego Castelli

In Made for Love, Cristin Milioti è una moglie che deve fuggire da un marito oppressivo che le ha ficcato un chip nel cervello

Quello femminile e femminista (il ruolo delle donne nella società, le discriminazioni che subiscono, le molestie, le violenze, le modalità della loro rappresentazione) è uno dei temi centrali di questi anni. Ovviamente le serie tv, che come ogni altra forma d’arte e di intrattenimento assorbono, riflettono e rielaborano la realtà che le produce, ha lavorato molto su questo tema, a volte con grande classe, arguzia, e forza (come in I Will Destroy You, per esempio), altre volte in modo più goffo (viene in mente il pilot della nuova Charmed).
Spesso la differenza fra i due risultati dipende dalla consapevolezza del fatto che un prodotto di intrattenimento, anche quando vuole comunicare messaggi “importanti”, non si deve dimenticare di… intrattenere. Un messaggio comunicato in modo più o meno velato all’interno di una storia che funziona in sé e per sé, avrà sempre più forza (e sarà molto più efficace su un pubblico ampio) rispetto a un banale flusso di retorica attivista, in cui la storia raccontata è solo una cornice messa lì giusto perché non se ne poteva fare a meno.
Ecco, oggi parliamo di una serie che quel lavoro di equilibrio fra diverse istanze lo fa in modo praticamente perfetto: Made for Love di HBO Max.

Tratta dal romanzo omonimo scritto da Alissa Nutting (che figura anche come co-creatrice dello show insieme a Dean Bakopoulos, Patrick Somerville e Christina Lee), Made for Love ha per protagonista Cristin Milioti (la “Mamma” di How I Met Your Mother) nei panni di una donna, Hazel, sposata da dieci anni con un guru della tecnologia, Byron, con il quale vive isolata dal mondo esterno in una casa super high tech in mezzo al deserto.
Byron (Billy Magnussen), che di cognome fa Gogol giusto per dare l’idea della pervasività delle sue creazioni, progetta di lanciare sul mercato la sua ultima idea: un chip da impiantare nel cervello delle coppie, in modo che uno percepisca pensieri e sensazioni dell’altra e viceversa, con l’obiettivo di eliminare tutti i classici problemi di comunicazione fra innamorati.
La trovata, un po’ alla Black Mirror, è naturalmente una boiata partorita da un megalomane, e la serie non prova nemmeno per un minuto a convincerci che sia una buona idea. E la stessa Hazel sa ormai benissimo di avere a che fare con un pazzo, tanto è vero che decide di fuggire.
Quello che però non sa è che Byron le ha già impiantato a sua insaputa un prototipo del chip, che ora gli permette di sapere sempre dov’è la moglie, cosa vede e sente, e quali emozioni prova.

A descriverla così potrebbe quasi sembrare un thriller, ma in realtà Made for Love è una commedia nera, a tratti nerissima, che riesce a costruire e mantenere il fragile equilibrio di cui si parlava all’inizio.
Il tema di fondo è palese: ci viene raccontata la storia di una donna che tenta di emanciparsi da un uomo di potere che fino a quel momento ha esercitato su di lei un controllo assoluto. L’elemento fantascientifico non è altro che l’esasperazione di quel controllo, visto che Byron è entrato fisicamente nella testa della moglie, per conoscere ogni suo spostamento, percezione ed emozione. Né mancano molti altri elementi di questo tipo di relazioni tossiche, mostrate in maniera molto esplicita: la dipendenza economica di Hazel dalle finanze di Byron; la capacità di lui di intortarla usando parole melliflue e ragionamenti apparentemente sensati che dovrebbero dimostrare il suo amore per lei, e invece puntano semplicemente a rinsaldare la co-dipendenza; perfino l’atteggiamento di persone esterne ma vicine a Hazel (come il padre Herbert, interpretato da Ray Romano), che mettono in dubbio la sua natura di vittima cercando di farla tornare sui suoi passi.



Non c’è nulla di particolarmente implicito, insomma, nel racconto dell’abuso subito dalla protagonista, abuso emotivo certamente, ma anche fisico (non nel senso classico della violenza sessuale o delle percosse, ma dell’uso del suo corpo come, letteralmente, oggetto di esperimenti tecnologici).
Allo stesso tempo, però, Made for Love non scade mai nella retorica spicciola, nella denuncia urlata e per questo, volenti o nolenti, banale. Questo perché la sua costruzione narrativa non dimentica mai, nemmeno per un secondo, di essere divertente, nel senso più ampio del termine.
Che si tratti della comicità slapstick con cui Hazel fugge dalla sua prigione dorata, mutilando a più riprese uno degli assistenti di Byron (il sempre buffo Dan Bakkedahl); oppure dei feticismi del padre (che è vedovo e ora fidanzato con una sex doll di nome Diane, che lui porta in giro ovunque e definisce “compagna sintetica”); oppure ancora della valutazione degli orgasmi a cui Hazel è sottoposta (sorta di versione iperbolica del classico e terribile “ti è piaciuto?”), Made for Love diventa quasi subito un racconto surreale e bislacco in cui i personaggi sono tutti a vario titolo imbecilli, e in cui la gioia perversa di seguire queste assurde vicende permette di digerire con sorprendente facilità il messaggio importante che sottendono.

I primi tre episodi sono scritti e girati con maestria, con un grande senso del ritmo, e Cristin Milioti, che è attrice di comprovato talento, è bravissima a cambiare tono anche repentinamente, passando dalla commedia più sempliciona al dramma più sentito, alternando momenti di maggiore coscienza di sé che sfociano nella gustosa rivalsa.
Soprattutto, è una sceneggiatura che non lascia niente al caso, piena di dettagli ricchi di significato. Si potrebbe citare l’anello che Byron ha donato a Hazel, che dovrebbe richiamare il logo di Gogol ma evidentemente ha la forma di un paio di manette. Oppure il fatto che praticamente l’unica altra donna della serie sia effettivamente un oggetto di piacere (vedasi foto sopra). Oppure ancora si potrebbe notare come Hazel, vissuta fino a quel momento in una casa asettica e priva di odori, si invaghisca di un barista proprio perché puzza e risveglia in lei istinti primitivi che il controllo del marito aveva sopito. Più importante, poi, è vedere come quell’attrazione non si traduca nella ricerca di un altro uomo che la possa salvare, bensì in una prima manipolazione del genere maschile al fine di emanciparsi completamente da esso.

L’impressione, insomma, è quella di una serie che sa perfettamente cosa dire, ma soprattutto come dirlo. Una serie capace di lavorare sui lati oscuri del nostro tempo, smascherandoli senza pietà pur nella rassicurante e digeribile cornice di un racconto comico, e senza fare l’errore di idealizzare la sua protagonista, che anzi funziona proprio perché del tutto “normale”, e quindi adattissima all’identificazione da parte chi guarda (spettatrici, certo, ma anche e soprattutto spettatori, a cui viene chiesto di cogliere e comprendere le derive del maschilismo). Ed è proprio da questa normalità, fra l’altro, che emergono anche certi inaspettati lati teneri della storia, soprattutto legati alla figura del padre, a cui la vita ne ha tirate già abbastanza per non ispirarci almeno un po’ di umana compassione.
Una serie scritta, diretta e recitata senza una virgola fuori posto, per quello che, per quanto mi riguarda, è l’esordio più ficcante e preciso del 2021.
Sperando che regga, naturalmente…


Perché seguire Made for Love: perché parla di un tema importante e spinoso, con la leggerezza di chi sa che i concetti passano meglio se chi li deve assimilare si diverte mentre li impara.
Perché mollare Made for Love: se disprezzate il genere black comedy pieno di personaggi strambi e situazioni surreali.

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