20 Giugno 2014 8 commenti

Power – La serie tv malavitosa prodotta da 50 Cent di Marco Villa

Droga, locali fighetti, rap e amori tormentati: ecco Power

Copertina, Pilot

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Pochi giorni fa abbiamo parlato di Gomorra – La serie, esaltandola praticamente in ogni suo aspetto e dicendo che per una volta in Italia è stato fatto qualcosa in grado di rivaleggiare con le serie tv americane e inglesi. Rivaleggiare, certo, ma in alcuni casi anche vincere. E oggi parliamo di una vittoria, perché vedere i primi due episodi di Power subito dopo aver terminato la prima stagione di Gomorra è qualcosa che lascia un po’ di delusione.

Power è una serie tv in onda su Starz dal 7 giugno e una delle sue caratteristiche più interessanti è la presenza di 50 Cent come produttore, oltre che come autore del pezzo che fa da sigla. Creata da Courtney Kemp Agboh, una tizia che ha nel curriculum due immonde schifezze come Happy Town e Beauty and the Beast (ma anche qualche episodio di The Good Wife), Power racconta la storia di Ghost, afroamericano che, nell’arco di vent’anni ,è passato dallo spaccio al dettaglio agli angoli delle strade ad essere il principale distributore su New York di un grande cartello del narcotraffico. Non solo: Ghost ha anche imparato a ripulire il denaro guadagnato illegalmente, mettendo in piedi una catena di lavanderie automatiche e un club super-fighetto. E proprio con l’inaugurazione del locale inizia Power, che nel primo episodio mostra subito i vari elementi su cui si reggerà la serie.

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In primissimo piano, ovviamente, le vicende criminali di Ghost e di Tommy, suo socio fin dall’adolescenza. Ghost ricorda un po’ Stringer Bell di The Wire, ovvero il malavitoso nel momento in cui inizia a girare con abiti firmati per far compiere un salto di qualità alla sua impresa. Tommy è invece quello legato ancora alle strade, la parte più istintiva e violenta della coppia, preoccupato del progressivo imborghesimento del compare e sempre pronto a costringerlo a picchiare e ammazzare qualcuno, giusto per non fargli perdere contatto con la realtà delle cose.

Oltre alle faccende di droga, Power racconta anche la storia personale di Ghost, sposato con una donna esigente e gelosa, ma che la fa annusare senza ritegno al suo autista, senza però concedersi mai. La parte amorosa è tutt’altro che marginale, visto che nella vicenda fa la sua comparsa il vero grande amore della vita di Ghost, una ragazza ispanica che non vedeva da secoli e che – te pensa a volte il caso eh – è da poco entrata a far parte di una task force che ha l’obiettivo di identificare il più grande distributore di droga di New York. Che è Ghost, ma lei non lo sa! Incredibile, guarda te quanto è piccolo il mondo, oh. Uno pensa New York, città grande, l’America e poi… tac, proprio il vecchio amore. Che volpi questi sceneggiatori.

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Il passaggio al sarcasmo indica che Power non è esattamente quel gran capolavoro. Il primo episodio a dire il vero gira molto bene, riuscendo a incastrare alla perfezione elementi rognosi, come il personaggio veramente insopportabile della moglie e la faccenda della task force appena descritta. Il secondo episodio, invece, segna già un po’ il passo: la parte romantica prende decisamente il sopravvento e gli intrecci criminali, per quanto interessanti, faticano a imporsi all’attenzione, finendo per essere sopraffatti da una quantità davvero imbarazzante di faccende di contorno di cui non ce ne può fregare di meno. E poi, davvero, la situazione di lui sospeso tra due amori, con la moglie che te-la-do-no-non-te-la-do con l’autista è proprio una palla devastante.

Decollerà? Speriamo, visto che Starz, come di consueto, ha già annunciato che ci sarà anche una seconda stagione.

Perché seguirla: perché le imprese criminali – se raccontate bene – sono sempre belle da seguire e qui qualche spunto buono c’è

Perché mollarla: perché la parte romantica è veramente noiosa e nella seconda puntata si prende già troppo spazio

 

Argomenti 50 cent, power, starz, The Wire


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