10 Giugno 2022

Ms. Marvel – Un angolino giovane e colorato per il Marvel Cinematic Universe di Diego Castelli

La nuova serie supereroistica su Disney+ rifugge i toni apocalittici e si concentra su un’eroina giovane, musulmana e super nerd

Pilot

Gli ultimi articoli che ho scritto qui su Serial Minds erano dedicati a Stranger Things, al finale di This Is Us, a Obi Wan Kenobi e The Boys.
E voi direte “quindi?”.
Quindi sono stati tutti articoli grossi, su serie a vario titoli importanti e molto attese, che necessitavano di specifica attenzione. Che poi mi siano venuti bene o meno è tutto un altro discorso, ma il concetto è che ci ho speso più tempo del solito.
Meno male che invece oggi parliamo di Ms. Marvel, e con questa ce la caviamo facile.

Creata da Bisha K. Ali e disponibile su Disney+ a cadenza settimanale, Ms Marvel è la nuova miniserie supereroistica targata Marvel (forse dal titolo si capiva…), balzata agli onori della cronaca per essere la prima serie con protagonista una supereroina musulmana.
Una notizia che, come vedremo fra poco, è certamente importante, ma che rischia di sottolineare certi elementi e tralasciarne altri, giusto per sobillare qualche polemicuccia che, a conti fatti, poco c’entra con una serie tanto caruccia che si merita uno sguardo senza pregiudizi e opinioni preimpostate.

La protagonista ha naturalmente un’origine fumettistica che vale la pena richiamare perché oggi, nel 2022, può suonare buffa: Ms. Marvel nasce infatti nel 1977 come controparte femminile del più famoso Captain Marvel, ed era l’alter ego di Carol Danvers, una pilota dell’areonautica.
Solo che questa cosa nella serie tv non si poteva fare, perché nel Marvel Cinematic Univers il Captain Marvel maschio non è mai apparso, e quel titolo è andato proprio a… Carol Danvers, interpretata nei film da Brie Larson.

La Ms. Marvel che vediamo nella serie di Disney+ è dunque un’altra, di origine fumettistica più recente: nel novembre 2013, il titolo di Ms. Marvel viene ereditato da Kamala Khan, una ragazza pakistana del New Jersey che acquisisce accidentalmente dei poteri di elasticità ed entra a far parte dei Vendicatori.

Con i dovuti cambiamenti, stiamo parlando della stessa Kamala Khan che, interpretata da Iman Vellani, è la protagonista della Ms. Marvel seriale, che ne cambia i poteri e alcune altre peculiarità, mantenendo però alcune caratteristiche salienti come l’origine pakistana e una certa, spiccata nerditudine.

Ms. Marvel, infatti, gioca con la stessa mitologia del Marvel Cinematic Universe proponendo come protagonista una ragazza che di quell’universo è grande fan.
Kamala, infatti, è appassionatissima di tutto ciò che riguarda i supereroi e in particolare proprio di Carol Danvers, di cui colleziona poster, fumetti e quant’altro, e che non vede l’ora di impersonare in una gara per cosplayer a una convention dedicata agli Avengers che si terrà di lì a poco vicino a casa sua.

Kamala è la classica protagonista sfigata, un tantino bullizzata, che trova nei fumetti e nella sua fantasia la forza per trovare una propria identità e uno sguardo sul mondo che sia ottimista e sognatore, nonostante i piccoli intoppi della vita quotidiana e gli ostacoli che ogni adolescente trova facilmente sulla propria strada.

A metterle i bastoni fra le ruote, nonostante l’aiuto del migliore amico Bruno Carrelli (interpreto da Matt Lintz), c’è la sua famiglia, e in particolar modo la madre: la signora Muneeba Khan, infatti, non vede di buon occhio questa passione di Kamala per i supereroi e le costumate e, per quanto voglia conservare un rapporto amorevole con la figlia, fatica a comprenderne le scelte “fin troppo americane”, legata com’è a tutta quella dose di valori tradizionali che sono tipici dei genitori rompiballe dei film e delle serie tv.

Non pensate, però, che dietro questa dinamica si nasconda chissà quale dramma.
Sgomberiamo il campo dagli equivoci: contrariamente all’impegno e alla pesantezza che potrebbero venire in mente guardando la rilevanza che viene data alla religione di Kamala in fase di marketing, Ms. Marvel è in realtà un serie molto leggera, giocosa, coloratissima, in cui gli screzi familiari non vanno più in là di una qualsiasi sitcom o teen drama molto light che ci sia capitato di vedere in questi anni.

Certo, Kamala è figlia di immigrati e questo non può non avere un peso, ma il tentativo non è quello di fare chissà quale disamina sociale e antropologica, ma semplicemente quello di mettere in scena una società variegata e multiculturale come quella reale, in cui l’occasione di diventare “super” può capitare a chiunque, per esempio attraverso un bracciale magico arrivato da un baule di famiglia e indossato da una ragazza che in quella famiglia ha le proprie radici, ma che si sente anche attratta dallo scintillante mondo dei supereroi a stelle e strisce.

Quest’ultimo è un processo che abbiamo già visto all’opera con gli stessi film della Casa delle Idee, in cui molte volte ci è capitato di vedere gli Avengers trattati come star da una popolazione “comune” che non può che riconoscerli come veri e propri vip (in Hawkeye, se ricordate, ne facevano pure un musical).
In questo senso, Ms. Marvel sembra fare un passo in più, dando a una di questi fan il centro della scena, e consegnandole dei poteri che a questo punto non sono dati a una persona veramente “qualunque”, ma a qualcuno che già venera le persone con abilità speciali, e che ora si ritrova trasformata in una di esse (per la cronaca, i poteri della Ms. Marvel televisiva sembrano parecchio diversi da quelli della controparte fumettistica, ma vabbè, ci interessa relativamente in questo discorso).

Alimentata da un amore per i fumetti che impregna la messa in scena in modo plateale, contaminando le immagini reali con fantasie animate di ogni genere, colori saturi e un ritmo sempre sostenuto, Ms. Marvel ha il grande pregio di conoscere il proprio posto e di saper lavorare con gusto e creatività senza voler strafare.

Per dirla in altro modo, Ms. Marvel è una serie dichiaratamente piccola, rivolta a un pubblico più giovane e forse più femminile rispetto ad altri prodotti Marvel (non fosse altro perché la protagonista è una ragazza del liceo), e non cerca di vendersi come l’ennesima big thing del mondo Marvel.
In questa consapevolezza, però, propone una storia classica ma ben raccontata, senza sbavature, con la giusta dose di ritmo e simpatia, trovando una sua anima emotiva ed estetica anche senza bisogno di enormi mezzi tecnici (poi sul fatto che la storia tenga fino alla fine, naturalmente, dovremo riaggiornarci).

A conti fatti, un’operazione commerciale che non nega la sua anima strategica (lo sfruttamento di un personaggio di crescente popolarità fumettistica, il puntamento di un target più specifico e meno battuto da altri prodotti ecc), ma che non per questo rinuncia ad avere una sua piena, riconoscibile identità all’interno del Marvel Cinematic Universe.

Non diventerà la mia serie Marvel preferita, forse senza Serial Minds non andrei nemmeno avanti, non essendo propriamente in target.
Ma proprio perché provengo da una grossa delusione sempre a marchio Dinsey (Obi Wan Kenobi sta fallendo da praticamente sotto ogni punto di vista), non posso che porgere i miei rispetti a una serie che fa quello che promette, e che lo fa con gusto, semplicità e simpatia.

Perché seguire Ms. Marvel: ve la vendono come la nuova supereroina musulmana, ma è prima di tutto un’eroina simpatica in una serie fresca e orgogliosamente nerd.
Perché mollare Ms. Marvel: se avete già la vostra bella età e un principio di saturazione per i prodotti Marvel, questo non riuscirà ad aggiungere chissà che.



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