31 Gennaio 2011 3 commenti

Skins – La quinta stagione della versione inglese di Andrea Palla

Riecco i ragazzacci di Bristol con la loro nuova formazione ma le stesse parolacce di un tempo

Giusto una settimana fa su queste pagine il buon Villa parlava dell’eccellente esordio in America di Skins US, versione a stelle e strisce del teen drama britannico creato nel 2007 da Jamie Brittain e Bryan Elsley, facendone notare il successo oltreoceano che in effetti era andato oltre le più rosee aspettative. Occorre dire che la pacchia non è durata poi tanto: al secondo episodio, Skins US aveva già perso due o tre inserzionisti e circa la metà del pubblico, soprattutto a causa delle fitte proteste da parte di un ente americano di vigilanza televisiva per la tutela dei minori.

Ma andiamo con ordine. Se dall’altro lato del mondo la serie affronta i suoi bei problemi a ingranare, da questa parte invece è già giunta con fierezza ed entusiasmo alla quinta stagione. E sottolineo con fierezza, visto che Skins non solo rappresenta uno dei più belli e interessanti esperimenti televisivi dedicati all’adolescenza, ma anche e soprattutto definisce un intero stile di vita. Mode, costumi, gergo, abbigliamento e scelte musicali, ogni dettaglio è parte di una sottocultura giovanile tipicamente indie, tipicamente british.

Giovedì 27 Gennaio è iniziata ufficialmente su E4 la quinta stagione, e come di consueto, trattandosi di  una stagione dispari, gli autori hanno deciso di rinnovare completamente il cast (salvo alcuni personaggi di contorno che legano l’impasto alle stagioni precedenti). Stessa ambientazione, stessa scuola, stessi quartieri popolari della periferia di Bristol, ma facce e caratteri nuovi, gettati in un mondo che ormai conosciamo bene.

Come sempre, ogni episodio è dedicato a un singolo personaggio. Vengono analizzate le sue caratteristiche peculiari, i suoi modi di interazione con il resto del cast, la sua filosofia di vita e anche le sue angosce e preoccupazioni. Si comincia questa volta con la dolce Franky, appena trasferitasi a Bristol insieme ai suoi due papà adottivi: ne seguiamo i goffi tentativi di autoaccettazione e inserimento all’interno di un gruppo di ragazze stronze e superficiali (almeno apparentemente, perchè nelle prossime puntate saremo sicuramente costretti a ribaltare questa visione, una volta messi di fronte alle loro storie, in pieno stile Skins). Franky si veste da ragazzo, ha una vita sociale pari a zero, si diletta a costruire apocalittici video in stop-motion usando un pupazzo di legno snodabile, balbetta nei momenti di crisi e ha una gran paura del mondo per una serie di angherie subite in passato.

La sua vicenda è in fondo quella di tutti i personaggi di Skins, adolescenti che sembrano sempre troppo cresciuti, ma che una volta analizzati nel dettaglio si rivelano impauriti e complessati. È questo il bello della serie, che diventa così una sorta di filtro rivelatore, in grado di andare oltre alla voglia divertimento e confusione per mostrare i segreti dei protagonisti.

E allora si perdonano a Skins le piccole cadute di stile avute in passato, con puntate che, pur mantenendo uno sguardo distaccato e leggero e una grande attenzione alla crescita dei personaggi, tendevano all’esagerazione o al semplicismo. Che vi piacciano o no, i nuovi adolescenti sono (anche) questo e per fortuna esistono serie come questa, in cui non tutto va bene, e quello che va male ci viene sputato in faccia senza retorica. In Skins, accanto all’amore esistono anche sesso, droga, morte, malattia, violenza. Ogni cosa raccontata senza censure, in una sorta di spiazzante galleria di esistenze al limite.

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E ora, non ci resta che stare a guardare quanto questa nuova combriccola saprà fare volare alto il tono complessivo della quinta stagione, e quanto le loro personalità ci aiuteranno a non rimpiangere i personaggi persi lungo il cammino.



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