27 Luglio 2011 12 commenti

Suits – Come Mad Men ma con gli avvocati di Marco Villa

E se Don Draper avesse fatto l’avvocato?

Io Mad Men non lo guardo. Sì, ok: devi recuperarlo, ma non è possibile, ma su, ma dai. È vero, è nella lista delle lacune, ma cosa ci volete fare? Però so cos’è, un po’ di puntate le ho viste e il tono lo conosco. Più che altro conosco il taglio. Ecco perché, fatte le debite proporzioni, non ho timore di dire che Suits è Mad Men con gli avvocati al posto dei pubblicitari. L’ho sparata grossa? Per me, no.

Suits è una serie in onda dal 23 giugno su USA Network con ottimi risultati di ascolto. Il primo episodio supera l’ora di durata ed è tutto incentrato sulla presentazione del luogo di lavoro, che è uno studio legale di quelli fighissimi. In sostanza, l’impostazione è simile alle serie di Aaron Sorkin: vi facciamo vedere un posto dove è difficilissimo arrivare a fine giornata per stress e difficoltà, ma in cui comunque sognerete tutta la vita di lavorare.



Come la Casa Bianca di The West Wing, come lo studio televisivo di Studio 60. Poi le similitudini finiscono qui, perché oh, non scherziamo, Sorkin è Sorkin ed è là in alto con Giove e altre divinità assortite.

Lo spunto per far partire tutto è il solito classicone: l’arrivo di una recluta. In questo caso Mike Ross, interpretato da Patrick J. Adams e segnato da un passato complicato. Geniaccio in odore di memoria fotografica, buttato fuori dall’università perché ha sostenuto un esame al posto di un compagno e da quel momento dedito a loschi traffici che non di rado coinvolgono lo spaccio. Di lui si accorge in modo rocambolesco il Don Draper de noantri, ovvero Harvey Specter, interpretato dal fu Spirit (non il cavallo eh) Gabriel Macht.

Harvey è il più figo, il più bravo, il più spettacolare. Mike è il più promettente, il più geniale, il più intraprendente. Niente di nuovo sotto il sole, insomma, a parte un elemento non da poco: pur essendo un legal, non è un procedurale. Nella prima macropuntata, infatti, il caso di giornata è semplicemente una scusa per mostrare la vita all’interno dello studio legale e come gli avvocati cerchino di sopravvivere e di guadagnare punti e importanza.

E questi aspetti vengono mostrati alla grande: il pilot di Suits è giocato molto bene, con dialoghi veloci e ficcanti, sottotrame interessanti e personaggi dagli sviluppi assai promettenti. Tutto, però, è legato a un solo fattore: se la scarsa attenzione data al caso di giornata fosse isolata alla prima puntata, il telefilm ne uscirebbe pesantemente ridimensionato. Se invece Suits continuasse a essere incentrato principalmente sulla vita e sulle vicende degli avvocati sarebbe cosa buona e giusta. Se poi riuscisse a non cadere nella leziosità di Mad Men sarebbe davvero una bella sorpresa.

Lo so, di solito ci vado giù più netto sui pilot, ma stavolta è davvero così: la prima puntata è ottima, ma il telefilm è di fronte a un bivio. Quale strada prenderà? Ai torrent l’ardua risposta.

Previsioni sul futuro: o casi di giornata (pollice verso) o tanta vita di avvocati (pollice su). Un bivio cruciale.

Perché seguirlo: perché può essere una bella boccata di aria fresca in un settore come il legal, difficile e spesso troppo legato alle dinamiche e alle strettoie del genere.

Perché mollarlo: perché l’ispirazione di Mad Men nella realizzazione dei personaggi, in particolare l’avvocato figo, è evidente. E se non sopportate Mad Men, son cazzi.

PS / Precisazione di Diego Castelli: Suits è iniziata un mese fa, quindi chi la sta seguendo sa già quale strada ha imboccato nel bivio di cui parlava il Villa. Ma non prendetevela con lui se arriva con leggero ritardo, abbiamo tante cose da guardare, è estate, lo sapete anche voi come funzionano queste cose, su…

PPS / Controprecisazione di Marco Villa: in realtà volevo aspettare i sub in italiano, ma quelli di Itasa e Subsfactory quest’anno battono la fiacca…



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