30 Novembre 2012 2 commenti

Comic Book Men – Bisogna aggiungere entusiasmo di Diego Castelli

Torniamo sulla serie con Kevin Smith, ed esaltiamoci

Un annetto fa il Villa vi parlò di Comic Book Men, serie di AMC che vedeva il famoso regista e sceneggiatore Kevin Smith raccontare le avventure dei gestori del suo negozio di fumetti. Uno show unscripted (almeno così ci viene venduto), quindi senza sceneggiatura fissa e con tanti stralci di “vera vita da nerd” (per maggiori dettagli rileggetevi il post del Villa, che trovate qui, tanto direi la stessa cosa).
Proprio la sua natura rendeva il prodotto quasi inadatto a Serial Minds, ma evidentemente quel giorno lì non avevamo un cazzo d’altro da scrivere, quindi abbiamo fatto i furbi e chissenefrega.

Oggi ne riparliamo, quindi a questo punto stiamo proprio barando. Il fatto è che il Villa aveva parlato di Comic Book Men con saggia razionalità, analizzandolo da bravo recensore che pondera ogni elemento in un’immaginaria bilancia di giustizia. Ecco, io invece bramo dalla voglia di dirvi che Comic Book Men è una figata totale. Ma proprio bello bello bello. E ora mi prenderò qualche riga spiegarvi perché, ammesso che ci riesca.

Dal punto di vista razionale, il Villa non ha sbagliato nulla: Comic Book Men sembrerebbe una serie a misura di nerd, diretta solo ed esclusivamente agli appassionati di fumetti e cinema di fantascienza.
Poi però mi sono scontrato con un fenomeno antropologio di grande fascino: alla mia fidanzata Comic Book Men piace da matti. Ora, lei è appassionata di serie quanto il sottoscritto e si beve Sons of Anarchy come fosse estathe, ma di certo non è interessata ai fumetti supereroistici né sbava all’idea di vedere il nuovo capitolo degli Avengers.
Insomma, è una serialminder femmina, e in quanto tale non sembrerebbe emotivamente attrezzata ad apprezzare Kevin Smith che parla di Hulk e Superman.

E quindi? Dove sta l’inghippo? Ci sono diversi divelli, secondo me.
Il primo è la scrittura. Ok che la serie è “unscripted”, ma già l’esperto Villa vi aveva detto che una scrittura c’è, eccome: nella scelta degli argomenti trattati, nel montaggio, in generale nella progressione narrativa delle singole puntate e della serie intera.
Il secondo punto è la simpatia: questa gente sarà sfigata, ma è proprio divertente. Grasse risate con le loro battute (spesso più volgari e ciniche di quanto ci si aspetti) e con le situazioni strane in cui si ritrovano, sempre riferite al mondo dei fumetti ma mai incomprensibili anche a un pubblico meno esperto.
Terzo punto, il gusto del freak: The Big Bang Theory ha fondato parte del suo successo sul fatto che i nerd sono personaggi diversi, strani, volutamente esagerati, che trasmettono allo spettatore un certo qual senso di esotico che va oltre i personaggi da sitcom classica (famigliole, amici da bar ecc). Allora stesso modo, parte del gusto di Comic Book Men sta nel vedere la marmaglia che si presenta al negozio per vendere o comprare la roba più assurda. Perché i protagonisti sono persone assai particolari, ma mai come i soggetti che varcano la soglia della fumetteria.

Insomma, è una serie furba, non una telecamera buttata lì in un negozio, e quello che succede, succede.
Ma non basta. Non può bastare, per spiegare la sensazione di soddisfazione che provo alla fine di ogni episodio. E il segreto, credo, sta nella passione. Non la mia, che vabbe’, ma la loro. Quando guardi Comic Book Men vedi persone gioiosamente immerse in un mondo che la maggior parte della gente considera privo di qualunque interesse. E loro se ne fottono, ci sguazzano e se la godono come matti, da eterni bambini che son riusciti a cavar fuori uno stipendio dalle loro apassioni infantili. Se anche non vi interessano gli argomenti specifici di cui trattano, è difficile non rimanere affascinati dalla loro competenza estrema su costumi, albi d eroi, perché tutti, almeno una volta, abbiamo volato sulle ali della fantasia usando niente più che un pupazzo di plastica o un foglio disegnato, e questi sono riusciti a lavorarci con quella roba lì!
Il fatto che sia gente vera, e non un personaggio di fantasia come Sheldon Cooper, aggiunge solo ulteriore fascino e curiosità al tutto.

Guardare Comic Book Men dopo The Walking Dead e Homeland (escono lo stesso giorno) ti rimette in pace col mondo, perché ti permette di passare venti minuti in compagnia di un gruppo di amiconi che la maggior parte della gente considererebbe sfigati cronici, ma a cui non frega assolutamente niente e che si divertono come matti. In questo senso, Kevin Smith è forse il migliore, perché lui è effettivamente uno scrittore e regista di successo, ma parla dei vari George Lucas e Steven Spielberg come ne potremmo parlare io e voi, con lo stesso entusiasmo da fan sfegatato, anche se, per certi versi, è al loro stesso livello.

E’ quello che capita a noi serialminder con i telefilm: non ce ne frega niente di quello che pensa e dice la gente, perché le serie tv sono cose importanti, prodotti culturali che vale la pena conoscere e studiare, e me ne fotto se tu dici che sono roba inutile. Per noi se non hai mai visto Lost ti sei davvero perso un’esperienza, West Wing merita attenzione e studio ben superiori a quelli dedicati alle pulizie di casa, e ricordarsi con precisione il nome di quel vecchio personaggio di quella sitcom dimenticata ma che ci piaceva tanto, è davvero un motivo valido per ruminare in silenzio per minuti e minuti.

I protagonisti di Comic Book Men sono come noi, solo che il loro interesse è concentrato su una branca diversa della cultura popolare. Ma sono comunque nostri fratelli, la loro passione è anche la nostra, e quindi guardarli all’opera ci diverte e ci soddisfa come poco altro.



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