7 Maggio 2015 16 commenti

Gotham season finale: pochino meglio, ma non ci siamo ancora di Diego Castelli

Era la serie più attesa dell’anno, ma rimane sotto le aspettative

Copertina, On Air

Gotham season finale

 

ATTENZIONE! SPOILER SU TUTTA LA PRIMA STAGIONE DI GOTHAM

 

Si chiude la prima stagione di Gotham, una delle serie più attese dello scorso autunno, e a me pare che siano passati tre anni. Perché ne ho scritto più che con altri show, perché sono cambiati radicalmente alcuni elementi di contesto, e perché la visione e il giudizio di Gotham sono una specie di montagna russa farcita di analisi razionale, aspettative pilotate e umori adolescenziali.

Giusto per fare un attimo di riassunto: avevo trovato buono il pilot, pur non eccezionale; poi mi ero preso male per il fatto che c’era troppo poca orizzontalità (me ne fregava niente del freak of the week); e infine avevo coltivato speranze pre-natalizie quando il midseason finale era stato chiaramente il miglior episodio fino a quel momento.
Sei mesi dopo, giorno più giorno meno, la prima stagione è finita e si possono tirare delle somme. E purtroppo il totale (delle somme) non viene mica tanto alto.
Prima che io inizi a sbrodolare per minuti, diciamoci la cruda verità: finora Gotham è sotto le aspettative. Non è “lammerda”: lammerda è Olympus, lammerda è The Lady di Lory Del Santo (che non vale come guilty pleasure: se ti piace mangiare le feci va bene, ma non dire che non sono feci perché si vede).
Però a settembre speravamo nella bomba nucleare e invece Gotham è più dalle parti del petardo.

I macro-problemi sono essenzialmente due.
Il primo è tutto interno alla serie, che non ha una scrittura all’altezza. Magari qualcuno penserà che non è l’unico difetto, ma io credo stia quasi tutto lì. L’atmosfera c’è, l’abbiamo detto fin da subito: certi scorci della città, quel misto di moderno e vintage nei costumi e nelle scenografie, il fumo che esce dai tombini, bene o male torna tutto. E anche il casting funziona: Ben McKenzie è un buon Gordon, ha la faccia giusta per fare il poliziotto idealista che rifugge il lato oscuro (anche se alla fine dovrà in qualche modo venire a patti con esso). David Mazouz è un buon Bruce, mingherlino e ordinatino ma con lo sguardo cupo di chi ne ha già viste troppe e le userà per diventare un giustiziere della madonna. Ottimo Sean Pertwee nei panni di Alfred, efficace Robin Lord Taylor come Pinguino, alla fine si è rivelato azzeccato anche Cory Michael Smith nelle vesti di Nygma, perché la sua trasformazione graduale in villain negli ultimi episodi è stata una delle cose migliori della stagione. Un po’ meno ficcanti le donne, con l’eccezione forse di Barbara e Selina (che però nell’ultimo episodio sbrocca senza alcun motivo), ma soprattutto con l’insulso baratro di Jada Pinkett Smith e della sua Fish Mooney.

 

Gotham season finale (3)

 

Ecco, Fish Mooney è un buon esempio per tornare al tema della scrittura. Se la cornice c’è, se le luci, i colori e le facce sono al posto giusto (per non parlare del potenziale narrativo di tutto quel mondo lì), ancora una volta è la sceneggiatura che non gira come dovrebbe.
Alla fine della stagione a Fish Mooney è successo di tutto, ma la verità è che non ce n’è mai fregato niente. Non saprei nemmeno fare un riassunto preciso delle sue vicende, perché non mi interessavano e ci badavo poco. Stesso discorso per Falcone e Maroni, i due superboss la cui lotta senza quartiere ha tenuto banco per buona parte dell’anno aggiungendo ben poco a un generico “a Gotham c’è la malavita organizzata”.
C’è troppo poliziesco normale, in Gotham, e per quanto un miglioramento ci sia effettivamente stato (la seconda parte della stagione è comunque meglio della prima), alla fine il problema è sempre quello: che non c’è Batman, e gli autori faticano a sostenere la sua assenza.
Il bello è che sprazzi di buone cose si sono anche visti, ma solo lateralmente. La storia personale di Bruce non è gestita male – anche se il ragazzo sta sempre nella stessa stanza – e il finale con l’apertura della (futura) batcaverna qualche brividino lo dà. Di Nygma abbiamo già detto, e la sua parabola funziona soprattutto perché ci fa godere del male che compie e che lo trasforma, essendo diretto verso un bastardone. C’è stata pure – forse, chissà, non s’è capito –  la comparsa del futuro Joker, anche se le opinioni su quell’episodio sono quanto mai contrastanti.
Ma è come se tutte le cose più interessanti succedessero a margine, appunto di lato, mentre al centro della scena ci sono storie criminali di cui in fondo ci interessa relativamente. Si genera dunque un meccanismo perverso per cui, invece di far tutto schifo (che uno dice, mollo tutto e via), si riescono comunque a intravedere delle buone cose, e fa rabbia constatare che Bruno Heller e compagnia ce le hanno fatte intravedere per poi occuparsi di altro.

 

Gotham season finale (4)

 

Ma quindi dobbiamo concludere che è sbagliata e troppo fuorviante la semplice idea di una Gotham senza Batman? Qualcuno lo pensava ad agosto, molti lo penseranno anche ora. Ma secondo me non è troppo vero, e qui si arriva al secondo macroproblema, che riguarda il contesto mediatico in cui Gotham si inserisce.
Il fatto increscioso, per Gotham, è che le altre serie fumettose funzionano meglio. E se il paragone con Arrow e Flash, che vengono da buone stagioni, può sembrare ingeneroso o sbagliato perché lì l’eroe c’è, più calzante è quello con Agents of SHIELD, dove da sempre i “super” rimangono in disparte. Agents era iniziata male, con molti episodi scialbi, e poi era risorta. La seconda stagione, in via di conclusione, è stata buona, onesta, funzionale. Non è un capolavoro, ma è una serie dignitosa, che fa il suo, che si inserisce bene nel mondo Marvel ma che, fattore importantissimo, ha creato una sua storia sufficientemente interessante che ci fa venire voglia di vedere cosa succede nella puntata successiva.
Gotham questo passaggio non è riuscita a compierlo. Non è riuscita a mettere sul piatto una storia che camminasse sulle sue gambe, col risultato che vogliamo guardare solo i personaggi che già conosciamo, piazzando pillole di entusiasmo citazionista che non vengono dall’interno della serie, ma da ricordi ed emozioni che ci portiamo già dentro per nostro conto.

 

Gotham season finale (2)

 

Ma la botta finale, il faro che si accende nel buio rivelando la mestizia della fiammella di Gotham, si chiama Daredevil.
Daredevil è esattamente – ma esattamente – quello che speravamo fosse Gotham. Una serie che non ha bisogno di enormi mezzi, che non dà sfoggio di clamorosi effetti speciali, che non mette necessariamente il supereroismo in primo piano. Una serie, però, che prende un ritmo e uno stile visivo di per sé molto riconoscibili (un valore già da solo) mettendoli a servizio di una sceneggiatura che è scritta splendidamente. Una sceneggiatura che ci porta a capire i sentimenti dei personaggi, che ci spinge a volerne sapere di più, che piazza dialoghi d’antologia in scene buie e silenziose ma di cui ricordi ogni parola, che scava nel torbido di psicologie danneggiate e sconvolte, per trarne il succo di un racconto che appassiona fin da subito. Daredevil è davvero una serie di cui, se avessi avuto tempo e fisico, avrei visto tredici episodi di fila. Perché alla fine di ognuno, banalmente, vorresti vedere subito l’altro. Vorresti vedere “cosa succede”, e vorresti vedere “come reagiscono i personaggi”, perché le due cose ti interessano in ugual modo.
Questo, nove mesi fa, era ciò che volevamo da Gotham. E alla fine, quatta quatta, l’abbiamo avuto da Daredevil. Pensate solo al confronto tra il boss Wilson Fisk e i boss Falcone e Maroni. Dai, una roba impietosa…
Tutto questo, poi, non ha niente a che vedere con la controparte fumettistica. Come sapete qui a Serial Minds vogliamo che i prodotti seriali camminino da soli, a prescindere dalla loro origine, e il problema sta proprio qui: ci si può appassionare a Daredevil senza averne mai sentito parlare, mentre se togli allo spettatore di Gotham la voglia di vedere certi riferimenti al mondo cartaceo che già conosce più o meno bene, ecco che rimane poco e niente.

Chissà se, senza Daredevil, il giudizio finale su Gotham sarebbe stato più clemente. Perché poi ripeto, non è tutto da buttare, non è una catastrofe. È una serie con alti e bassi, con qualche personaggio interessanti e altri assai meno, con alcuni episodi efficaci e tante aree grigie. Continua a esserci del buono, in Gotham, continua a esserci l’impressione che gli ingredienti siano effettivamente tutti lì, e che andrebbero solo mescolati in modo un po’ diverso.
Ecco, Gotham potrebbe avere già tutto, ma le manca il sale. Non disgustosa, però insipida sì.
Vedremo se l’anno prossimo, consapevoli degli ascolti in calo e di un generale, scarso appeal della serie a livello culturale e mediatico, Heller e soci sapranno trovare sto benedetto sale e spararglielo sopra in gran quantità. Ché sarebbe un peccato chiuderla qui con tutto quello che si potrebbe ancora raccontare…

 

Gotham season finale MOD



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