24 Gennaio 2017 3 commenti

Frontier – Jason Momoa trafficante di pelli del ‘700 di Marco Villa

Frontier è una serie che crescerà alla distanza. Forse.

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Jason Momoa dove lo metti, sta. Con il suo corpaccione gigante, il capello al vento e lo sguardo da finto cattivo ma neanche da buono. Dopo un personaggio minore, ma fondamentale come Khal Drogo in Game of Thrones l’abbiamo visto in Red Road e presto sarà Aquaman al cinema. Sempre con quell’atteggiamento un po’ misterioso e molto molto ombroso ed enigmatico. Lo stesso che sfodera in Frontier, serie arrivata in questi giorni su Netflix.

Frontier in realtà è già andata in onda su Discovery Channel Canada a cavallo tra novembre e dicembre e l’unico motivo per cui ne parliamo, l’unico motivo che la renda notiziabile è la presenza di Momoa. La storia è ambientata a fine ‘700 e vede un incrocio di interessi tra commercianti, esercito inglese e grandi compagnie commerciali britanniche per il controllo di un territorio di confine dell’attuale Canada, bramato da tutti perché cruciale per il mercato delle pellicce. Tutti vogliono mettere le mani su quel terreno, in particolare la HBC, che oggi chiameremmo azienda di import-export, guidata dal cattivissimo Lord Benton (Alun Armstrong). Lui di norma se ne sta a Londra, ma il voltafaccia di un suo ex alleato lo costringe a lasciare l’Inghilterra per il nuovo mondo. L’alleato in questione è Declan Harp (Jason Momoa, appunto), mezzo irlandese e mezzo indiano, un tempo al fianco degli inglesi e ora passato dalla parte degli indiani, pardon dei nativi. Sulla nave che porta Lord Benton nelle Americhe, si nasconde per sfighe varie anche Michael, ladruncolo londinese che, una volta scoperto e per evitare di essere ammazzato seduta stante, accetta di fare da avanguardia a Lord Benton e di andare a stanare Declan Harp facendo leva sulle comuni origini irlandesi.

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Questo più o meno quello che viene squadernato nel corso del primo episodio, con Declan Harp (nome bellissimo, a proposito) sperduto in mezzo ai boschi, il ragazzino ladro che è totalmente pesce fuor d’acqua e una serie di figure minori che vivono quella terra di mezzo e di nessuno che è Fort James, avamposto militare e civile in terra canadese.

Frontier non parte a bomba: la sensazione è che sia stato costruito per uscire alla distanza, portando avanti personaggi che non sono figure buttate via, ma strutturati con un senso e una loro forza. Dal primo episodio, quello che esce peggio è paradossalmente il personaggio di Momoa, ovvero l’attrazione principale di Frontier. Declan Harp è giusto accennato e mostrato in un paio di scene, mentre al centro dell’azione sono altre figure. Niente di tragico eh, ma in caso siate fanatici del colossone, sappiate che non è lui il protagonista assoluto, almeno per adesso.

Come detto, Frontier non ha una partenza di quelle indimenticabili: decidere di continuare dopo il pilot è soprattutto un atto di fiducia nelle trame che potranno svilupparsi. In questo, non siamo molto lontani da Taboo, la serie di e con Tom Hardy, anche se Frontier non si prende così sul serio. Di base, Frontier è un western: ha quell’ambientazione senza legge, con una natura ancora sovrana, ma per poco. La sensazione dalla prima puntata è di una serie onesta, che può essere in grado di raccontare un mondo, ma che probabilmente lo farà senza mai eccellere. A dover mandare indietro la memoria, il titolo che ci sembra più vicino è Turn, anch’essa in costume, anch’essa dedicata a una pagina di storia non molto battuta negli ultimi anni. Voi Turn l’avete vista? Ve la ricordate? Ecco.

Perché guardare Frontier: perché le serie western sono poche e l’ambientazione storica ha il suo perché

Perché mollare Frontier: perché la sensazione che sia una delle tante è molto forte



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