17 Maggio 2018 7 commenti

Safe – Tra Broadchurch e Desperate Housewives di Marco Villa

Safe è la nuova serie tv crime di Netflix, ambientata in Inghilterra e con Michael C. Hall come protagonista assoluto

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Per la serie: tutto quello che è su Netflix luccica di più. Ormai non è più un’ipotesi, è una certezza. Capita così che tutto quello che passa dal servizio di streaming sia non solo più fruibile, ma parta in qualche modo con una corazza maggiore di hype. Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia, perché in qualche modo l’hype va poi sostenuto e non tutto può essere il nuovo capolavoro. A volte le serie sono semplicemente normali e va bene così. È il caso di Safe, pubblicata su Netflix l’11 maggio.

Safe è una coproduzione tra la francese Canal + e Netflix, è creata dall’americano Harlan Coben, ma è ambientata in Inghilterra. Per l’esattezza all’interno di una comunità di ricchi che vive rinchiusa all’interno di cancelli per garantirsi la sicurezza. Un mondo ovattato e iper-protetto, dove in apparenza nulla può succedere. Eppure qualcosa succede e quel qualcosa è la sparizione di una ragazza di sedici anni. Lei è Jenny ed è la figlia di Tom Delaney, interpretato da Michael C. Hall: l’ex Dexter è ovviamente il nome di richiamo di tutta la serie, ma anche l’unico elemento che la differenzia da decine di serie tv inglesi a sfondo crime che abbiamo visto in questi anni.

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Come in tanti altri titoli di questo tipo, Safe parte da una comunità ristretta e in apparenza scollegata dal resto del mondo. In questo contesto di pace, un crimine violento fa emergere pian piano tutti i segreti e le paranoie degli abitanti, mentre le indagini sembrano indirizzarsi di episodio in episodio verso un differente colpevole. Da Broadchurch a Happy Valley, passando per Hinterland, abbiamo visto tante serie inglesi di questo tipo, in cui il contesto è grande protagonista, anche a livello di immagini, a indagare non è mai il poliziotto classico e il concetto di famiglia è sempre in qualche modo scardinato. Safe è proprio questo, almeno per metà. L’altra metà è invece caratterizzata da un tono più sarcastico, che a tratti la avvicina ad altre serie che hanno il morto, ma non sono crime.

Il riferimento è a titoli come Desperate Housewives o Devious Maids, in cui esagerazioni dovute alla ricchezza e alla eccentricità dei personaggi a tratti provano a compensare la parte più drammatica. Anche in Safe si va verso un equilibrio di questo tipo, per quanto più sbilanciato verso il drama: oltre alla sparizione di Jenny si scopre che c’è in ballo anche un morto. Il personaggio di Michael C. Hall rappresenta il fulcro intorno al quale si muove tutta la parte drama, mentre il coro di comprimari si occupa di provare a tratti a stemperare la tensione, che comunque è palpabile e ben costruita.

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Così come palpabile è il fatto che qualsiasi personaggio avrà più di un segreto inconfessabile nel proprio passato, altro elemento in grado di contribuire non poco alla fidelizzazione del pubblico. Non sappiamo come finirà la storia di Jenny, ma siamo sicuri che nessuno dei personaggi è davvero come l’abbiamo visto.

Perché seguire Safe: perché la costruzione tensiva funziona e Michael C. Hall in fondo ci mancava

Perché mollare Safe: perché non è un buon svolgimento di temi già visti



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