16 Ottobre 2019 9 commenti

Evil – Storie di possessione dagli autori di The Good Wife di Marco Villa

Evil è una serie tra legal e possessioni demoniache. Ma fidatevi di noi: segnatevi il nome di Katja Herbers.

Dieci anni, è questo il tempo che è trascorso dalla messa in onda su CBS della prima puntata di The Good Wife. Una serie importante, che ha riscritto in parte le regole del gioco dei legal e che ha imposto Michelle e Robert King come nomi forti della scrittura. Talmente forti da convincere CBS a produrre lo spin-off The Good Fight e oggi Evil.

Evil è in onda dal 26 settembre su CBS – appunto – ed è una deviazione dal tema legal: il pilot parte infatti da un’aula di tribunale, ma finisce in tutt’altri lidi. Protagonista è Kristen Bouchard (Katja Herbers, interprete della figlia del Man in Black di Westworld), perito psichiatrico che fa da consulente in tribunale per l’accusa. È lei, insomma, a informare la giuria se un imputato è capace o meno di intendere e volere. Lei è una grande professionista, il suo lavoro è molto apprezzato e in questo modo riesce più o meno a tenere a galla anche la complessa economia di una famiglia che la vede crescere da sola 4 figlie, mentre il marito lavora come guida sull’Everest (!!!) e le manda qualche soldino quando capita. 

Tutto deraglia quando si trova invischiata nel caso di Orson, accusato di aver ucciso tre diverse famiglie: il deragliamento non è dovuto alla difficoltà del caso, ma al fatto che si inizi a parlare di possessione demoniaca. E qui entra in scena David Acosta una sorta di investigatore dell’occulto interpretato da Mike Colter (Luke Cage), che prima manda in crisi le certezze della psichiatra forense, poi la assume per lavorare su casi in cui possessione e malattia mentale rischiano di sovrapporsi.



Un attimo, che non è ancora finita: sul piatto va aggiunto che la psichiatra inizia ad avere incubi notturni piuttosto realistici (e anche un po’ ironici, va detto) e che all’improvviso appare anche Benjamin Linus Michael Emerson nei panni di quello che viene definito “incitatore al male”, ovvero uno che agisce per scopi malevoli e spinge il prossimo a compiere azioni abiette. Come appunto massacrare tre famiglie.

Tutto questo per spiegare che sì, Evil è una serie che parte intrecciando mille temi e promettendo di sviscerarli per bene nel corso della stagione, però no, non è una serie che riesce a fare a meno del caso di puntata. Ogni settimana lo spettatore avrà il suo caso a metà tra demoniaco e psichiatrico, mentre la scettica dottoressa Bouchard scivolerà sempre più nel dubbio e il granitico David Acosta sarà appunto sempre più granitico. Ah, va da sé che tra i due volano ormoni già al primo incontro, ma l’investigatore occulto sta studiando da prete, quindi butta un po’ male.

Evil è una serie che fa capire fin da subito di avere ciccia da raccontare e interpreti adatti. Katja Herbers si era già fatta notare in Westworld per un carisma tutto suo e conferma questa dote anche in Evil, riuscendo a essere molto credibile sia nelle scene drammatiche, sia in quelle più leggere. È senz’altro lei l’aspetto più interessante della serie, che riesce comunque a piazzare un paio di salti sulla sedia che non sono così scontati in una serie generalista. Al netto di questo, Evil non ha grossi appigli di interesse: se vi piacciono le storie di possessione e chiesa cattolica, accomodatevi. In caso contrario, avete di meglio da fare, ve lo possiamo garantire

Perché guardare Evil: perché Katja Herbers è proprio brava

Perché mollare Evil: perché se non siete appassionatissimi di possessioni, potete farne a meno

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Argomenti evil, horror, katja herbers


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