9 Settembre 2021

Clickbait – Netflix: il thriller che gioca a fare Black Mirror di Marco Villa

Clickbait è un thrillerone piuttosto solido, che prova a fare ragionamenti sul cortocircuito cronaca nera-media-social

In questi anni abbiamo parlato spesso di serie intere che sembravano espansioni non richieste di episodi di Black Mirror, sottolineando come la serie di Charlie Brooker fosse stata densa di ispirazioni, ma con il suo formato avesse anche tolto ossigeno a tanti titoli, spazzati via dalla sintesi dell’episodio secco. In qualche modo, Clickbait si inserisce in questo discorso, ma al contrario, perché guardandola viene da pensare che sarebbe potuta essere una perfetta puntata di di Black Mirror.

Disponibile su Netflix dal 25 agosto, Clickbait è una serie creata dall’australiano Tony Ayres (The Slap, Stateless) ed è un thriller classico nel funzionamento, ma meno classico nell’impostazione. La storia vede al centro Nick: padre di una famiglia in apparenza perfetta, di colpo diventa protagonista di una serie di video in cui – percosso e in stato di sequestro – mostra cartelli in cui si autoaccusa di avere abusato di diverse donne e di averne uccisa una. Il video viene caricato sulla YouTube di turno (che ovviamente non si chiama così, ma ci siamo capiti) con una promessa: al raggiungimento dei 5 milioni di play, Nick verrà ucciso come punizione dei suoi crimini. Inizia così una doppia corsa: quella del video verso il traguardo delle visualizzazione e quella di famiglia e polizia per ritrovare Nick. Con la descrizione della trama mi fermo qui, per evitare spoiler inutili, meglio concentrarsi su altri aspetti della serie.

Prima di tutto il formato, perché ogni episodio è raccontato dal punto di vista di uno dei personaggi: niente di nuovo, ma comunque un meccanismo che funziona, perché permette di mantenere inalterato il focus generale (tutti partecipano alla stessa vicenda, ovviamente), riuscendo però ad allargare il discorso e a entrare in modo più fluido nella testa dei veri personaggi. Ecco, i personaggi: come da tradizione, siamo nell’ambito “tutti hanno un lato nascosto”, a cominciare dallo stesso Nick (Adrian Grenier), sua moglie Sophie (Betty Gabriel) e sua sorella Pia (Zoe Kazan), che è poi il personaggio un po’ più protagonista degli altri.



Visto il punto di partenza, Clickbait non vuole essere solo un thriller di indagine, ma anche uno spunto di riflessione sul cortocircuito cronaca nera-media-social che vediamo in azione ogni giorno: quel meccanismo per cui le vittime possono diventare colpevoli in un attimo, mentre tutti quelli che entrano in contatto con una storia tragica vengono sottoposti a screening dettagliatissimi da parte della stampa e di chi la legge.

È questa la parte Black Mirror cui accennavamo all’inizio, quella che fa leva sul confine sottilissimo tra partecipazione e voyeurismo, per cui un’app che viene usata per aiutare le ricerche trasforma il tutto in una sorta di caccia al tesoro ben poco giocosa o in cui la classica folla di telecamere davanti alla casa della vittima viene quasi annullata dalla schiera di torce dei telefoni nei luoghi caldi dell’indagine. Al di là di tutto, però, Clickbait è innanzitutto un thriller che funziona, che mette in scena i classici meccanismi del genere, senza inventarsi nulla di nuovo, ma senza nemmeno sbandare. In ogni puntata troviamo la rivelazione più o meno importante e un personaggio viene in qualche modo ribaltato rispetto alla visione che il pubblico si era fatto, il tutto aiutato anche da quel cambio di punto di vista narrativo cui si accennava, che garantisce ritmo ed evita il rischio monotonia. 

Clickbait è un po’ l’equivalente del libro giallo sotto l’ombrellone, quello a cui non chiedi nulla di particolare, se non intrattenimento e solidità. Ecco, l’estate ormai è andata, ma il thrillerone funziona ancora.

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