4 Agosto 2022

Surface – Un thriller mnemonico su Apple Tv+ di Diego Castelli

Surface racconta di una donna che ha perso la memoria, e che vive una vita che forse non è quello che le stanno facendo credere

Pilot

Considerando che viviamo nell’epoca dei remake e dei reboot, la prima volta che ho letto della nuova serie di Apple TV+, Surface, ho pensato fosse un rifacimento dell’omonimo show di NBC del 2005, quello con Lake Bell cancellato dopo una sola stagione, che raccontava di un’oceanografa alle prese con un mostrone subacqueo.
Spoiler: non c’entra niente.

O meglio, l’acqua c’è anche qui, ma è l’unico dettaglio in comunque.
Creata da Veronica West (fra le altre cose co-creatrice della splendida High Fidelity), la Surface di Apple TV+ racconta la storia di Sophie (Gugu Mbatha-Raw), una donna con un problemino non da poco: a quanto pare, sei mesi fa ha tentato il suicidio gettandosi da una barca, ha subito un brutto trauma e ha perso quasi completamente la memoria, risvegliandosi con un marito e delle amicizie che non ricorda, e chiedendosi il perché di quel gesto estremo e apparentemente inspiegabile.

Si sarà notato che ho usato formule come “a quanto pare” e “apparentemente”.
Occhiolino.

Sì perché Surface, che rientra nella cornice dei thriller psicologici, aggancia gli spettatori alla prospettiva (parziale, danneggiata, frustrata) di Sophie, per poi aggiungere tutta una serie di piccoli e grandi dettagli che mostrano come la storia che è stata venduta come vera alla protagonista, probabilmente non lo è.

Non c’è solo la domanda sul perché Sophie abbia tentato il suicidio, ma ci si chiede proprio se quello fosse effettivamente un suicidio, o se invece non ci fosse dietro qualcos’altro che Sophie non riesce a ricordare.

Fra una sorpresa e l’altra, in un continuo gioco di informazioni smozzicate che vanno strappate con i denti da parenti e amici omertosi, Surface punta a tenerci inchiodati alla sedia fino alla risoluzione dell’enigma.

Ce la fa?
Mah, diciamo di sì dai. Senza però sentire la necessità di usare paroloni.
Da una parte, la forza e le intenzioni di Surface stanno tutte qui: c’è un mistero, c’è una donna in cerca di verità, e c’è un percorso accidentato che conduce a quella verità. Tutto sommato, semplice, facile, di presa immediata.

Anche Gugu Mbatha-Raw, peraltro, riesce a fare il suo, perché è un’attrice bella e dal viso delicato, quindi ottima per la versione spaesata e fragile di Sophie, ma capace anche di sfoderare un lato più determinato e, a tratti, anche sexy, adatto a tutte quelle situazioni in cui la protagonista deve lottare per la sua identità.

In termini di pura suspense, poi, si gioca abbastanza facile con continue situazioni in cui Sophie vede e sente cose che non dovrebbe vedere e sentire, e in cui deve mettere in pratica piccoli e astuti piani che, naturalmente, riescono solo all’ultimo.
Tutta sommato, roba che funziona.

Dove invece Surface fallisce, ricavandone momenti di pesantezza, è nel tentativo di essere qualcosa in più di un semplice thrillerino.

Lo si vede, per esempio, nell’insistenza con cui si rimesta nella psiche e nei sogni di Sophie, con piglio stancamente autoriale, oppure in certe scelte registiche, come quella di Sam Miller che nei primi due episodi da lui diretti inquadra i volti dei protagonisti lasciando fuori fuoco una parte dell’inquadratura, a simboleggiare che la vita di Sophie, al momento, è per l’appunto fuori fuoco, con i contorni non perfettamente delineati.

Sono piccole scelte che hanno una loro legittimità, ma la cui insistenza sembra voler suggerire una profondità psicologica e filosofica che, almeno in questi primi tre episodi, Surface non sembra in grado di offrire sul serio.
E il fatto che ci provi in maniera così esplicita, senza riuscirci, rovina un po’ l’esperienza di una serie che, se si limitasse a fare il thriller di maniera, porterebbe a casa il risultato senza troppa fatica.

Da questo punto di vista, forse, vale anche la pena di inserire Surface nell’ambito più generale della serie di Apple TV+, una piattaforma che nei mesi scorsi abbiamo molto elogiato per la sua capacità di puntare alla qualità più che alla quantità (con riferimento nemmeno troppo velato alla bulimia narrativa di Netflix).

Un taglio che sarebbe confermato da diversi titoli che abbiamo messo nella parte (molto) alta della nostra classifica, da Severance a Slow Horses a Pachinko, che però negli ultimi tempi è stato un po’ sporcato da altri prodotti di livello inferiore (penso a Loot, Now & Then, anche The Essex Serpent, partita in pompa magna e poi un po’ incartata su se stessa).

Ecco, è un po’ presto per dire che Apple stia seguendo la strada (legittima, sia chiaro) di Netflix, anche perché quello vorrebbe dire cominciare a produrre serie e film per praticamente “tutti” i pubblici, e non sembra che Apple sia di questo avviso, al momento.
Certo è, però, che al momento Surface va collocata della parte bassa dei prodotti di Apple Tv+, un titolo in larga parte dignitoso, ma al momento incapace di fare quel passo in più verso il “memorabile”.

Perché seguire Surface: è un thriller psicologico che, in quanto thriller, funziona abbastanza.
Perché mollare Surface: finora Apple TV+ ci ha abituati a prodotti ben più stuzzicanti.



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