4 Dicembre 2025

Arriva anche HBO MAX – Ma ce li abbiamo i soldi? di Diego Castelli

A gennaio sbarca in Italia una delle poche piattaforme “grosse” ancora assenti, che apre nuovi scenari ma impone pure nuovi conti in tasca

Serial Minds non è mai stato un sito di news, sicuramente non adesso, ma poco pure in passato. Oggi però, complice l’assenza di recensioni imprescindibili da far uscire il prima possibile, può valere la pena soffermarsi su una notizia che era già uscita mesi fa, ma che ora si è fatta di stringente attualità.

Ieri, 3 dicembre 2025, è stato annunciato l’arrivo in Italia di HBO MAX, forse l’ultima grande piattaforma americana e internazionale ancora assente nel nostro paese (un’altra sarebbe Peacock, che però non può competere come importanza del brand).
È un debutto importante, molto atteso da tanti serialminder, che solletica molti appetiti ma pone anche alcune questioni all’interno di un panorama streaming in cui le piattaforme ora sono così tante, da farsi una concorrenza concettualmente simile a quella dei canali televisivi, con un’unica importante differenza: qui dobbiamo cacciare i soldi.
Proviamo a fare qualche riflessione.

In Italia, le principali piattaforme di streaming sono Netflix, Prime Video, Disney+, Apple Tv (l’ordine è casuale). Un po’ staccate ma comunque presenti ci sono Paramount+, MGM+, e qualcun altra, spesso vendute a pacchetto in altre piattaforme o su Sky.
Non mi interessa ricostruire per filo e per segno dove sono e quanto costano queste piattaforme, mi interessa però sottolineare che cominciano a diventare parecchie.

In questo scenario arriva HBO MAX, che chi ama le serie tv non può non tenere in considerazione. Non solo per il prodotto contemporaneo, in cui figurano gli House of The Dragon, le White Lotus, le The Last of Us, senza contare le future A Knight of the Seven Kingdoms o Harry Potter (che in quanto “serie nuove” si vedranno solo lì, al contrario di quelle già iniziate su Sky che rimarrano fino alla fine anche sulla famosa pay tv) o la recente e premiatissima The Pitt. E non solo per un’allettante offerta sportiva che comprenderà anche le Olimpiadi invernali, più Australian Open e Roland Garros, in un momento particolarmente felice per il tennis italiano.
Qui dobbiamo considerare anche la library: HBO (quando ancora non c’era alcun “max”) è una rete che ha letteralmente cambiato la storia della televisione americana e mondiale. La sua library potrebbe avere un valore pazzesco per chi ama le serie tv e magari ha voglia di recuperare qualche capolavoro. In base alle comunicazioni ufficiali non è ancora chiarissimo se tutta la library sarà disponibile dal giorno 1 ma, se anche così non fosse, è ragionevole immaginare che a tenderà arriverà tutta, un po’ come succede con i classici Disney su Disney+.

Parliamo de I Soprano, di The Wire, di Sex and The City. Di Oz, Six Feet Under e True Blood. Di Succession, The Newsroom e The Leftovers. Di Enturage, Girls e Veep.
È la storia della tv americana di qualità, roba che ha vinto tonnellate di premi e che in Italia ha avuto una visibilità non sempre elevatissima, legata a logiche di palinsesto necessariamente più rigide rispetto alle piattaforme, e quasi sempre confinata su canali a pagamento.
A questo poi bisogna aggiungere tutta la library film e serie di Warner (questi annunciati fin dall’inizio), da The Batman e Dune, passando per gli inossidabili Friends, The Big Bang Theory e Rick & Morty.
E infine, cosa molto pubblicizzata in queste prime notizie, i progetti italiani, fra cui Portobello di Marco Bellocchio, Melania Rea di Stefano Mordini, e via dicendo.

Ma quanto costa HBO MAX?
Ecco qui la tabella che illustra i tre pacchetti, faccio proprio copia incolla del loro comunicato stampa, così non sbagliamo:

-Base con pubblicità: visione su 2 dispositivi in Full HD.
Euro 5,99/mese
-Standard: visione su 2 dispositivi in Full HD, con 30 download (con
limitazioni).
Euro 11,99/mese
-Premium: visione su 4 dispositivi in 4K Ultra HD con Dolby Atmos (dove
disponibile) e 100 download (con limitazioni).
Euro 16,99/mese
-Pacchetto aggiuntivo Sport: aggiungibile a qualsiasi piano. Il pacchetto
include contenuti con pubblicità. La visione in contemporanea è limitata a due
device.
Euro 3/mese

È un’offerta abbastanza competitiva, più o meno in linea con quella delle altre piattaforme, in cui si spende relativamente poco per una visione più limitata e con la pubblicità, e dove serve salire di prezzo per avere un’immagine di livello più alto, senza interruzioni, e con maggiori comodità.
Solo che a questo punto sorge la domanda: ma non è che ci stiamo abbonando a troppa roba?

La risposta teoricamente è sì, ed è ovvio che non tutte le persone hanno i soldi, la voglia, il tempo di abbonarsi a tutto. Il che sarebbe anche normale in un ambito di concorrenza fra le piattaforme, se non fosse per un discreto livello di “fomo” degli utenti, che possono sentire una certa pressione sociale a guardare proprio quella serie di cui tutti parlano ma che sta su una piattaforma a cui non sono abbonati.

A questo proposito, però, si pone una questione apparentemente buffa. Se è vero che è difficile rimanere abbonati a tutto, è altrettanto vero che, rispetto alla pay tv tradizionale, attivare e disattivare abbonamenti è molto più semplice, letteralmente una questione di pochi clic.
Questo però è un tema che tocca le abitudini di visione, la psicologia della fruizione di contenuti, su cui le piattaforme lavorano molto e che riguarda dettagli a cui spesso non pensiamo.

A questo proposito mi sembra utile, magari interessante, condividere alcuni concetti che mi sono stati trasmessi qualche giorno fa al lavoro da parte dell’ufficio marketing di Mediaset, che aveva condotto una ricerca qualitativa (cioè “intervistiamo poche persone ma facciamolo per bene, in maniera approfondita”) parlando di temi legati alla programmazione dei film sui canali tematici, la percezione delle persone rispetto alle offerte dell’access prime time (cioè lo spazio fra la fine dei tg serali e l’inizio della prima serata propriamente intesa), e diversi altri fattori.

È chiaro che non posso condividervi i dettagli della ricerca, se no mamma Mediaset, che già mi permette di scrivere su Serial Minds, finisce che mi licenzia veramente.
Però, per esempio, posso dirvi che è emersa con grande forza, da parte delle persone intervistate, la necessità di avere delle abitudini di visione che siano radicate, e che si sposino con esigenze precise, perfino biologiche: così, un film che inizia troppo tardi fa venire sonno, e un film che inizia troppo presto non permette di avere il mood giusto per iniziare la serata.
Ebbene, fra il giusto e il “troppo tardi”, o fra il giusto e il “troppo presto”, possono ballare anche solo quindici minuti, che però mettono in moto meccanismo psicologici che orientano molto l’accoglienza o il rifiuto.

Questo esempio, apparentemente distante, è in realtà sintomatico di un atteggiamento generale che abbiamo anche con le piattaforme: l’usabilità dei menu, la bontà degli algoritmi di suggerimento, la rapidità delle app, sono tutti elementi che hanno un loro peso anche al di là della bontà e ricchezza dei contenuti.

E in questo contesto, la pigrizia e la necessità di “non pensare troppo” (che già alle volte passiamo 45 minuti per decidere cosa guardare…) diventano fattori importanti: è vero che attivare e disdire abbonamenti è tecnicamente semplice, ma il pensiero di tenere perenne traccia di cosa si sta pagando e dove, e saltare continuamente da una parte all’altra in relazione al prodotto che si vuole recuperare o che è appena uscito, può risultarci gravoso né più né meno che disdire un abbonamento Sky (solitamente considerato il massimo della sbatta percepibile dall’essere umano).

Questo le piattaforme lo sanno, se ne giovano, e cercano di spalmare i loro contenuti nel corso dell’anno, così che ci sia sempre qualcosa di nuovo e stuzzicante al punto che, se pure ti venisse in mente di disdire, poi la voglia ti passa.

E quindi che facciamo con HBO MAX? Beh, non essendo io un utilizzatore “medio” del cinema e delle serie tv, paradossalmente non sono nemmeno la persona giusta a cui chiedere. Per me è ovvio che ci si abbona. Però attenzione, non sono nemmeno uno a cui puzzano i soldi, come si suol dire, e quindi un po’ di bilancio familiare (mio e dei due gatti) potrebbe rendersi necessario. D’altronde, il mio non essere un utilizzatore medio sta anche nel fatto che, effettivamente, passo molto tempo al computer a guardare e cliccare: saltare da un abbonamento all’altro non dovrebbe essere un fastidio così grande.

In ultimo, naturalmente, ci sono le persone che pagano poco o niente, e poi si affidano a piattaforme illegali. Non mi interessa dare giudizi morali in merito, e nemmeno, al contrario, dare consigli pirateschi. In termini di analisi, giova ricordare che le piattaforme, con la loro facilità d’uso, sono state un grosso colpo per la pirateria. Allo stesso tempo, il loro stesso proliferare nel corso degli anni è diventato un nuovo incentivo a trovare vie alternative, proprio in mancanza di un budget infinito.
A quel punto, però, se un po’ di paga e un po’ si pirata, la scelta su cosa pagare effettivamente passa dalle stesse logiche di cui sopra, logiche a cui i diversi competitor devono prestare particolare attenzione.

Vedremo cosa succederà, però insomma, quando la scelta aumenta può anche spaventare e mettere ansia, ma in sé e per sé continuerei a considerarla una cosa positiva. E la serie su Harry Potter non me la posso perdere.

AGGIUNTA SUCCESSIVA
Letteralmente il giorno dopo aver pubblicato questo articolo, è arrivata la notizia ufficiale dell’acquisto di Warner Bros da parte di Netflix, per una cifra che ammonta intorno alla sbadilata di dollari.
Warner (attualmente parte del gruppo Warner Bros. Discovery, formatosi pochi anni fa e che sarà presto smontato) è anche la proprietaria di HBO e HBO MAX, che quindi diventeranno proprietà di Netflix.

Al che la domanda sorge spontanea: ci siamo appena detti che sta per arrivare HBO MAX in Italia, ma ora HBO MAX è di Netflix. Quindi salta tutto e tutti quei contenuti ce li ritroveremo su Netflix?
Ecco, non lo sappiamo, ed è difficile dirlo con certezza. Una cosa abbastanza probabile, però, è che Netflix non abbia speso decine di miliardi di dollari solo per aggiungere qualche prodotto alla sua piattaforma, senza cambiare niente altro. Quindi mi aspetto che cercherà di guadagnarci il più possibile, anche se ancora non sappiamo come. Potrebbe banalmente succedere che HBO MAX diventerà un sottocanale di Netflix, raggiungibile dalla medesima piattaforma, ma con un costo aggiuntivo (un po’ come accade con certi canali aggiuntivi di Prime Video).
Senza contare cambiamenti potenzialmente dirompenti sul fronte più ampio della produzione e distribuzione cinematografica, con nuove dinamiche, tensioni e rapporti particolari fra la sala e il salotto (se mi passate la battuta).
Ma al momento non abbiamo certezze, staremo a vedere…



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