The Boroughs – Una pucciosa Stranger Things per anziani di Diego Castelli
Un ritiro di pensionati in mezzo al deserto, strane e pericolose creature, e un complotto fantascientifico da combattere
C’è stato un momento, nella mia vita, in cui hanno cominciato a piacermi molto le storie con i vecchi. Non so identificare il punto preciso, ma la cosa è avvenuta ben prima che io diventassi a mia volta pienamente adulto. Diciamo ancora prima che perdessi del tutto i capelli.
Non so perché, ma c’è qualcosa nei personaggi che sono vicini alla fine, che mi attira molto più rispetto a chi ha ancora tutta la vita davanti. Come se lo scorgere l’inevitabile traguardo rendesse più vero e più vivido tutto ciò che accadrà da qui alla conclusione.
E quindi non potevo non provare un affetto istintivo per The Boroughs, nuova serie di Netflix che, come da titolo di questo pezzo, potremmo definire una Stranger Things per / con gli anziani. Non solo per il genere, per la piattaforma e per il fatto che, al netto della firma dei semisconosciuti Jeffrey Addiss e Will Matthews (erano gli sceneggiatori di Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim, del 2024), alla produzione ci sono i Duffer Brothers. Ma anche perché, banalmente, c’è quella vibe avventuroso-nostalgica tipica di un certo cinema anni Ottanta in cui questi personaggi avrebbero potuto essere dei ragazzi o poco più.

Il titolo della serie, per noi vagamente impronunciabile, fa riferimento a una cittadina in mezzo al deserto che è una grossa casa di riposo per anziani. Tante casette ben attrezzate, svaghi per i pensionati, un’organizzazione precisa che si occupa di tutte le esigenze degli abitanti.
Il protagonista dichiarato è Sam, interpretato da Alfred Molina, che si sta trasferendo a The Boroughs controvoglia, considerando che l’idea di passare lì gli ultimi anni di vita era venuta alla moglie, nel frattempo deceduta.
(fra parentesi, la moglie è interpretata da Jane Kaczmarek, cioè la madre di Malcolm in Malcolm in the Middle)
Scortato dalla figlia, Sam arriva nella sua nuova casa ed è già pronto a trasformarsi in anziano burbero e taciturno, se non fosse che i nuovi vicini, fra cui vediamo facce di prima grandezza come Bill Pullman e Geena Davis, riescono effettivamente a dargli l’impressione che, forse, quel posto non è così male, ed è effettivamente possibile trovarci nuovi amici.
Andrebbe tutto benissimo, se non fosse che a The Boroughs ci sono i mostri. E non è un grande spoiler, visto che se ne vede uno prima ancora che Sam compaia per la prima volta.
Sotto la facciata da placido ritiro post-pensione, The Boroughs nasconde un’oscurità complottara che Sam e gli altri dovranno indagare, svelare e combattere, perché a quanto pare non è ancora il momento di abbandonarsi a una pensione dorata.

The Boroughs non è una serie “eccezionale”, nel senso letterale di qualcosa che faccia eccezione rispetto la resto. Anzi, per certi versi è un prodotto abbastanza derivativo, con il suo mix di avventura, suspense, horror e commedia che, come detto, non è certo nuovo a chi abbia bazzicati gli anni Ottanta al cinema e in tv.
Nemmeno ci prova, tutto sommato, a stupire particolarmente, perché quella di The Boroughs è una sceneggiatura che, più che sulla sorpresa, gioca sulle dinamiche fra i personaggi, sui sentimenti che li muovono, sulle nostalgie che li motivano. Abbiamo così l’amore imperituro di Sam per la moglie defunta, l’ottimismo di Jack (Bill Pullman), l’attaccamento alla vita di Wally (Denis O’Hare), la ribellione ormai stagionata di Art (Clarke Peters), la consapevolezza ancora frizzante di Renee (Geena Davis), e via dicendo.
Sono tutti personaggi che si muovono su un confine, alle prese con corpi stanchi ma menti ancora piene di curiosità e desiderio, che provano a fare i conti con un ultimo capitolo della vita a cui vorrebbero dare ancora sapore e significato. Un senso che, paradossalmente, gli viene offerto da un’ultima avventura, che in teoria avrebbero voluto evitare, ma che in qualche modo li riempie di energia (il sottotitoli italiano della serie, senza grande fantasia ma cogliendo abbastanza il punto, recita “Ribelli senza tempo”).

Non facciamo spoiler sulla trama fantasy in sé e per sé, che come detto richiama certi horror anni Ottanta, ma anche film fantastici meno thrillerosi, alla Cocoon (pure lui un film sugli anziani che rimpiangono la gioventù, ma scoprono il prezzo salato del provare a rincorrerla).
Quello che conta è una specie di ribaltamento completo rispetto a certe storie simili con protagonisti dei ragazzini: se i bambini generano simpatia perché sono fragili ma coraggiosi, con gli anziani… è la stessa cosa, perché vediamo queste persone teoricamente al tramonto, che non ci stanno a subire ingiustizie e farsi mettere da parte solo perché non sarebbe più il loro tempo.
Il risultato è che tifiamo, ci appassioniamo, sorridiamo alle battute a sfondo geriatrico, cogliendo in The Boroughs il sento profondo dell’inevitabilità dei bilanci di vita, quando la fine imminente ti spinge a spogliare l’esistenza di tutto ciò che non conta più, o magari non è mai contato, come una giovinezza che diventa storta e sbagliata (forse perfino cattiva) se non è legata alla consapevolezza del suo carattere transitorio.

Non credo che fra cinque anni saremo qui a decantare le lodi di The Boroughs in quanto serie cardine di questi anni. Però è una storia (e dei personaggi) a cui è piuttosto facile voler bene, forse per un motivo ancora più profondo della trama avventurosa e delle riflessioni sul tempo che passa e sugli aneliti ancestrali all’immortalità.
Forse, più a fondo ma anche più banalmente, ci piace l’idea che, quando saremo in pensione, avremo ancora degli amici con cui vivere qualche avventura.
Poi ok, sarebbe meglio non rischiare la vita, ma il concetto è quello.
Perché seguire The Boroughs: per una storia non nuova ma comunque ben scritta, e per personaggi complessivamente adorabili.
Perché mollare The Bororughs: se non avete una predilezione per i personaggi stagionati, può suonare già vista.

