16 Maggio 2011 8 commenti

Community 2 – Il finale di stagione di Marco Villa

Go Human Beings!

Copertina, Olimpo, On Air

La prima volta che abbiamo parlato di Community l’abbiamo fatto con un titolo di post inequivocabile. Le volte successive non ci siamo tirati indietro e abbiamo calcato la mano con altre parole importanti. Il risultato è che è probabilmente la serie con più post all’attivo su Serial Minds. Giovedì scorso si è conclusa la seconda stagione, una terza è già stata annunciata e tutti ne siamo lieti da un mese abbondante. Solo una cosa non potevamo aspettarci. Il finale di stagione. Perché le ultime due puntate della seconda stagione rappresentano una vetta assoluta nella scrittura seriale.

Non è stata un’annata facile per Community: rivelazione assoluta del 2010, le attese e il precedente rischiavano di affossare tutto in un “eh, ma la prima era meglio”. Dan Harmon, creatore della cumpa del Greendale College, ha saputo ovviare alla mancanza dell’effetto sorpresa mettendo insieme una serie di puntate sempre interessanti e sempre più meta. Il gioco della parodia, insomma, è diventato un elemento portante della serie, raggiungendo livelli di raffinatezza ancora più alti. Cito a caso: la puntata “spaziale”, gli zombie, il bottle episode, la cospirazione, il gioco di ruolo, l’episodio in stop-motion, il compleanno di Abed e molti altri, fino alla genialità dell’episodio collage, con i personaggi che ricordano scene e situazioni avvenute durante l’anno, ma in realtà mai mostrate prima agli spettatori (sorta di presa in giro di Friends, che invece sui collage ci campava regolarmente?).

Il finale, si diceva, ha portato tutto a un livello superiore. Diviso in due parti, ha ripreso il tema di uno degli episodi migliori della scorsa stagione, ovvero “Modern Warfare”, noto al mondo come “Quello del Paintball”. Raddoppio e stravinco? Certo, anche perché gli autori hanno deciso di spezzare in due anche la parte meta: la prima puntata interamente declinata sullo stile western, la seconda giocata su Star Wars. In mezzo, i soliti giochi di potere interni al gruppo, fino al punto di domanda conclusivo che aleggia su Pierce.

Tra i due, l’episodio 23 è quello scritto meglio e si candida a diventare una pietra di paragone per il genere. Tutto è al posto giusto, dall’ambientazione alla resa dei personaggi (Annie, dio mio, Annie!), alle sottotrame. Basti pensare all’idea grafica di assegnare una carta a ogni figura, lasciando pensare che si tratti di una parodia della caratterizzazione stile Sergio Leone, per poi rivelare che tutte quelle carte hanno un preciso significato nel modo in cui il gruppo sceglie di ostracizzare Pierce dal gruppo. La guest star Josh Holloway ha poi permesso di trovare, finalmente, il modo di rendere comico fino in fondo il narcisismo di Jeff.

L’episodio 24, forse meno chirurgico e perfetto, rappresenta il riassunto ideale di tutto quello che è Community. C’è tanto da ridere, cito solo la scena della “morte” di Magnitude, con Troy che non riesce a capire quello che sta dicendo. C’è il solito contorno meta di Abed, contorno che, come sempre, riesce a essere non solo la stramberia di puntata, ma un elemento determinante e in grado di dare tono e forza al tutto. Per dire, il bacio tra Abed e Annie non è solo parodia cinematografica, ma diventa mito a sua volta, perché l’abilità di regia&scrittura l’ha reso in pochi secondi uno snodo cruciale. Infine, c’è il risvolto morale/buonista – fattore pericoloso, capace di mandare a puttane ogni cosa se solo si sbaglia di mezzo millimetro. Al contrario di molte altre volte, in questo caso viene offerto con leggerezza: non viene creata attesa prima della decisione di Pierce, la si dà quasi per scontata. Ecco allora che questo fattore non serve più a riconciliare le cose strappate in precedenza, ma a passare da un’atmosfera di divertimento a una di amarezza, aprendo la strada al finale malinconico e misterioso.

Dice Abed in una battuta: “non riusciremo a rifarlo meglio”. Molto probabile. Personalmente, però, non ho dubbi che la serie possa essere in grado di prendere strade diverse e di modificare in modo leggero ma sensibile il proprio stile, così come ha fatto tra la prima e la seconda stagione. Insomma, la sensazione è che potrà stupire e divertire ancora. E in modo nuovo.
Del resto è Community, non The Big Bang Theory.



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