9 Febbraio 2011 10 commenti

Luther di Vale'n'Tina

Un nuovo, ruvido detective dall’Inghilterra

Empatia, empatizzare. La capacità d’immedesimazione nell’altrui modo di percepire o gestire una situazione. Provo empatia per te uguale percepisco la realtà nel tuo stesso modo.
Ora voi, giustamente, sapendo che questo post dovrebbe parlare di Luther, vi starete chiedendo di che cavolo vaneggio. Domanda lecita.
La questione è la seguente: film e telefilm funzionano sui ganci empatici; se i personaggi non hanno nel loro DNA qualcosa che vi attrae, che vi fa parteggiare per loro, stare male con loro, gioire, piangere, angosciare. Insomma, se nel personaggio non riconoscete (anche inconsciamente) qualcosa che appartiene anche a voi stessi, della sorte del suddetto poco ve ne cale.
Ora: se ci si trova in Italia a fare film e telefilm, per motivi di cui magari parleremo un’altra volta, si punta al vasto pubblico; USA e Greit Britain invece si possono permettere prodotti più settoriali, con un target bello ristretto e preciso.
Se tu sceneggiatore di Luther sai che devi puntare a guadagnarti come spettatore l’uomo tra i 20 e i 45 di classe medio alta, poco te ne frega di mettere nella serie qualcosa che interessi una giovine ragazza; e hai ragione. Alle giovini ragazze ci pensano i tuoi colleghi di Grey’s Anatomy.

Allora, tutta sta spataffiata per dirvi cosa? Che a me Luther è anche abbastanza piaciuto, però non sto qui a strapparmi le mutande dalla gioia.
La parità dei sessi è una stronzata; siamo ontologicamente diversi. Ci sono cose da uomini, cose da donne, cose che ben si adattano a entrambi. 24? Da uomini. Come il calcio, gonfiare le ruote della bici, aprire i barattoli.
Oh, anch’io so aprire i barattoli, ma avete capito cosa intendo dire.



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Comunque, due cose due sulla serie che mi pare importante farvi sapere.
John (Luther) è un ispettore della omicidi di Londra intento a metter dentro tutta una serie di cattivoni come il suo mestiere richiede; ed è maledettamente bravo nel suo lavoro.
John accorpa in sé tutta una serie di qualità che, diciamolo: sti cazzi! Ha l’intuito e la ruvidezza del dottor House, la semi preveggenza del mentalista Patrick Jane e – commento per le donne – è pure abbastanza figo. Aggiungiamo che è interpretato da Idris Elba, ovvero l’immortale Stringer Bell di The Wire. Di nuovo: sti cazzi!

La prima stagione è andata in onda su BBC One e conta sei episodi, più o meno di un’oretta l’uno; per la seconda, in arrivo tra un anno, sono in pre-produzione due macro-episodi da due ore a testa.
Se vi piacciono le serie poliziesche, fidatevi, vi piacerà; vi piacerà di brutto. Di action c’è poco niente però, v’avverto! Non che poi mi venite a dire “eh ma tu l’hai paragonato a 24”; no, John Luther è il fratello intelligente, quello che passa le giornate a guardare i documentari di Alberto Angela; magari ha meno fidanzate di Jack Bauer, ma con scioltezza riesce a convincerti che stasera i piatti toccano a te (e ci riesce ogni dannata sera). John è molto più Sherlock Holmes che non Rambo, ci siamo capiti? Lui punta tutto sull’intuizione e sull’intelligenza, non sulle fibre muscolari. Ed è pure uomo passionale: in effetti è questo il suo principale problema/punto debole; si coinvolge troppo nelle storie, la prende sul personale che manco gli avessero ammazzato parenti suoi. Questo, ovviamente, lo porta a calpestare regole, litigare con i capi e rischiare il posto una puntata sì e l’altra pure.

Previsioni sul futuro: essendo un briciolo più originale degli ultimi cinque polizieschi made in USA o GB, potrebbe portare a casa il risultato.

Perché seguirlo: perché vi piacciono di brutto brutto brutto i polizieschi. Ma questo l’ho già detto.

Perché mollarlo: eh. Perché avete i miei stessi handicap empatici.

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