18 Febbraio 2011

Traffic Light – Il nuovo telefilm americano sui trentenni di Marco Villa

Sta arrivando il neo-muccinismo!

Egregio presidente Barack Hussein Obama,
con la presente, Serial Minds si appella alla sua lungimiranza, ben conoscendo l’impegno profuso in passato in favore della serialità.
Scriviamo questa missiva per chiederle di lanciare una moratoria sulla creazione di nuove serie a tema “circatrentenni che non si rendono conto di essere dei circatrentenni”, oppure “se ne rendono conto ma fanno finta di niente”.
In Italia, dopo aver dovuto subire tra gli anni 90 e i primi duemila, una quantità industriale di pellicole cinematografiche sul tema, ora abbiamo superato questo dramma. Certo, sono stati anni difficili. Visto l’immobilismo totale, qualcuno pensava anche di formare bande armate per opporsi allo strapotere di quello che venne chiamato, chissà perché, muccinismo. Fortunatamente non ce n’è stato bisogno. Ora, però, questo morbo imperversa fuori dai patri confini. A volte va bene, perché tutti ci divertiamo con How I Met Your Mother, ci siamo commossi a suo tempo per la fine di Friends e continuiamo a ridere con The Big Bang Theory. Però quando arriva qualcosa come Traffic Light, ecco che è ora di dire basta. Perché va bene il muccinismo, ma il neo-muccinismo (per giunta inconsapevole), quello no.

Egregio presidente, come si può rimanere indifferenti di fronte a questo scempio? Lei mi dirà: “Eh, ragazzi miei, però c’è il Nordafrica che si sta sollevando e Sarah Palin che si sta abbassando sempre di più, dovrei occuparmi di queste sciocchezze?”. Ebbene sì, signor presidente, perché la serie iniziata l’8 febbraio su Fox – per fortuna con scarsi risultati di audience – è ben più pericolosa di una scaramuccia sul confine cinese o di un bonzo che si dà fuoco. Qui basta distrarsi un attimo e ci si ritrova in breve tempo sommersi da caterve di telefilm americani identici e inutili.

.
Qual è il problema di Traffic Light (e con essa del muccinismo italiano che fu)? È l’assenza totale di qualsivoglia forma di racconto o arco narrativo. La serie inizia e finisce in un disarmante “parliamo di trentenni”. Punto. Hai voglia a costruire la metaforina del semaforo (traffic light, appunto) per identificare i tre protagonisti: verde per l’eterno scapolo, giallo per quello che convive e rosso per il coniugato. Non basta, mica ci inganni. Non vale nemmeno dire che è il riadattamento del telefilm israeliano Ramzar, gran successo in patria. Perché forse sul lungomare di Tel Aviv le avventure di questi tre ragazzoni facevano morire dal ridere, ma qui, in una città americana come tante altre, il risultato è piuttosto triste.

Sotto una patina di anticonformismo e simpatia cameratesca, infatti, non c’è nulla. Le vicende ruotano intorno a tre amici, inseparabili dai tempi del college e con un rapporto ai limiti del patologico arrivati oltre i trenta. Tipo che usano ancora parole d’ordine e regole interne come se fossero a scuola, ma senza avere la grazia o la fantasia di Barney Stinson. Il risultato sono personaggi insopportabili perché portatori insani del lato peggiore della sindrome di Peter Pan: non l’essere sognatori e idealisti, ma l’essere idioti e petulanti. Che a 17 anni va bene, ma poi basta, altrimenti il risultato è quello di diventare dei Max Pezzali. Ovvero degli sfigati di dimensioni epiche.

Per questo, stimatissimo presidente, è ora che si guadagni veramente quel premio Nobel per la pace. Le chiediamo di richiamare qualche agente segreto dal Pakistan e di smettere di sabotare il programma nucleare iraniano, perché la vera bomba atomica si chiama neo-muccinismo. E finché scoppia in Italia, in qualche modo riusciamo a controllarla. Ma se scoppia a Hollywood, è la fine.

Cordialità,
Serial Minds

.

Previsioni sul futuro: gli idioti idioteranno

Perché guardarlo: perché vi sentite orfani dei bei personaggioni de L’ultimo bacio e nemmeno Baciami ancora vi è bastato.

Perché mollarlo: perché tutto quello che può proporre è la ripetizione di cliché e situazioni noiose e scontate già in partenza. E poi uno dei personaggi ha uno spiccato accento inglese. Come sapete non è un buon segno. Per niente.

.



CORRELATI